Cap 43 – Ultimo incontro

Io e Scrid siamo seduti uno davanti all’altro, aspettiamo da qualche minuto che Fabiani apra la porta e ci faccia entrare.

Non ci siamo nemmeno salutati, ma confesso che ho quasi sorriso non appena la ho vista.

L’unica cosa che mi impedisce di manifestare un minimo di gentilezza nei suoi riguardi, è che sono un vero uomo, e come tale dovrei in teoria non salutare, fumare, bestemmiare, picchiare i bambini, evitare di ballare, di piangere e di lasciar trasparire le emozioni.

A tratti fingo stanchezza e porto le mani davanti al viso, dai piccoli spazi tra le dita la spio, cerco di capire se anche lei stia fingendo indifferenza, o realmente sia talmente furiosa dopo quanto le ho detto, da decidere di estromettermi dalla sua vita.

Non che ci fossi mai entrato, a dire il vero, ma la comunanza di medico, e quella buffa serie di incongruenze e piccole follie che aveva manifestato, le avevano fatto guadagnare un posto nel mio personale Olimpo dei migliori amici, poco sotto il coniglio Osvaldo del mio amico Pietro, ma direi alla pari con il figlio sordomuto del giornalaio dove da piccoli compravamo di nascosto il Blitz.

Scrid non alza mai lo sguardo dalla rivista che ha raccolto dal tavolino davanti a sé, i suoi occhi esplorano con attenzione le pagine che monotonamente gira.

Il fatto di venire ignorato in maniera così palese mi mette a disagio e mi innervosisce, e ben presto mi ritrovo a fingere di grattarmi la testa utilizzando solamente il dito medio ben indirizzato verso di lei, o tirare fuori la lingua tutte le volte che la mia mano, o il telefono, possono fungere da barriera al suo sguardo.

Comportamenti pacificatori, li chiamerebbe qualcuno, ossi gesti per abbassare la tensione.

A rifletterci bene, di tensione ne ho accumulata fin troppa in questi ultimi tempi; da quando ho cominciato la cura dal dottore ne sono successe di cotte e di crude, ho scoperto molti miei pregi, e alcuni giganteschi difetti, ho fatto luce all’interno di una stanza buia, e come per incanto, ho cominciato a vedere dei demoni.

Quando ero sul punto di chiudere questa maledetta avventura, ecco comparire Scrid, spocchiosa ed insolente, a raccontarmi che la MCI non esiste, che tutto sta dentro di me e 1000 altre frottole.

Oggi sono qui più per orgoglio che per altro, voglio che sia il Fabiani a umiliare Scrid, a dirle che la MCI esiste, e che con un ultimo ed imponente rituale sarà definitivamente sconfitta, oggi, qui, per sempre.

La mia mente prende nuovamente il volo, gli occhi aperti già hanno smesso di osservare; ciò che ho davanti è una scena così vivida, che ne posso percepire i rumori e gli odori.

Ci siamo io e il dottore, concentrati a recitare formule esoteriche in lingue oramai morte, mentre i vetri vibrano a causa dell’energia che si sprigiona dal mio corpo.

E’ la MCI che lotta fino alla fine per non abbandonarmi, che vuole rimanere dentro di me, perché ha trovato un uomo ideale da sabotare.

E quando finalmente il Fabiani grida al cielo le ultime parole, il coltello sacrificale saetta verso la carne della giovane vittima….Scrid?

Non riesco a trattenere un grido di terrore, porto le mani alla bocca.

Fatti, supposizioni, fantasie, correlazioni illusorie, in un attimo tutto si unisce, e la visione che mi appare davanti agli occhi mi lascia sgomento.

Sarà possibile? Fabiani ha deciso di sacrificare una ragazza per liberarmi dalla mia malattia? Sarà per questo che me la ha fatta conoscere? Voleva conoscessi prima la vittima?

Non riesco a distogliere lo sguardo da Scrid, non so più che fare, se dirle di scappare, e condannarmi così ad una MCI eterna, o lasciare che il rituale si compia.

“Vedo che ci siete entrambi” dice il dottore che nel mentre ha aperto la porta, “volete accomodarvi?”.

Per la sorpresa quasi cado dalla sedia. Il dottore si è fermato accanto a me e mi poggia una mano sulla spalla sinistra, evito di morderlo per puro caso.

