Cap 27 – L’anima verde

L’illuminazione giunge d’improvviso guardando la televisione. Come un novello San Paolo, fulminato sulla via di Damasco, mi ritrovo prima sorpreso, poi affascinato ed infine conquistato dall’incalzante eloquio di un uomo chiamato Umberto.

La sua voce è profonda, roca, a tratti simile all’eco del limaccioso fiume che scende verso valle. Accompagna i suoi ragionamenti con suoni, gesti, espressioni che all’apparenza potrebbero essere quelli di un cafone, ma che rivelano un’astuzia senza pari.

Le sue parole mi fanno sussultare, sono come l’acqua per chi ha sete, sono come l’amore per chi è solo, sono forse l’ingranaggio mancante del meccanismo inceppato della mia vita. Lui è qualcosa di più di un semplice leader di partito, in lui vedo un rivoluzionario, un innovatore, come prima di lui lo sono stati: Gesù, Martin Luther King, Madre Teresa di Calcutta, Gegia Caramella.

In un turbine inarrestabile di libere associazioni penso alla vita di Gesù, alle sue lotte dapprima derise, poi seguite da miliardi di persone. Fu capace di dirsi Figlio di Dio e di morire per questo. E se un nuovo Gesù realmente nascesse oggi? E se davvero fosse già tra di noi, tornato sulla terra per cercare di farci aprire nuovamente gli occhi, per aiutarci a salvare quel poco che ancora non abbiamo distrutto del nostro pianeta?

C’è da scommetterci che nell’anno 2010 la disillusione, l’indifferenza e la poca propensione a credere negli altri delle persone, spingerebbe qualche solerte psichiatra a somministrargli massicce dosi di anti-psicotici, per calmierare i suoi episodi di deliro mistico e dissociazione dalla realtà.

Ne parlerebbero in TV, magari in uno di quei contenitori domenicali zeppi di tuttologi e soubrette o ancor meglio in un qualche programma di approfondimento, magari a Porta a Porta.

Riesco ad immaginarmelo, sullo sfondo dello studio una grande scritta “Il Nuovo Messia?” e a discuterne un potpurrì di esperti quali Morelli (cosa ne pensa la psicoterapia), Gasparri (cosa ne pensa la politica), Belen (“da giovane ho visto la Madonna”), Don Luigi Verzé, per un’autorevole presa di posizione da parte della Chiesa e l’immancabile Roberta Bruzzone, perché il parere di un criminologo non si rifiuta mai.

Umberto come Gesù? No..il paragone non regge nella mia mente, almeno per ora. Il focus della mia attenzione torna alla televisione, la voce di Umberto diffonde potenza, i suoi collaboratori e la folla che sta assistendo al suo comizio pendono dalle sue labbra, sembra quasi che lo necessitino, abbiano bisogno di lui, come guida, come uomo forte, come luce per uscire dal buio. Forse è ciò che mi mancava, forse è proprio questo l’ingrediente segreto per strutturare la mia persona?

Torno a riflettere su quanto accaduto negli ultimi tempi. Ho cercato come non mai una figura capace di guidarmi, di fornirmi le indicazioni indispensabili per rielaborare la mia esistenza e poter procedere a grandi passi verso nuovi obiettivi.

Ma è stato solo questo? Se così fosse, dovrei presumere di esistere come persona a prescindere da chi mi circonda e dall’esperienza che giornalmente ho con il mondo. Solo assumendo di esistere indipendentemente dagli altri, potrei leggere i miei gesti come una semplice richiesta di aiuto.

Fatico però in questo momento a definire ed individuare con esattezza il punto in cui finisce la mia persona e comincia il mio essere sociale. Forse questa distinzione non esiste, ed io altro non sono che il risultato di un continuo riconoscimento che ricevo da chi mi circonda.

Quando parlo con Stefan, con Ioli o con le centinaia di persone che conosco io riesco a rapportarmi con loro sulla base di aspettative ben chiare ed esperienze pregresse. Se per Stefan sono un leader è solo perché lui mi ha riconosciuto in questo ruolo, ma lo stesso comportamento per Ioli è un chiaro esempio di immaturità e poca voglia di fare.

Esisterei come uomo se non conoscessi alcuna persona? Forse tanto quanto un albero, sperduto nella foresta Siberiana, che carico di neve e stanco di vivere, si lascia cadere. Se nessuno ha assistito e ha registrato l’accaduto, siamo davvero sicuri che quel fatto sia realmente avvenuto, che l’albero abbia emesso un rumore mentre cadeva al suolo?

La mia situazione però è forse ancor peggiore, non cerco solo un riconoscimento, ma sono alla folle ricerca di una guida.

E’ il paradosso della mia esistenza: una guida mi serve come specchio che mi restituisce e veste di un ruolo di bisognoso, di bambino incapace di affrontare la vita, ma smanioso di farsi coccolare nelle braccia forti e sicure dell’altrui esperienza.

