Cap 42 – La hacker

Per destare subito una buona impressione, ed evitare di essere catalogato tra le persone banali, telefono a Scrid alle 3.34 del mattino. Ho dovuto puntare la sveglia alle 3.20, non avrei potuto altrimenti.

Dopo un attimo d’imbarazzante e completa confusione, durante il quale ho creduto in sequenza di aver ricevuto la chiamata da un essere supremo, di essere sotto attacco alieno, e di aver votato Berlusconi, torno finalmente in me, e mi metto seduto sul letto.

Mi alzo, e silenzioso mi avvicino alla finestra. Le luci dei lampioni illuminano un paesaggio che sembra incantato. E’ come se una gigantesca macchina fotografica avesse immortalato per sempre un istante di pace. Sembra che tutto stia dormendo, esseri animati e cose inanimate hanno chiuso i loro occhi, in attesa di riprendere a vivere alle prime luci del sole. La pace assoluta che si respira viene di rado interrotta dal lontano eco di copertoni che solcano l’asfalto.

Persone che tornano alle loro case dopo turni di lavoro estenuanti, giovani spensierati che si spostano in massa verso l’ultimo bar, per il bicchiere della staffa con gli amici di una vita.

Penso a quando ancora le serate si chiudevano giocando a scopone scientifico in un bar vicino alla stazione dei treni. Da un lato anziani ingobbiti dagli anni e dai litri di rosso scadente, noi dall’altro, ad imitarne gesti e parole, mentre il fumo di sigarette rendeva la sala simile a quei paesaggi irreali, che solo la fitta nebbia del Veneto riesce a disegnare.

Di quelle serate mi è rimasto solo uno sbiadito ricordo.

Le scelte che ciascuno è costretto a fare nella propria vita cambiano irreversibilmente certe consuetudini; alcuni amici sono divenuti prima mariti, poi padri, altri se ne sono andati lontano, per fuggire da un’Italia ignorante e malvagia, altri ancora si sono semplicemente spenti, e lentamente la loro vita si è separata dalla mia, senza che veramente io ne abbia sofferto. Andati, scomparsi, cambiati, distanti.

Mentre sono ancora immerso in questi pensieri, comincio a giocare con il biglietto che Fabiani mi ha consegnato. “Scrid, che nome particolare. Non come Fruscalzo o Cunzia, ma sicuramente da annoverare nella mia particolare Top 5 di “nomi che darò ad un figlio non voluto”.

Secondo quanto mi è stato riferito dal Fabiani, la ragazza, perché sono quasi certo di ricordare che si tratti di una ragazza, è in cura da lui. Non soffre però di MCI, immagino quindi sia affetta da qualcosa di molto purulento e splatter come TBC, pertosse, denghe o meteorismo.

Divertito dall’ultima ipotesi, ed elevata quindi a verità assoluta, decido di entrare subito nelle grazie di Scrid, consigliandole un ottimo rimedio per il suo fastidioso problema.

Elaboro in pochi secondi la mia strategia di azione, che comporterà da un lato l’accettazione del suo problema e una rapida spiegazione di quelle che potrebbero rappresentare le cause, dall’altro qualche sano consiglio, preso a prestito dalla saggezza popolare.

Compongo il numero.

Risponde dopo soli tre squilli, la voce è assonnata, come è ovvio che lo sia. Dicono che per togliere un cerotto è meglio agire con decisione e non prolungare troppo a lungo l’agonia.

Vado subito al punto.

Fase uno: rapida presentazione. “Ciao, non mi conosci, mi ha detto di chiamarti il dottor Fabiani, dice che dovremmo incontrarci”.

Fase due: riconoscere e accettare l’altrui problema. “Sono consapevole che soffrire di meteorismo non sia una gran cosa, ma sappi che non ti giudico per questo.

Fase tre: le cause. Dicono che possa dipendere da differenti fattori quali: un aumento dell’aria ingerita, una iperproduzione di gas dovuta alla composizione degli alimenti, alcune intolleranze alimentari, come anche condizioni patologiche dell’apparato digerente, e un alterato assorbimento dei gas intestinali”.

Fase quattro: i saggi consigli. “Il mio consiglio, e ti parlo come una zia potrebbe parlare con il figlio dell’amico del fratello del postino, è quello di cibarti di tonnellate di carbone vegetale; è ottimo con la carne o semplicemente grattato su di una bruschetta, e lo accompagnerei con un sublime Barbaresco Conti della Cremosina”.

