Cap 29 – Nello studio del Fabiani

Disteso nel letto guardo l’ora sul telefono. Sono passati solo 3 minuti dall’ultima volta che ho controllato; oggi il tempo non sembra trascorrere.

Poco tempo fa un amico mi spiegò che esistono due maniere differenti per affrontare una maratona: ci si può concentrare su tutti quelli che sono i segnali che il nostro organismo ci sta inviando, o si può procedere con una sorta di dissociazione. In questo caso è fondamentale far viaggiare la fantasia, visualizzare una situazione ben specifica, e cercare di immaginarne i più piccoli particolari, obbligare il nostro cervello a vivere una realtà parallela ove la fatica, la sete, la stanchezza non hanno patria. È l’unico modo per truffare legalmente la nostra mente, e così perdere per incanto la percezione del tempo che non passa, e della spossatezza che avanza.

Con gli occhi aperti, pian piano mi immergo nei miei ricordi, sono nuovamente nella vecchia e logora palestra di Jesolo, stiamo giocando una finale di pallacanestro con una squadra che abbiamo sempre sconfitto. Io sono sicuro di me, ho la consapevolezza che le finali sono le mie partite, che io non sbaglio mai gli avvenimenti importanti.

Corro, sudo, lotto. Il mio avversario non vede una palla, lo anniento, il mister vuole questo da me. La mia squadra gioca male, perdiamo, ma io non ne sono troppo deluso, perché so di essermi impegnato a fondo, a fallire sono stati gli altri.

Mi riconosco, questo sono stato io per anni, una macchina infallibile, l’uomo giusto al momento giusto, quello capace di trascinare gli altri, su cui si poteva contare.

Ora sono nuovamente in quel campo di gioco, rubo una palla importante e corro verso il canestro avversario; sono troppo rapido per i miei avversari, loro desistono mentre rapidamente mi avvicino a marcare altri due punti. Salto, volo… Ho il tempo di guardare negli occhi il mio allenatore, “questa è per te che mi hai dato fiducia”. Schiaccio.

La gente si alza in piedi, sento un’ovazione, tutti gli applausi sono solo per me. Sono felice, ho l’approvazione e la stima di tutti.

Torno per un attimo alla realtà della mia stanza, l’orologio adesso segna le 14.31, l’appuntamento con il Fabiani è fissato per le 15, valutando che non ho intenzione di lavarmi e meno che meno impegnarmi alla ricerca di qualcosa di pulito da mettermi, ho almeno altri dieci minuti liberi.

Rifletto per un attimo sulla fantasia che ho appena avuto, ho come la sensazione che blocchi temporali differenti si siano mescolati, creando qualcosa di assolutamente nuovo. Due momenti distinti della mia vita, così vicini a livello temporale, ma così drammaticamente differenti. Per un attimo hanno convissuto due aspetti di me, uno concreto, sicuro, vincente, patrimonio di un passato che sembra scomparso, e l’altro che si alimenta di sogni, di situazioni irrealizzabili, di voli di fantasia utili solo per addormentarsi, ma troppo distanti dalla vita reale e dalla concreta possibilità di realizzarsi per rappresentare davvero uno stimolo a crescere e migliorare.

A volte mi dimentico di quanto io sia cambiato, di quanto mi sia involuto, diventando quello che sono. Quando è cominciato tutto questo? Perché mi sono ammalato di MCI?

Il dottor Fabiani in questo momento rappresenta la mia ultima speranza, dopo di lui non saprei realmente a chi potermi rivolgere. Al telefono è sembrato sicuro di sé, sinceramente non ho molto da perdere.

Sono molto combattuto a dire il vero, da un lato desidero ardentemente uscire da questa strana situazione, dall’altra temo che rivolgendomi ad un vero medico, non farei altro che certificare la mia diversità, la mia anomalia. Voglio sentirmi malato, per poter credere che possa esistere una cura, ma temo di esserlo, per tutto quello che comporta in termini di giudizio sociale, e conseguente emarginazione.

E se si coprisse che la MCI si diffonde per via aerobica? Un semplice starnuto e bang, decine di persone ridotte a trascinarsi miserevolmente attraverso gli anni, vedendo svanire davanti agli occhi i propri sogni. Centinaia di persone disperate per aver perduto la loro Asia, e non essere più in grado di lottare per riaverla.

Verrei ghettizzato, spinto all’angolo dalla ragionevolezza della maggioranza, più che disponibile a giudicarmi per il male che mi affligge, e per quello che posso provocare. Mi obbligherebbero a girare con una mascherina bianca – poco male, il mio naso è brutto – ma anche con questo accorgimento vedrei poco a poco svanire, dissolversi in un nulla, decine di amicizie.