Cerco una guida perché ho deciso di non concedermi il lusso di sbagliare. E’ il terrore dell’errore che mi blocca, ma è solo da una corretta analisi dell’errore che la nostra esperienza cambia e ci permette di progredire.

Le mie parole sembra abbiano un senso ma volano rapidamente fuori dal mio corpo, dalla mia percezione e consapevolezza. Sento di aver toccato un punto oscuro della mia persona, ma che per ora una forza troppo grande ha chiuso di scatto una gigantesca porta.

La mente torna a quanto sto guardando in televisione, c’è Umberto che parla, ne sono nuovamente rapito. Ascolto quest’uomo illuminato mentre riscrive 2000 anni di storia e mette in crisi tutte le convinzioni su cui si fondava il mio spirito patriottico.

Roma, la Repubblica, Cesare, Augusto, nulla di tutto ciò ha più un senso perché scopro di essere un Padano ed avere origini celtiche. Una nuova origine, un nuovo scopo di vita, un nuovo credo…forse è quello che mi ci vuole.

Ancora seduto sul divano scorro mentalmente l’elenco dei parenti più stretti e colloco nella nuova categoria di interpretazione del reale “Celti” tutti coloro che per fattezze o comportamenti rappresentano un’ovvia conferma alla tesi del signor Umberto.

Celti:

  • Ioli: le sue fattezze da orco ne fanno un Odino dei nostri tempi
  • Mio zio Massimo (fratello di mio papà): perché beve molta birra
  • Zia Maria (moglie di zio Massimo) per l’idioma incomprensibile che utilizza nelle litigate con zio, ora scopro essere celtico
  • Mio cugino Luca (figlio di Massimo e Maria) per la tendenza a mettere le corna a tutte le sue ragazze, la simbologia e il messaggio subliminale sono ora più che mai evidenti
  • Io: il mio colore preferito è il verde

Non Celti

  • Bianca – troppo maldestra, con lei i Celti si sarebbero estinti in 15 minuti
  • “Quella” – in quanto adottata

Umberto non si risparmia e dopo aver inveito contro la città di Roma offre al mio immaginario un nuovo mito capace finalmente di scalzare l’ormai desueto Kledi di Maria de Filippi: d’ora in poi io dovrò cercare di emulare le gesta, diffondere i messaggi e riempire la mia camera con i poster di un tale Alberto da Giussano.

Convoco di fretta e furia il soldato Stefan e lo informo con immenso gaudio il nostro cambio di obiettivo di vita: combattere per far in modo che i nostri antenati druidi siano orgogliosi di tutti noi.

Stefan sposa la causa immediatamente e decide di cambiare il suo nome in Stefan da Giussano.

Consci del nostro nuovo obiettivo facciamo un breve decalogo del buon Padano.

  1. Munirsi di spada sufficientemente ampia da poter tagliare la testa ad un eventuale drago;
  2. Smettere di bere acqua in bottiglia e abbeverarsi solamente con acqua di fiume Druido (ipotesi più accreditata: il Po);
  3. Beffeggiare amabilmente tutte le festività nazionali nel corso delle quali si celebrano le migliaia di nostri compatrioti morti;
  4. Storpiare a piacere l’inno di Mameli, esempio “Boccelli d’Italia una quaglia è più lesta” o “Naselli d’Italia con aglio c’è festa” e fare del Va Pensiero la nuova suoneria dell’iPhone;
  5. Bruciare con supponente irriverenza le nostre vesti eccessivamente italiche e indossare le gloriose vesti druide;
  6. Apprendere le regole basiche della grammatica druida, quelle perlomeno necessarie a pronunciare le gloriose frasi “Benvenuti in Padania”; “La pastasciutta è da terroni, qui si mangia solo carne cruda”, “Con l’avvento della nuova era padana abbiamo deciso di reintrodurre lo ius primae noctis, che gliene pare?;
  7. Apprendere ad incolpare in maniera sistematica tutte le minoranze, ed in caso di assenza di queste ultime, inventarsene ad hoc;
  8. Inventarsi completamente una nuova genealogia ove ovviamente le varie parentele al di sotto del fiume Po vengano cancellate od omesse;
  9. Millantare conoscenze importanti nel ghota della intellighenzia legista tipo “Sono Trota, il figlio dell’Umberto”, “Sono stato l’amante della figlia di un amico del Tremonti”, “L’altro giorno il Maroni mi ha detto “mi scusi, ha finito con La Gazzetta” in aeroporto”;
  10. Cominciare a maturare una sorta di insofferenza nei confronti degli abitanti della Padania del Sud, notoriamente svogliati e tendenti al parassitismo esasperato.

Increduli dell’incredibile opportunità capitataci scendiamo in strada come due novelli apostoli del Verbo ritrovato, pronti a convertire con le nostre parole anche il più becero dei miscredenti.