Rimango in attesa, non ottengo risposta.

Passano alcuni secondi, poi il telefono mi viene sbattuto in faccia. Mentre rifletto sulla poca gratitudine che a volte gli esseri umani manifestano, torno a letto e in meno di un minuto, mi addormento.

Quando squilla il mio iPhone sono sul punto di fare l’amore con Elisabetta. Si è appena tolta la maglia e non indossa il reggiseno. Si è voltata coprendosi maliziosamente il seno, e sta camminando verso la camera da letto, dove si preannuncia una festa da far impallidire il signor Bunga Bunga.

Nel sogno il suono del telefono diviene prima quello di una campana di una chiesa in lontananza, poi la sveglia della camera del Bunga Bunga, infine, (merda!), il mio iPhone!

Sono le 6 del mattino, mi sta chiamando Scrid, ed io la maledico.

“Preparati” mi dice, “c’è da salvare il mondo”.

Allietato dalla notizia, le sbatto il telefono in faccia e mi rimetto a dormire.

Alle 6.32 minuti qualcuno comincia a bussare alla mia porta. Prima due tocchi lievi, poi sempre più insistenti e fragorosi, alla fine sono colpi a mano aperta che potrebbero abbattere la porta da un momento all’altro.

Mi alzo furioso, afferro un coltello e mi avvicino all’uscio.

“Chi è?”.

“Apri, sono Scrid”.

Rimango interdetto, è possibile che Fabiani le abbia dato il mio indirizzo? Lo dubito. E allora come è riuscita a scoprire dove vivo?

Potrebbe essere un demone, rifletto, uno di quelli che leggono nel pensiero o diventano invisibili. Magari sono stato seguito, ed ora è davanti alla mia porta, pronta per lo scontro finale.

Poso il coltello, non mi servirebbe, afferro il mio bacchetto in legno, bacio per l’ultima volta Elisabetta, poi apro l’uscio.

Scrid è bionda. Mi colpiscono i suoi occhi azzurri, il colore mi ricorda per un attimo il logo di Skype. Indossa un paio di jeans bucati in più parti, e una maglietta Amnesty International. Detesto le sue Dr. Sholl’s da subito, non meno della borsa in canapa color verde su cui fa bella mostra una spilla con la A di”anarchia” o di “accidenti come amo la mozzarella di bufala”, non lo saprò mai.

Mi tende la mano.

Gliela pungo.

Non succede nulla, nemmeno un po’ di sabbia.

Mi calcia uno stinco.

“Pezzo di scema” le dico.

“Io sarei la scema? Tu mi hai punto.”

“Verificavo, temevo fossi un demone”.

“Contento allora? Non lo sono. Mi chiamo Scrid, abbiamo poco tempo, dobbiamo salvare il mondo”.

“Prima vorrei fare colazione” le rispondo, e senza aspettare la sua replica, le chiudo la porta in faccia.

Non faccio a tempo a raggiungere il mio vasetto di Nutella, che Scrid ricomincia a bussare come una pazza forsennata.

A malincuore la faccio entrare, più per evitare l’ennesima denuncia del Farino che per pietà.

Scrid si mette seduta davanti a me, e osserva in silenzio mentre mangio.

Come spesso succede, il quantitativo esagerato di nutella che sono solito depositare sul pane, è causa di una singolare pioggia di gocce color nocciola che imbrattano, quando ho un po’ di fortuna il pavimento, molto più spesso le mie gambe.

Scrid ride quando l’ennesimo gocciolone atterra sulla mia coscia destra, ma improvvisamente ritorna seria e mi guarda con un poco celato disprezzo.

“Sai che io ho partecipato ad una battaglia mondiale contro il consumo della cioccolata?”

Non mi lascia il tempo di manifestarle con uno sbuffo il mio completo disinteresse per la cosa.

“Intere popolazioni vengono sfruttate da sordidi capitalisti affinché coltivino per pochi dollari al giorno piantagioni immense di cacao. Nessuno si salva, donne, vecchi, bambini compresi. E’ una barbarie, ricorda che quando tu mangi cioccolata, ti stai lordando con il sangue degli schiavi”.

Mi guarda con disprezzo mentre io porto lentamente la fetta di pane alla bocca.