Scrid si muove per prima e mi passa davanti continuando ad ignorarmi. Una volta passata oltre la mia sedia, scopro che fingendo prurito ad un fianco, mi sta mostrando il medio.

L’affronto è sufficiente a farmi andare su tutte le furie, quel minimo di pietà stranamente apparsa in me scompare, e la ragazza viene prontamente annoverata tra le possibili “casuality”.

Lascerò che venga sacrificata, rifletto, al massimo porterò le sue ceneri avvolte in una bandiera alla famiglia.

Rinfrancato da tale pensiero, entro nello studio.

Scrid ha occupato la poltrona ove normalmente sono solito sedere, e sta armeggiando alla ricerca di un qualcosa nella sua borsa da hippy.

Scopro d’improvviso di detestare la sua stupida spilla Accidenti come amo la mozzarella di bufala.

Approfitto della sua momentanea distrazione per urtare con l’anca lo schienale della poltrona.

Scrid è protesa in avanti e l’improvvisa spinta la scaraventa al suolo. Riesce a malapena a ripararsi il viso con una mano prima di cozzare contro lo spigolo della scrivania.

“Scusa, non lo ho fatto apposta” le dico.

In silenzio lei si mette nuovamente in piedi, alza e sistema la poltrona, e senza rispondermi si mette comoda.

Ora siamo seduti uno accanto all’altro, entrambi in silenzio. La sua sacca di canapa è posata accanto al piede sinistro.

“Meglio sistemi la mia borsa dall’altro lato” dice, e nel mentre, afferra la borsa con la mano destra, e con forza la solleva da terra. E’ una questione di inerzia, non appena giunta all’altezza del suo viso, è sufficiente un piccolo impulso verso destra, e la borsa si trasforma in un proiettile che si scaglia con forza sul mio viso.

L’impatto è tale che per un attimo vedo tutto nero. Il colpo al naso è quello che più mi provoca dolore e in un attimo le lacrime che scendono dagli occhi cominciano a mischiarsi con il sangue che cola copiosamente dalle mie narici.

“Scusa, non lo ho fatto apposta” mi dice dopo avermi osservato per un po’.

Il Fabiani che ha assistito a tutta la scena ci osserva senza dire una parola.

Mi tampono il naso con un fazzoletto che il dottore mi porge, ma non degno di uno sguardo la ragazza, la mia vendetta sarà vedere il suo corpo sacrificato sull’altare della MCI.

“Vedo che avete fatto amicizia” esclama alla fine il dottore, chi di vuoi due ha voglia di raccontarmi come è andato il vostro incontro?

“La scema dice che la MCI non esiste” esclamo io dopo qualche secondo di silenzio. Mi volto verso di lei e la fisso con cattiveria.

“Lo scemo dice che la ECI è una mia invenzione” risponde Scrid e volgendosi verso di me, raccoglie la sfida e mi guarda negli occhi.

“Sei una poveretta” le dico.

“E tu uno scarafaggio” mi risponde.

“Specchio riflesso” le sgancio.

“Vai in cesso, ti ho fregato” ribatte e mi mostra il dito medio.

“Dottore, dica alla pazza qui che la MCI esiste, che la ECI è una boiata, e sbrighiamoci con il sacrificio, più tardi voglio festeggiare”.

“Io dico che la MCI te la sei inventata, che sei un buffone e che il dottore ti caccerà a pedate oggi” ribatte Scrid.

“Io dico che sembrate due bambini, e noi normalmente i bambini li calmiamo con le caramelle. Volete una Mentos? O forse, a furia di mangiarne nel corso dei rituali, già non le sopportate più?”.

Smettiamo di fissarci con astio e lentamente torniamo a sederci in direzione del dottore. Sul tavolo ci sono delle caramelle bianche, del tutto simili a quelle usate nei rituali…del tutto simili anche alle Mentos.

“Chi di vuoi due vuole azzardare una spiegazione? Domanda il dottore.

“Erano Mentos benedette?” provo io.

“Acqua”.

“Magari modificate a causa di una fuga radioattiva di cui nessuno ci ha informati? Io ho partecipato ad una manifestazione a favore, e una in contra” interviene Scrid.