L’occasione è ben presto servita: Ciro ha dieci anni ed è il figlio di Antonio, proprietario della pizzeria “Bella Napoli”, una delle più famose della città.

Quale soggetto migliore per diffondere il nostro nuovo Verbo e, novelli crociati, convertire l’infedele?

“Ciro, vieni qui” gli dico appena lo incrocio mentre corre in bicicletta.

Il ragazzino si avvicina titubante, è plausibile che la visione di Stefan brandendo la spada “He-man per il potere di Greyskul” in plastica non sia tra le più rassicuranti.

“Che volete?” domanda.

“Questa è la Padania” esordisco io “non è più l’Italia”.

“E chi lo dice scusa?” risponde.

“Noi Padani”.

“Quanti sareste?” domanda Ciro.

“Circa il 10% di tutti gli italiani” ribatto orgoglioso.

“Siete due cretini” risponde.

“D’ora in poi dovrai parlare Druido” interviene Stefan per togliermi dall’imbarazzo.

“Io parlo l’italiano e sto studiando inglese a scuola” risponde il piccolo.

“D’ora in poi…il Druido”.

“Quante persone al mondo lo parlano?” chiede.

“Nessuno..solo noi padani”.

Alcuni secondi di perplessità da parte del ragazzo poi conferma quanto precedente sostenuto “Siete due cretini”.

“E non ci saranno più 25 Aprile o 2 Giugno piccolo ignorantello, la Padania non festeggia queste date” affermo.

“Mio nonno è morto in guerra, papà dice che era un partigiano, che è morto per l’Italia” risponde Ciro.

“Morto per niente, ora c’è solo la Padania” rispondo io titubante.

Il ragazzino afferra bene il manubrio della bici, pone il piede destro sul pedale, è pronto per andarsene. Si ferma un secondo, ci guarda ed esclama: “Ma vi ascoltate quando parlate? Siete due cretini” e così dicendo se ne va lasciandoci impalati in mezzo al cortile dell’edificio.

“Non gli abbiamo detto dell’acqua del Po” esclama dopo poco Stefan.

“Ci avrebbe detto che siamo due cretini” rispondo io.

Torniamo verso casa in silenzio…oggi la mia anima verde è stata lordata dalle risposte di un non-padano, mi ripropongo di studiare i discorsi dell’Umberto…sono abbastanza sicuro che lui ce l’avrebbe fatta a convertire il piccolo delinquente.

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8 risposte a “Cap 27 – L’anima verde

  1. … mmm.. non so, è come se fosse entrato un estraneo in casa senza suonare o domandar permesso, fatico a capire il senso di questo capitolo nell’insieme ma magari capirò più avanti.
    Anche i personaggi inventati della televisione non mi convincono ma mi sa che ci puoi fare poco li..

    • Il capitolo in effetti è nato un po’ di tempo fa, l’idea era quella di continuare ad esplorare le difficoltà del protagonista nel momento in cui cerca di incontrare la sua giusta collocazione nel mondo, e insieme la facilità con cui a volte sposa delle cause perse. Ascolto volentieri altri commenti, non sarà difficile eventualmente altri la pensassero come te, ripensare in toto a questo capitolo. Intanto grazie

  2. E ora ti vuoi alienare le simpatie dei padani ? Almeno l’avessi camuffato un pò il personaggio. Perchè non lo fai partecipare a un reality il nostro protagonista ? Magari al GF, li potrebbe fare sfracelli.Diventerebbe un esempio , un’icona della gioventù moderna e forse diventando una stella della tv troverebbe la sua strada.

  3. Pingback: Cap 28 – La telefonata | Blog di un libro

  4. si coreografia bunga bunga e trasformarsi in shakira mentre fende la sua spada in plastica credendo di parlare in druido!
    penso che sia una pagina geniale per quanto riguarda la descrizione della nostra società, di alcuni programmi televisivi, delle notizie al telegiornale, e di alcune facce che si vedono in tv.
    comunque mi sembra ben scritta e mi piace le riflessioni, la titubanza, l’incertezza del protagonista: è un uomo senza punti cardinali, e anche un bambino di 10 anni lo colpisce in pieno.
    è una bella critica comica a determinate persone con determinati pensieri…
    ma quindi il nostro protagonista è ora convinto di avere un’anima da “pollice verde”?
    devo leggere il prossimo capitolo..
    quasi pensavo che volesse diventare frate per iscriversi a x-factor con una canzone ovviamente druida e poi scaraventarsi nel gf per far vedere le sue doti padane, e poi a porta a porta, per le sue doti criminologhe!! 😀

    • Wow..mi hai dato spunti per i prossimi 25 capitoli Giorgia! Vi sono capitoli che davvero nascono d’impulso guardando la televisione o leggendo qualche giornale… Magari la lettura che offro io é poco profonda e poco equilibrata..ma nasce d’impulso ed io non ho voglia di smussarla 😉

  5. Pingback: Cap 30 – Primi passi a ritroso nel tempo | Blog di un libro

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