Le mie interazioni sociali andrebbero così via via riducendosi all’osso, fino forse a scomparire del tutto. Non voglio ridurmi a 36 anni a vivere richiuso in casa, mangiando cioccolata che qualcuno, forse Bianca, è andato a comprare per me.

Recupero per un attimo la mia lucidità e la mia giusta collocazione spazio temporale.

Telefono – recenti – Fabiani. Sono molto tentato di chiamare il dottore e cancellare l’incontro. Ci penso per alcuni secondi, lentamente mi alzo dal letto, indosso le scarpe ed esco di casa.

Incrocio per le scale il genio del Ruberti, mi guarda con terrore, la sua voglia di fuggire è palese, ma non ha davvero via di fuga. Gli sorrido, e senza dirgli nulla gli passo accanto. Sento i suoi occhi puntati su di me, mi accompagnano sino a quando arrivato alla fine della rampa della scale, esco dalla porta principale, e scompaio dalla sua vista.

Ci sono molte cose che avrei voluto dirgli, dovendo scegliere mi sarei soffermato a disquisire con lui su quanto io sia preoccupato per la sua vita sessuale, non credo più molto attiva ed eccitante. Avremo sicuramente modo di parlarne più avanti.

Non ho voglia di guidare oggi, e non so come starò dopo l’incontro con il dottore, meglio muoversi in bici. lo studio del Fabiani è a pochi isolati da casa, in un baleno sono davanti al suo portone. Suono il campanello e dopo pochi secondi, qualcuno mi apre.

Nella sala d’aspetto vi sono tre persone e mezzo che stanno aspettando. Due tossiscono con insistenza, se fossero malate di MCI a quest’ora non vi sarebbe più scampo per gli altri.

Una donna di circa 38 anni tiene sulle gambe un bambino lamentoso, comincio ad odiare il fanciullo dopo circa 10 secondi, arrivato ai 20 sto già fantasticando di poter divenire invisibile e schiaffeggiarlo con dovizia e saggezza.

“Con queste persone davanti a me” rifletto “avrò pace per almeno 1 ora”.

La porta che divide la sala d’aspetto dallo studio in cui il dottore riceve si apre di scatto. Riconosco la parlata del Fabiani, anche se la voce alquanto risentita della signora che sta uscendo con lui dallo studio, è sufficientemente forte da coprirla.

“A me non interessa signora se ha altre cose, si prenda un’aspirina, dica quattro Ave Maria e 2 Padre Nostro e torni domani, adesso ho cose più urgenti, un caso gravissimo da…”

Il Fabiani incrocia il mio sguardo e per una attimo le sue parole rimangono in sospeso.

“Ecco, lo vede?” dice rivolgendosi alla signora “è lui il ragazzo di cui le parlavo; adesso faccia la brava e se ne vada, ci vediamo domani”

Il dottore spinge con un certo impeto la donna fuori dalla stanza, si avvicina e mi stringe con decisione la mano.

“Benvenuto, speravo proprio di vederti”.

Si volge di scatto verso gli astanti e con piglio risoluto intima a tutti di andarsene.

“Scusatemi, purtroppo per oggi le visite sono finite, andate a casa e ci vediamo domani”.

“Ma che modo è questo” esclama la donna con il bimbo “è quasi un’ora che aspetto, mio figlio ha la febbre e lei ci caccia via così?”

“Mi dia solo qualche secondo per pensarci” ribatte il dottore assumendo una posizione da filosofo greco.

“Sì, se ne vada” risponde dopo due secondi, ed indica la porta d’uscita con l’indice della mano destra.

“Ma lei è impazzito” grida la donna rossa in viso “lei non è un uomo, è un essere senza pietà!”

L’accusa non sembra per nulla scalfire la tranquillità del Fabiani che anzi coglie l’occasione per rincarare la dose: “Su questo non posso darle torto, non sono umano, vengo da un pianeta ostile alla terra chiamato…”

Il dottore mi guarda, dal suo sguardo percepisco una richiesta di aiuto,

“Sgudibla Centauri” accenno.

“Esatto, Sgudibla Centauri, sono stato inviato qui dal mio capo allo scopo di fingermi medico, e curare voi terrestri in un modo equivoco e poco efficiente”.

“Ora che mi avete scoperto, vi concedo 2 possibilità: o vi riduco tutti in cenere con la mia pistola a neutrini aromatizzati all’albicocca, o ve ne andate e tornate domani facendo finta che non sia successo nulla”.

“Aggiungo anche che, dalle poche ma fondamentali informazioni che sono riuscito ad evincere in questi adorabili minuti passati in vostra compagnia, posso affermare che nessuno di voi tre tirerà le cuoia nelle prossime 24 ore”.