“Che idiozia” ribatto “sarà una nuova linea delle Mentos, alla menta, alla frutta, e..comportamentali”.

“Acqua ancora” dice il Fabiani che continua “vi dico cosa facciamo adesso: ciascuno di voi mi racconta come è andato l’incontro del venerdì, cosa vi siete detti, a quali conclusioni siete arrivati. L’altra persona rimane in assoluto silenzio. Alla fine parlerò io, e vi dirò che ha ragione e chi ha torto”.

“Scrid, per favore, inizia tu”.

La giovane riordina per un momento i propri pensieri e comincia a narrare la sua versione dei fatti. Racconta di come sia riuscita ad intrufolarsi prima nel pc del dottore e poi nel mio.

Dice di aver letto con attenzione i miei file, e di essersi fatta un’idea ben precisa della mia situazione.

“A mio avviso, la MCI è una enorme stronzata. Nessun libro ne parla, e per quanto ho capito, questo scemo un giorno è venuto da lei dopo che si era auto diagnosticato il problema. Che avesse dei problemi, questo era evidente. I suoi appunti mi hanno restituito un’immagine di un uomo intento a sabotare le sue iniziative, a trascurare i propri pregi, e a perdere tempo in inutili battaglie”.

“Nel tempo però le cose sono cambiate” continua, “mi riferisco alla sua visione nei confronti di se stesso: non più un supereroe, ma una persona più saldamente ancorata alla realtà. Guarda caso, appena scoperto questo, lo scemo comincia a vedere delle cose. In un primo momento ho pensato fosse un pazzo, affetto da schizofrenia o una diavoleria del genere, ma poi mi è venuta in mente una battaglia che io ho affrontato in passato”.

Si volta verso di me, il suo tono ora è calmo e pacato, ricomincia ad essermi simpatica.

“Combattevo a favore di persone con problemi alla vista, e parlando con molti di loro ho avuto una conferma ad una cosa già nota, ossia che certi sensi, in mancanza di altri, si amplificano. La mia impressione è che tu sia speciale, che tu non abbia più necessità di nasconderti dietro ad una MCI, ma che debba affrontare la tua vita, prendere la tua strada, affrontare le conseguenze delle tue azioni, alla luce dei pregi e dei difetti concreti che ti ritrovi”.

Scrid mi sorride e torna a volgersi verso il dottore.

Il Fabiani annuisce e volge lo sguardo verso di me.

“E lei, che mi dice di Scrid?”.

“Le mie idee sulla ECI o come cavolo si chiama gliele ho già espresse personalmente. Conosco Scrid da poche ore ma mi sembra evidente che se in questa stanza c’è qualcuno che si sabota, quella persona è lei. Mi ha raccontato del fidanzato, di come non sia riuscita a rielaborare la sua perdita e di come, finita l’università si sia imbarcata in una serie di iniziative, per molti tratti illogiche. Come si può manifestare un giorno a favore e l’altro in contra della stessa cosa? Dal mio punto di vista è solo un modo banale di non affrontare la propria vita, perché si ha paura di prendere una decisione, di vivere sulla propria pelle momenti che potrebbero essere anche difficili. Le ho detto che la perdita del ragazzo è stata dolorosa perché Scrid non è mai vissuta indipendentemente dalla simbiosi che si era creata, così quando lui la ha lasciata, cosa triste ma umana, una parte di lei è morta”.

Questa volta sono io a dirigere lo sguardo verso Scrid.

“La ECI non può esistere, tutto sta nell’ammetterlo a se stessi, fare un respiro profondo, e guardare avanti. E’ ovvio che tutte quelle lotte non fossero altro che un modo di posticipare il tuo ingresso nel mondo degli adulti, ma adesso è arrivato anche per te, affronta le tue paure, scoprirai che non è così drammatico come sembra. Recupera la tua famiglia, i tuoi amici, perché su di loro potrai sempre contare. Butta quelle ciabatte orride, scegli un look coerente con chi sei..e poi…vola”.

Quando volgo lo sguardo, il Fabiani sta sorridendo.

“Direi che entrambi siate ansiosi di sapere cosa ne penso” esordisce.

Prende un po’ di tempo, deve aver studiato qualche tecnica di Public Speaking.

“La MCI e la ECI…ragazzi miei, non esistono”.

