Cap 18 – Gian Antonio Farino

Sono le 4 e 30 del mattino, esco dall’appartamento di Stefan dopo averlo lasciato praticamente agonizzante nel letto. Fingo di fumare una sigaretta per darmi un tono, spero sempre nella possibilità che un talent scout possa notarmi in questa posa da bello e dannato. Rimango in attesa per 5 secondi, assumo lo sguardo alla Dylan di Beverly Hills ma anche questa volta non succede nulla, difficile a pensarci bene, dentro un condominio, e a queste ore.

Decido di affrontare il Farino in uno dei prossimi giorni, ma il desiderio di urinare mi spinge comunque a salire le scale e dirigermi verso il suo stuoino.

Pisciare nello stuoino del signor Gian Antonio è divenuta prassi comune nel condominio, Flavia in più di un’occasione lo ha fatto, sicuramente Stefan su mia imbeccata; i Farino sembrano non essersene accorti o convivono beatamente con un costante odore di lettiera di gatto.

Il Farino, detto a seconda degli interlocutori “il Pazzo”, il “Fuori di testa” (o “Fuoritesta” nella versione di Bianca) è un uomo di circa 65 anni; meridionale di nascita è il risultato di quel fenomeno che i meteorologi chiamano “Venti da Sud” ossia sparuti gruppi di 20 persone provenienti dal Sud Italia che si trasferiscono al Nord in cerca di un futuro migliore .

In più di un’occasione ho sentito Ioli utilizzare questa spiegazione per giustificare il cospicuo numero di meridionali assunti nella sua azienda “Venti dal Sud oggi, venti dal Sud anche domani, va a finire che ce li troviamo tutti qui”.

Qui al Nord Gian Antonio non ha trovato troppa fortuna ma ha sposato Francesca, ex professoressa di educazione tecnica, nonché pensionata baby senza averne requisiti.

Dall’unione dei due, o meglio dall’unica volta in cui i due si sono uniti, è venuta Antonia, ragazzina nata bruttina, cresciuta brutta, ma fattasi incredibilmente cessa in età adulta. Come spesso si dice “le vie del Signore sono infinite” e nonostante le sue aberranti fattezze anche lei è riuscita a trovare un pazzo – boy scout – buon samaritano che di lei prima si è innamorato e poi ha deciso di sposarla, e renderla madre.

Come se non bastasse, il caritatevole marito, nella speranza (vana) di ingraziarsi il futuro suocero e di evitare così una delle sue ormai famose denunce a grappolo (termine mutuato dalle tristemente note bombe a grappolo) ha pensato bene di colmare il ratto della fanciulla con un animale domestico, e un bel giorno si è presentato in casa Farino con un adorabile cucciolo di cocker.

Ovviamente il cagnolino, circondato da siffatta umanità, non ha tardato molto a manifestare segni di squilibrio trasformandosi, nei sogni di molti vicini, in una perfetta cavia per le nuove pallottole Beretta con punta in titanio (anche se forse l’argento in questo caso sarebbe più adatto) e doppia carica esplosiva.

Il Farino ha saputo con il tempo guadagnarsi sul campo la fama di insoffribile vicino, riuscendo a farsi odiare non solo dai diversi condomini ma anche dalla sua stessa famiglia.

Come ci sia riuscito è presto detto: il Farino vive in un mondo parallelo in cui tutto ciò che accade viene interpretato come attacco personale alla sua persona e dignità, e per questo diviene meritevole dell’unica forma di comunicazione da lui conosciuta, ossia la denuncia.

Non esiste atto, atteggiamento, movimento che il Buon Antonio non abbia analizzato e elevato a rango di “grave offesa”, non esiste persona nel palazzo che in un modo o nell’altro non abbia avuto a che fare con questa sua paranoia delirante.

Assorto nelle mie riflessioni giungo davanti la casa incriminata.