Un’altra goccia di nutella cade al suolo, maledetto Newton e la sua teoria strampalata!.

“Mi stai dicendo che non dovremmo più mangiare cioccolato?” le domando incredulo e sul punto di defenestrarla.

“Sei impazzito forse?” risponde tutto d’un fiato “tu lo sai che se cominciamo a togliere a certe popolazioni il sostentamento proveniente dallo sfruttamento delle risorse della terra, provocheremo la loro certa estinzione? Io ho partecipato ad una battaglia mondiale a favore il consumo della cioccolata, si chiamava Meglio ciccione che senza una popolazione

“Mi hai appena detto che hai partecipato ad una manifestazione contro, ed adesso mi dici che hai partecipato ad una a favore?”

“Certo. E se ti può essere utile anche ad una battaglia a favore delle donne lavoratrici ed una contro le donne che preferiscono andare a lavorare invece di stare a casa a fare la maglia; una a favore dell’abolizione dell’uso del congiuntivo e un’altra per il rispetto delle ferree regole grammaticali e la conseguente eliminazione di tutti i termini derivati dall’inglese; una contro la caccia alle foche e l’altra a favore dei poveri cacciatori costretti dalle contingenze della vita a cacciare foche; una contro la mignottocrazia e l’altra a favore delle donne che sanno di essere sedute su di un tesoro e lo usano a piacimento, una a favore e una in contra del nucleare. Continuo?”

“Ti prego”, la esorto, “ne sono affascinato”.

“Oggi manifesterò contro il razzismo, il buco dell’ozono, l’utilizzo degli Arbre Magique in macchina, contro la vivisezione, a favore della pesca a strascico, e per la pace. Domani contro l’arrivo degli immigrati in Italia, per la diffusione delle bombolette contenenti clorofluorocarburi, a favore degli esperimenti sugli animali, per la libertà di espressione manifestata anche attraverso addobbi tamarri alla propria vettura, contro la pesca a strascico, e a favore delle illuminanti battaglie per esportare la democrazia nel mondo.

Dopo queste rivelazioni, Scrid mi diventa improvvisamente simpatica. Per suggellare la nostra amicizia, mi pulisco la coscia con il dito indice della mano destra e glielo porgo. Rifiuta schifata, ma la cosa stranamente non mi offende.

“Secondo te”, domando, “perché Fabiani ha insistito tanto affinché ci incontrassimo?

Rimane per un attimo a riflettere, i suoi occhi si posano sul calendario di Elisabetta, si volge verso di me e sorride.

“Io sono affetta da ECI, eccesso cronico di iniziativa” confessa, “tutto il contrario rispetto alla tua MCI. Forse Fabiani voleva far incontrare due opposti, ma sto solo azzardando”.

“Tu come conosci la MCI, e come fai a sapere che io ne sono affetto?” domando infastidito.

“Ho letto il file in cui Fabiani annota i tuoi progressi, debbo dire che sei strano come tipo…voglio dire, vedi demoni giusto?”

Non sono certo sia più la rabbia o lo sdegno, mi sento improvvisamente tradito, è come se mi trovassi nudo davanti a Scrid, e lei stesse indicandomi con un dito, irridendo la mia figura, la mia persona, il mio essere uomo. Vorrei strozzare il Fabiani.

Cerco di recuperare un minimo di tranquillità, mi schiarisco la voce e le domando se per caso sia stato il dottore a farle leggere le mie carte.

“No, no, scherzi!”, risponde immediatamente, “con un piccolo stratagemma mi sono intrufolata nel suo PC, così adesso ho completo accesso a tutti i suoi file”.

Il mio sguardo perplesso provoca in Scrid una sonora risata.

“E come avresti fatto tutto ciò, di grazia?”

“Sono una hacker”, mi dice.

“..certo..capisco..come la torta

“No idiota, quella è la sacher”, risponde dopo un attimo di smarrimento.

“Sono una hacker, riesco ad intrufolarmi nei sistemi e pc altrui. Con Fabiani è stato sufficiente distrarlo un attimo, ho fatto partire un piccolo software di mia invenzione e… miracolo, tutti i suoi segreti più reconditi ed inconfessabili erano a mia disposizione!”.

“Nel tuo caso invece è stato ancora più semplice: ho scoperto la tua passione per la Canalis leggendo il tuo file, ti ho inviato una mail in cui si preannunciavano nuove foto di nudo, e tu come un tonto hai fatto click sull’immagine. In un attimo sono entrata nel tuo pc, senza che tu te ne accorgessi!”