“Rispondo subito alla tua obiezione” dice rivolgendosi a me.

“Il libro che hai visto era un semplice elenco telefonico che ho avvolto con una falsa copertina. Volevo tu credessi di essere malato, per affrontare con te un percorso alla scoperta di chi veramente sei”.

“Ritengo che Scrid abbia fatto un’analisi perfetta di quanto è successo, mi sentirei di condividere in toto le sue parole. Tu sei venuto qui con una malattia inventata, un falso problema. Ti sei fidato di me, e nel tempo hai scoperto doti e qualità che fino al giorno prima o non sapevi di avere, o facevi di tutto per nascondere. Il rituale che vi ho proposto era talmente eccessivo e palesemente surreale proprio per comunicare ad entrambi che la vera cura, non poteva che risiedere altrove”.

“Questo altrove, miei cari amici, è dentro di voi: e se siete stati cosi bravi nel leggere l’altrui problema, è giunto il momento che entrambi guardiate per l’ultima volta dentro voi stessi. Il mio lavoro può giungere fino a qui, fino a farvi aprire le finestre delle vostre stanze buie, fino ad aiutarvi a spolverare l’argenteria lasciata in disuso per 30 o più anni. Adesso spetta a voi vivere le vostre vite, e affrontare quanto sarete in grado di creare. Non di galleggiare, come nel suo caso” dice fissandomi, “o di posticipare, come nel suo, ma combattere per un obiettivo. Quale sia, non spetta a me dirlo”.

“Se non ricordo male è stato in occasione dell’uomo Rospo che il suo amico Paolo le ha confessato due cose importanti, se le ricorda?”.

“Che non sono l’unico e…che debbo imparare a conviverci, o qualcosa di simile” rispondo.

“Giusto, che cosa ha appreso dagli incontri con la donna con il volto di cavallo, l’uomo Rospo o la donna Poncho?”.

“Che ci sono demoni che…non vogliono essere salvati. Io riesco a vederli, ma loro amano il loro status. Ho vissuto una situazione di impotenza, ho visto il male di certe persone e mi sono reso conto che non avrei potuto fare nulla per salvarle, soprattutto perché erano loro le prime a non volerlo”.

“Per molte è meglio essere una donna Poncho che farsi salvare da me”.

Interviene Scrid: “tu puoi arrivare sino ad un certo punto, poi la scelta finale non spetta più a te. Se sei in grado di vedere certe cose, segui il tuo percorso in modo coerente, ed accetta che altri possano scegliere di essere demoni per sempre”.

Passano alcuni secondi prima che il dottore prenda ancora la parola.

“Scrid, anche nel suo caso il discorso è simile: l’analisi che il suo gentile amico ha fatto è assolutamente condivisibile. La ECI non esiste, non fugga, scoprirà che le sue risorse sono più che sufficienti a renderla felice, e a dare un senso alla sua vita”.

“Lasci che le racconti un’ultima cosa” dice infine rivolgendosi a me.

“Poco dopo aver cominciato le visite oggi è arrivata una signora con il figlioletto. Il bimbo piangeva, e piangeva, ma la madre continuava a sostenere che si trattasse di una finta per non andare a scuola. Ho toccato la fronte del piccolo, scottava. Ho consigliato alla signora di portarlo a casa e di metterlo al caldo, vi assicuro che era qui davanti a me e stava tremando. La donna ha cominciato a dirmi che non era possibile, che aveva un pranzo importante con delle amiche e che mai avrebbe rinunciato a causa di uno stupido moccioso imbroglione. Quella donna se ne è andata strattonando il figlio ed io…ho avuto modo di vederle la coda verde spuntare da sotto la gonna, e il suo viso allungato da alligatore salutare con mal celato odio. A volte è difficile convivere con i demoni, ma le nostre battaglie possono arrivare solo ad un certo punto, poi la vita degli altri si separa dalla nostra, per sempre”.

“…anche lei vede” dico io sorridendo, “…avrei dovuto immaginarmelo, non ha mai chiamato il manicomio quando le raccontavo le mie visioni..”

Mi sorride. “Vedo il male, ma vedo anche il bene, e per quello che è in mio potere, cerco di aiutare. E’ per questo che ho accettato di parlare ad entrambi, nelle vostre diversità siete due persone che valeva la pena accompagnare fuori dal pantano in cui entrambi stavate affogando”.