Mi slaccio cintura e jeans e rimango con i boxer alle ginocchia e mani sui fianchi. La posizione “Mussolini al bagno” è sempre stata una delle mie favorite, adottata alla fine di una lunga selezione che nel tempo mi ha portato a sperimentare anche la “Zorro che combatte”, “Fiamma di Megalopoli”, “Il vortice ipnotizzante” tutte con pessimi risultati, soprattutto per tende e pavimento di Bianca.

In una serata come questa è probabile che io sia il primo a omaggiare i Farino in questo modo, è durante i week end che si forma quasi una fila, tanto che in più di un’occasione si è pensato di creare una sorta di lista di attesa o di distribuire i biglietti numerati, come nei supermercati.

Mi guardo intorno mentre la mia calda pipì comincia a bagnare la porta del vicino, mi immagino al balcone di Piazza Venezia mentre arringo migliaia di persone convincendole che uccidere e morire per la Patria è non solo intelligente ma anche onorevole.

Lo spavento che desta in me la porta che si apre non è tale da bloccare le mie funzioni corporali.

“Cosa stai facendo?” mi domanda Gian Antonio di cui riesco a intravedere solo un occhio che mi osserva da dietro la porta.

“Piscio”.

“Potresti smettere? …questa sarebbe casa mia”.

“Tecnicamente non sono certo che il tuo stuoino sia casa tua”.

“Tecnicamente stai mirando verso di me, la tua urina sta entrando in casa mia attraverso lo spazio che si è creato una volta che io ho aperto la porta.”

“Mi hai fregato, ti sto pisciando in casa, lo ammetto.”

“Perché?” domanda

Mi rivesto lentamente, stanchezza e alcool di certo non mi aiutano.

Assumo nuovamente la postura e l’espressione Dylan, fumo con piacere una mia “non sigaretta”, guardo pensieroso il vuoto.

“Scusa? Ehi!”

Le parole del Farino interrompono la magia.

“Ti ho chiesto di spiegarmi il per quale strano motivo tu mi stai pisciando in casa”.

Gli rido in faccia, bel coraggio, penso tra me e me.

“Ti dice niente il nome Asia?”.

Colpisco nel segno, mi fa cenno di aspettare e mi chiude la porta in faccia, il botto deve aver svegliato sicuramente qualcuno, rifletto.

Compare nuovamente dopo alcuni minuti, questa volta apre del tutto la porta, indossa un pigiama verde a quadri grandi, mi ricorda Sbirulino.

Ai piedi veste delle buffe calze da notte, non capisco se vi siano stampati cagnolini o rane.

In mano ha un grosso libro dove assorto sta controllando qualcosa; lo spavento avvicinandomi a lui di scatto, istintivamente fa un passo indietro e il suo piede finisce inevitabilmente nella piccola pozza di pipì creatasi vicino alla porta.

“È inaudito!” grida “ti denuncio”.

Scoppio a ridere di gusto, mentre lui rimane in equilibrio su di un solo piede e ricomincia a controllare il libro.

“Qui a me risultano 2 Asia: ho denunciato una signora Asia Alberti nel 1986 perché è “arrivata prima di me in un parcheggio, si è rifiutata con atteggiamento supponente di cedermi il posto nonostante io le avessi spiegato che a me era più utile che a lei”.

“Interessante” intervengo “lei arriva prima di te, non ti cede il parcheggio e tu la denunci”.

“Ovviamente” risponde impettito.

“Sì sì, ovviamente” ribatto “la seconda Asia?”.

“Allora, questa è ancora in corso, ho denunciato l’Asia perché ci manda troppi cinesi”.

“E a te cosa te ne frega se ci sono i cinesi?”

“Sono troppi, è inaudito, inoltre è evidente che la loro presenza sia una manovra orchestrata dal Vaticano per tentare di convertirmi”.

“Non ti seguo”

“Ascoltami bene, tutto è molto chiaro: di che colore siamo noi italiani?”

“Bianchi”

“Geniale, e di che colore sono loro?”

“Gialli?”

“Perfetto, tu dovevi essere il primo della classe”.

“In realtà no, c’era Giovanni più bravo, ma ora si è fatto prete” rispondo.