“Pezzo di scema”, grido, “ieri mi è arrivata una mail così, e le foto non c’erano!”.

Ride di gusto, i suoi occhi adesso sono ancora più luminosi.

“E quindi? Mi stai dicendo che hai visto il mio Pc?”

“Sì tesoro”.

“Tutto?”.

Non smette di ridere e annuisce.

“Anche…”

“Le foto delle tue ex in topless in spiaggia? Sì. E i filmati? Anche. Quella raccolta di immagini nella cartellina nascosta tra i file di sistema? Oh mio Dio, sì, anche quella!”

Mentre Scrid continua a ridere di gusto, io mi passo la mano sul volto per la vergogna. Non è tanto per quanto è riuscita a vedere, ma per come sia riuscita a prendersi gioco di me.

Mi sento davvero umiliato.

“E’ così che sei arrivata al mio appartamento, lo avrai letto da qualche parte immagino..”

Torna seria per un attimo. “A me non interessa se tu guardi siti sconci, hai filmati porno con le tu ex o sei iscritto a un sito si S.a.S, volevo capire qualcosa di te, della tua MCI, e capire che cosa avesse spinto il Fabiani a farci incontrare”.

“Io una mezza idea della tua situazione me la sono fatta” continua, “però se sei d’accordo, direi di approfittare del momento. Mi piacerebbe raccontarti qualcosa sulla mia ECI e vorrei tu facessi lo stesso con il tuo problema. Se Fabiani ha spinto affinché ci incontrassimo, un motivo ci sarà”.

Annuisco, la proposta mi sembra sensata e mi permetterà di finire la colazione senza altre interruzioni.

Nei trenta minuti successivi vengo a sapere che Scrid non è il suo vero nome, che ha 27 anni e che ha scoperto di essere malata di ECI da circa due, alla fine del suo percorso universitario e in concomitanza con la fine di una relazione con Sergio, il suo fidanzato storico.

Da quel giorno ha iniziato ad imbarcarsi in tutte le lotte le sono capitate a tiro.

A causa di questa spirale di iperattività, si è allontanata dalla sua famiglia, e dagli amici di sempre.

L’incontro con il Fabiani è avvenuto in occasione di una manifestazione contro l’eccessivo l’utilizzo di consonanti ritenute “poco” eleganti, quali la “T” e la “R”.

Il dottore, che nell’occasione si era dimostrato tra i più temerari negli scontri con la polizia, le aveva parlato per un po’, tra uno slogan e una molotov.

Alla fine si era detto interessato a parlare del suo disturbo e le aveva fissato un appuntamento per il martedì successivo.

Da quel momento la vita di Scrid era cambiata: con il dottore aveva parlato molto, della sua famiglia, dei suoi amici, di quanto succedeva nel corso delle settimane.

“Poi un martedì” dice Scrid, “mi tira fuori un sacchetto di pillole e un foglio in cui elencate vi sono tutta una serie di attività da svolgere, una al giorno”.

“Il rituale!” la interrompo, “anche a me lo ha dato! Cose tipo ballare nudo, vestirmi da pagliaccio ed andare al mercato, guardare film 1000 volte..”

“Esatto, e le pillole che sembrano Mentos?” domanda lei.

“Anche a me sono sembrate Mentos” rispondo pensieroso.

Rimaniamo in silenzio per qualche secondo.

“Due malattie differenti…la stessa cura” dice Scrid, “non ti sembra strano?”.

“Ma è ovvio che la tua malattia è solo una stronzata” le rispondo, e prima di ascoltare le sue ovvie rimostranze le espongo il mio parere.

“Insomma, è evidente che non sei malata, la ECI non esiste!. La mia impressione è che tu stia solo fuggendo da qualcosa. Ti imbarchi in mille battaglie ma realmente, non credi ad alcuna di queste. Combatti contro una cosa un giorno, il giorno dopo ne sei a favore, il terzo hai già dimenticato le prime due e sei intenta a battagliare per non si sa bene cosa”.

Anche se non sono certo di fare la cosa giusta, continuo a manifestare alla ragazza le mie idee, mi sembra così evidente la realtà che non riesco a tacere.