“Queste mie affermazioni non possono ovviamente tenere in considerazione eventi straordinari quali:

  1. Un meteorite che vi cade in casa e vi schiaccia;
  2. L’ eruzione di un vulcano situato, a vostra insaputa, sotto casa vostra;
  3. Esseri demoniaci che si vendicano su di voi in quanto inquilini di una casa maledetta costruita sopra un cimitero indiano sconsacrato;
  4. Giocare ubriachi alla Roulette Russa invece che alla solita partita a scopa in parrocchia.

“In tutti questi casi ebbene sì, morirete; per gli altri no, perché lei signore che tossisce non ha nulla, si compri uno sciroppo; lei signora anziana che tossisce…non ha nulla, si faccia prestare lo sciroppo dal primo signore e ne approfitti per farsi portare a ballare”

“..e lei, mia dolce e battagliera mamma, suo figlio è un piccolo sfaccendato, ha pianto e si è lamentato da quando è entrato; ci scommetterei che ha fatto salire la febbre mettendo il termometro vicino al termosifone e adesso vorrebbe a tutti i costi andare a giocare. Lo picchi, o lo mandi in miniera per la stagione estiva, è il metodo migliore. Arrivederci.”

Incrocio lo sguardo carico di odio della donna, sembra che voglia piangere e si sta trattenendo a stento.

“..e lei non dice nulla? Si può sapere che diavolo ha?”

“Ho la MCI” le rispondo “potrei attaccarla a suo figlio semplicemente alitandogli vicino, si ritroverebbe con un piccolo ameba rompi palle in casa…veda lei”.

In impeto di assoluto amore cristiano decido di aiutare le donna nella difficile operazione di alzarsi con il bambino in braccio e uscire dalla stanza. Per fare questo mi prodigo nel fornirle un valido appoggio psicologico, nonché alcune informazioni di vitale importanza.

“Quella è la porta” le dico, indicando come fatto poco prima dal dottore la porta.

La donna esprime ad alta voce un parere su Bianca e la mamma, credo oramai defunta, del Fabiani, sottolineando come entrambe abbiano in comune il fatto di esercitare uno dei mestieri più antichi del mondo, alla pari del cacciatore, del mago, e del gondoliere che canta “O sole mio” agli estasiati turisti giapponesi in gita a Venezia.

Il Fabiani mi fa cenno di accomodarmi, e dopo aver chiuso la porta dello studio a chiave, torna nel suo ufficio e si siede davanti a me.

Lo fisso in silenzio, non sono ancora riuscito a decifrare correttamente quanto è appena successo, sicuramente però le sensazioni che ho sono del tutto positive. Questa persona ha cacciato sostanzialmente quattro pazienti perché aveva un appuntamento con me, è stato di parola, si è dimostrato serio.

Certo, avrebbe potuto trattare un po’ meglio i suoi pazienti, ma anche loro avrebbero dovuto immaginare che oggi sarei arrivato io, con un problema sicuramente più importante del loro.

Sulla scrivania, in evidenza, capeggia un volume dalla copertina rossa, si distinguono perfettamente tre lettere MCI. Rimango per un qualche secondo a fissare il libro, le emozioni che mi suscita tale visione sono confuse e contraddittorie.

Il Fabiani, fino a quel momento rimasto in silenzio, si schiarisce la voce e cattura così la mia attenzione.

Non indossa alcun camice bianco, in realtà riflettendoci bene, non gli ho mai visto indossare alcun camice bianco. Oggi però c’è qualcosa di diverso, non sono certo si tratti della giacca nera, più probabilmente è merito della cravatta.

Si è vestito elegante per il nostro incontro, rifletto, spero non voglia provarci.

Ancora una volta il Fabiani mi desta dalla mia momentanea trance con un piccolo colpo di tosse, apre molto lentamente un block notes, mi fissa negli occhi.

Sei pronto? Domanda, “Possiamo cominciare?”

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8 risposte a “Cap 29 – Nello studio del Fabiani

  1. Ha infettato Fabiani ! Non di MCI ma di stralunataggine ! E cosa mai uscirà fuori da un colloquio tra due personaggi così ?

  2. …ti stupiremo con effetti speciali…spero 🙂

  3. quando sarà pronta la prossima puntata con effetti speciali??

    è strabella questa!
    soprattutto il modo con cui il dottor FAbiani si dimostra cortese verso i pazienti nell’accompagnarli verso la porta!
    si in effetti noto ora che vengono dallo stesso pianeta, lui e il protagonista.
    e sono curiosa di come sarà la seduta!
    🙂

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