“VEDI!! Tutto torna! Allora i colori del Vaticano non sono per caso Bianco e Giallo?”

“Effettivamente..”

“E’ quindi ovvio che questo sia un gigantesca azione di conversione di massa perpetrata anche attraverso la diffusione di un messaggio subliminale di dimensioni colossali, messo in piedi dal Vaticano – e guarda caso oggi scopriamo che un tuo amico è prete – contro chi come me non è credente e ha denunciato Dio”.

“Hai denunciato Dio?”

Ricomincia a scartabellare nel suo libro.

“Sì, per rumori molesti…i tuoni, non mi fanno dormire”.

“Come è finita?”

“Se ne sta occupando il mio avvocato, dice che c’è qualche problema nell’incontrare la controparte”.

“Ciancio alle bande” ricomincio io, “io mi riferivo ad Asia, la ragazza…no, scusa,…la bambola che mi hai mandato a casa per farmi impazzire”.

Gian Antonio mi guarda ora esterrefatto, piega la testa da un lato, si gratta per qualche secondo il mento.

“Una bambola?”

“CERTO UNA BAMBOLA” grido “una bambola perfetta di cui io mi sono sbarazzato prima di potermene innamorare, una bambola della bellezza di un angelo che tu hai creato o commissionato a qualcuno per…perché mi odi, o perché volevi burlarti di me..qualcosa del genere”.

Il Farino accenna un sorriso, rientra in casa e torna dopo poco con sua moglie per mano: “Francesca questa poi la devi sentire. Questo screanzato si è permesso prima di tutto di pisciare sul nostro stuoino”

“Lo fanno tutti Antò” risponde lei.

“Lasciami finire, mi ha pisciato in casa e poi mi ha accusato di avergli inviato una bambola gonfiabile per farlo innamorare” e così dicendo scoppia a ridere.

Il mio pugno lo raggiunge direttamente sulla bocca, cade all’indietro e travolge la moglie. I due cominciano a gridare e nel giro di pochi secondo siamo circondati da molti curiosi del pianerottolo e dei piani sottostanti.

“Asia non è una bambola gonfiabile” gli dico fissandolo con odio “è una bambola di porcellana, così bella e perfetta che solo una mano ispirata da Dio avrebbe potuto crearla così”.

“Dubito che tale perfezione possa arrivare da un verme come questo allora” dice Flavia, che nel mentre si è fatta strada tra i presenti.

“Lei stia zitta!” grida il Farino “altrimenti la denuncio”.

“Mi hai già denunciato ebete” risponde lei “una volta perché giravo nuda, e la volta dopo perché non giravo nuda”.

“Mi avevi illuso” risponde lui.

“A me ha denunciato perché a suo dire rovino l’euritmia dell’edificio” interviene il nano da pochi istanti unitosi al gruppetto.

“La sua statura non è consona alla bellezza dello stabile” risponde.

Il Farino non si è ancora alzato da terra e il nano ha buon gioco a sferrargli un pugno sul naso.

“Se è per questo ha denunciato anche me” interviene la moglie.

Tutti rimangono in silenzio a fissarla: “Secondo quanto mi hanno riferito il fatto di girare per casa in ciabatte e gambaletto è un attentato alla sua salute psico-fisica”.

“Sei brutta che fai spavento” risponde lui pulendosi il sangue che scende dal suo naso con la manica del pigiama.

“Hai denunciato anche tua figlia, brutto stronzo!” continua Francesca “Perché a suo dire accarezzava più il cane che il padre”.

“Smettetela tutti” grida Gian Antonio alzandosi in piedi “Vi ho denunciati e continuerò a farlo, oggi mi avete picchiato, umiliato e diffamato, pensate di cavarvela con poco?”

“Tu” rivolgendosi a me “Mi hai pisciato in casa, diffamato, picchiato e con la mente mi hai dato pure del coglione”.

“Allora funziona!!” grido io con entusiasmo “Lo sapevo!” grido rivolgendomi a Flavia che mi abbraccia felice.