“Non offenderti, ma la mia impressione è che tu non abbia realmente rielaborato due cose: la fine della tua storia, e il cambio drastico che impone uscire dall’università. Ti faccio una ipotesi: hai perso il fidanzato, probabilmente ci avevi investito troppo. Lui non era semplicemente una persona, ma era diventato parte di te. Così quando ti ha lasciata, non hai perso un uomo, ma è come se avessi perduto un braccio, il cuore, qualcosa che prima ti apparteneva. Bella maturità, lascia che te lo dica. Scrid rimane Scrid a prescindere dal fidanzato che ha o non ha. Quindi se ti molla, pazienza, ci rimarrai male, ma hai perduto una persona, non te stessa. E il discorso dell’università, è ovvio! Il giorno prima sei una studentessa modello, il giorno dopo devi darti da fare per lottare, affermarti, consolidarti come persona nel mondo. E’ un lavoro che comporta sacrificio, pazienza e forza di volontà, è una completa ridefinizione di chi siamo e del nostro ruolo. Invece di impegnarti, tu perdi tempo in 1000 battaglie, così da avere una scusa per non affrontare la tua vita. Credo che Fabiani ti abbia preso in cura solo per pietà. Tu non sei malata, non vuoi semplicemente crescere e hai paura di lottare per qualcosa in cui realmente credi”.

La risposta di Scrid non si fa attendere: “Ma senti questo! Come ti permetti? Dimmi solo una cosa, chi si è inventato la malattia MCI? Sei stato tu, non ne parla alcun libro, ho già controllato. Hai 36 anni, ti inventi una malattia solamente perché hai così la scusa per continuare a galleggiare invece che prendere in mano la tua vita. Sei pieno di pregi ma fai di tutto per sabotarti. Dici di non avere iniziativa, ma guarda caso vai a caccia di demoni, e non negarlo, ricordati che ho visto il tuo computer. La ECI è inventata? No signorino, la MCI non esiste, ci sei solo tu che ti stai buttando via. Non sei malato, non hai nulla, tutto sta in te, e devi darti una mossa se vuoi navigare e non galleggiare”.

Rimaniamo in silenzio a fissarci.

Scrid sembra turbata, per un momento ho come l’impressione che sia sul punto di piangere. A dire il vero voglia di piangere ce l’ho pure io, ma non lo farò, almeno non davanti a lei.

La MCI è una stronzata? Tanto quanto la ECI? E se fosse così, quale sarebbe il ruolo del Fabiani in tutto questo? Non riesco a darmi una risposta.

“Forse è meglio che io vada” dice Scrid alzandosi.

Non tento nemmeno di fermarla, l’unica cosa di cui abbiamo bisogno è riflettere su quanto ci siamo appena detti.

Si avvia verso la porta, ma prima di uscire si gira e mi porge la mano.

“La ECI esiste, la MCI no, ma rifletterò su quanto mi hai detto”.

“No, la MCI esiste..e la tua ECI è una stupidata…ma…ci rifletterò pure io” le rispondo.

Le stringo la mano e le sorrido.

Non mollo la presa, e appena lei accenna a voltarsi, porto la sua mano all’altezza della mia bocca.

Con decisione mi metto in bocca il suo dito indice e comincio a mordicchiarlo.

Scrid grida e riesce con uno strattone a togliere il dito dalla mia bocca. L’impeto ha causato una piccola lacerazione della pelle che comincia a sanguinare.

“Che cazzo fai?” esclama con gli occhi sbarrati.

“Verificavo l’informazione, confermo, sei hacker..non sacher”.

Se ne va senza salutarmi, la vedrò lunedì, per l’ultimo incontro dal Fabiani.

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7 risposte a “Cap 42 – La hacker

  1. Brutta bestia questa ECI. Mica è facile: solo questa settimana ho dovuto presenziare alla manifestazione delle donne “Se non ora quando?”, poi, con la Santanchè a Milano fuori la Procura, ma da Ferrara proprio non ce l’ho fatta, na pesantezza!

    Ci si vede dal Fabiani.

  2. Per me è ok. Sono curiosa di leggere il prossimo. Preparati alla domanda: Cosa farai dopo il 21? Perchè dovrò darne notizia sul sito.

  3. mi piace tantissimo anche questo capitolo!!
    decisamente!!
    😀

  4. Pingback: Cap 43 – Ultimo incontro | Blog di un libro

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