“Che ne dite di andarvene adesso?” dice sorridendo.

Ci alziamo insieme ed in silenzio ci avviamo verso la porta. Probabilmente sarà l’ultima vote che lo vedrò, e sono certo un po’ mi mancherà.

Saluta Scrid con un abbraccio e poi mi tende la mano che stringo con forza.

“Adesso spetta a lei, esca di qui, e affronti la sua vita, ne ha tutte le capacità”.

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5 risposte a “Cap 43 – Ultimo incontro

  1. WOW!! ho scoperto questo blog poco tempo addietro e nonostante gli esami siano tra pochi giorni non ho potuto fare a meno di passare ore ed ore notturne per leggere. Lo trovo fantastico! Certo non sarà un capolavoro della letteratura ma è ironico, divertente, triste, coinvolgente, drammatico, cinico…insomma REALE! ti faccio davvero i miei complimenti! e sono onorato di essere il primo a lasciarti un commento su questo che, se ho ben capito, è l’ultimo capitolo…cosi come al nostro protagonista dispiacerà non vedere più il Fabiani anche a me dispiacerà non potermi immergere nelle strampalate avventure del nostro oramai EX-affetto da MCI 🙂 spero davvero ti poter leggere qualcos’altro di tuo pugno! e spero di vedere questo libro anche in cartaceo 😉
    Ps: La terapia del Fabiani a quale scuola terapeutica si avvicina maggiormente?
    pps: COMPLIMENTONI! davvero!

    • Marek che posso dirti..mi ha commosso il tuo commento, davvero grazie. Prima di tutto rispondo alle due due domande: questo non è l’ultimo capitolo, domani pubblico quello che chiamerò Epilogo, ovvero un testo breve in cui il protagonista si presenterà e racconterà qualcosa di sé. Il Fabiani si ispira alle psicoterapie a breve termine ansia provocante, quelle che vengono dette STAPP e si rifanno per intenderci a Sifneos e seguaci, ma non solo, molte riflessioni prendono spunto da studi che ho portato avanti negli anni dell’università, ispirati soprattutto dalle lezioni di Alessandro Salvini, a mio avviso un genio http://www.macrolibrarsi.it/libri/__psicologia-clinica-dell-interazione-e-psicoterapia.php
      Che posso dire di più..non credo che il libro verrà mai stampato, come dici tu non è un “capolavoro”, ma sono lieto che abbia raggiunto il suo obiettivo: ti ha fatto divertire, riflettere ed è risultato uno specchi abbastanza fedele della nostra società.
      Grazie ancora

  2. Approfondirò meglio l’argomento sulla terapia..sono anch’io studente di psicologia ma al 3° anno..quindi ancora sto facendo gavetta in materia 🙂
    Anche se come dicevo non è un capolavoro della letteratura non vuol dire che tu non possa trovare qualcuno disposto a pubblicarlo..altrimenti in libreria troveremmo davvero pochi libri no? 😉 oltretutto penso (sia per mio parere, sia per verifica empirica ottenuta dai commenti in ogni post 🙂 ) che MERITA davvero!!
    Spero pubblicherai presto l’epilogo.. anche se purtroppo potrò leggerlo non prima del 24..esami alle porte 🙂
    Non vorrei sembrare ripetitivo..ma forse lo sono..quindi ancora Complimenti!!! 🙂

    • Ciao Marek, la prima cosa che mi sento di dirti è in bocca al lupo per i tuoi prossimi esami e in generale per tutta la tua carriera universitaria, io dopo la laurea ho un po’ mollato psicologia per dedicarmi ad altro ma come vedi, un po’ per passione un po’ per background culturale, la psicologia è tornata in auge e mi ha aiutato davvero molto.
      All’epoca sono certo di non aver mai studiato le STAPP, ho incrociato in seguito negli anni questo approccio e mi è sembrato molto più interessante di altri attualmente più di moda. Ora mi trovo davvero ad un bivio, non so se sia il caso di proporlo a qualcuno o lasciare che continui a vivere qui, dove è nato e dove in molti hanno avuto occasione di leggerlo! Vi manterrò informati! Grazie ancora e in bocca al lupo!

  3. Pingback: Cap 44 – Epilogo | Blog di un libro

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