“Voi tutti, vi denuncerò per…manifestazione non autorizzata contro un pover’uomo”

“Tanto povero che a quanto ci risulta, ha fatto la cresta in più occasioni sui lavori che sono stati effettuati nell’edificio, tanto che è riuscito a non pagare un euro, ha rubato della corrispondenza a suo dire contenente sostanze nocive, ha installato parabole e trasmittenti illegali per ascoltarci e si acquatta in posizioni strategiche per fotografare sotto le gonne di chi sale le scale“ interviene Chantal del 4C, avvocato e mamma di professione.

Rimaniamo in silenzio a fissare l’uomo che ora comincia a balbettare.

“E’ un’infamia” esclama “una bugia che sarà denunciata alle autorità..”

“E che dire dell’appartamento che possiedi in via Giotto? Dicono tu abbia passato bei guai quando hanno scoperto che ci vivevano ammassati 8..o erano 10 extracomunitari? ”

“E’ una infamia!” la voce di Stefan giunge da un punto indefinito situato dietro il capannello di persone.

Si fa largo ridacchiando, ancora in preda all’alcool.

“Tu mi hai denunciato, figlio di puttana, perché non mi sono fatto toccare il culo da te” biascica.

“Mi aveva invitato ad un martedì gay! Cosa dovevo fare?” risponde Farino.

“Il martedì gay è per fare la spesa..stron..”

La parola si strozza in gola, Stefan sbarra gli occhi e si china verso lo stuoino.

Vomita tutto quello che non aveva lasciato in macchina.

L’odore si fa insopportabile, la gente torna ai propri appartamenti, aiuto Stefan a rialzarsi e me ne vado da Gian Antonio, Francesca e il loro stuoino lercio.

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11 risposte a “Cap 18 – Gian Antonio Farino

  1. wow!! Non ho parole… posso solo dire che mi piacerebbe vivere in un condominio come questo, senza essere nessuno dei Farino!
    Bella la denuncia a Dio per rumori molesti!

  2. ahahah!
    bellissimo condominio da manicomio!!!
    😀

  3. 😀 divertente e spassoso bravo! l’esasperazione sulla caricatura del Farino è eccellente e ci sta da Dio nell’insieme del libro.

  4. Certo che esiste un Farino in ogni condominio, certo non così estremizzato, e non denuncia ai carabinieri ma all’amministratore si !
    Ma Farino non è ispirato anche un pò a Fantozzi, con la famiglia che si ritrova ?

  5. …certo non poteva mancare qualche “sana” considerazione padana…
    Capitolo che esemplifica perfettamente l’assoluta e reciproca mancanza di comprensione e considerazione per l’alterità…
    Mi è sfuggito se nasce prima l’uovo o la gallina… nel senso che Antonio denuncia tutti perchè è l’unico modo di autodifesa che ha saputo sviluppare contro l’altrui rifiuto e disprezzo (forse solo pregiudiziale) o tutti i coinquilini si sono coalizzati contro chi non è abbastanza flessibile per integrarsi nella realtà in cui vive??
    Mah, a parte queste considerazioni puramente collaterali, anche Antonio Farino direi può essere assolto dall’accusa! Quindi il nostro protagonista deve fare nuovamente i conti con se stesso rispetto ad Asia… o sbaglio?
    Infine se si volessero ammorbidire i rapporti condominiali, suggerirei una cena collettiva con scambi gastronomici: un’impepata di cozze con due spaghetti al pesto, ed un ossobuco con piselli!! 🙂

    • ..proporrei l’opzione 3…denuncia tutti senza un motivo e questo ha portato all’esasperazione tutti quanti che ora, sapendo che comunque verranno denunciati, si sfogano, lo offendono, lo odiano. Dici bene comunque…il colpevole non era Stefan e non è nemmeno il Farino, il quale ha tanti difetti ma non quello di aver creato Asia. Quindi…la ricerca continua!

  6. Pingback: Cap 42 – La hacker | Blog di un libro

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