Cap 2 – Nuova versione – Il Dottor Fabiani

Detesto andare dal Dottor Fabiani, ma sfortunatamente, ne sono costretto. Senza i suoi certificati probabilmente a quest’ora sarei disoccupato, licenziato dal mio stesso padre, stanco dei miei ritardi ingiustificati, e delle mie reiterate assenze.

Fortuna vuole che io conosca questo medico, un uomo che valuto abbia tra i 50 e i 120 anni, non dovrei sbagliarmi di molto. Un pregio del Fabiani è che non mette mai in dubbio le mie storie, e si dimostra propenso a certificare tutto quanto io gli racconti.

La segretaria di mio padre ha fatto incorniciare due documenti in cui la mia assenza veniva giustificata in un caso, da lancinanti dolori mestruali, nell’altro, dal mio sconfortante, quanto inaspettato, decesso. Non so perché faccia tutto questo per me, a volte credo che il luminare mi voglia semplicemente bene, una sorta di simpatia a pelle, come quella che mi lega a personaggi come Sgarbi, Gasparri, Bruno Vespa, D’Alema o Capezzone.

Unico neo in tutto questo è dato dalla questione tempo. Chi si reca dal dottore deve mettere in preventivo di passare nel consultorio tra le quattro e le sei ore, e questo non a causa delle puntigliose e attente visite dell’esperto, quanto alla sua incommensurabile capacità di perdersi in chiacchiere inutili.

Le sue sono riflessioni, atomi di vita inconsistente e triste, flash di future rivalse e progetti che mai andranno a buon fine. Un giorno mi rivela che desidera intraprendere uno studio sulle personalità antisociali presenti nei consigli di amministrazione delle dieci più importanti multinazionali che hanno sede in Italia, il giorno dopo desidera studiare “la paura” per poi escogitare un metodo per sconfiggerla, una volta parliamo di profumi per conquistare le donne, l’altra mi riferisce di come abbia deciso di diventare un monaco Tibetano.

Decine di “vorrei” che non porteranno mai da nessuna parte, ma che hanno il difetto di farmi perdere un sacco di tempo. Alla fine delle sue elucubrazioni, il Fabiani normalmente dedica tre o quattro minuti alle mie richieste, nel corso dei quali gli spiego cosa mi è capitato. “Sono morto”, “ho avuto un figlio”, “ho la febbre gialla”, “ho il gomito del tennista”.

Qualsiasi cosa gli dica, posso stare certo che lui la accetterà, senza obiettare. Se gli incontri sono sfibranti, peggio ancora sono le ore passate in attesa della visita, tra caldo soffocante, e persone malate. Per questo ho escogitato un adorabile modo per far passare il tempo, l’ho chiamato “La sequenza del Fabiani”. Consta di cinque punti:

Primo passo: l’osservazione. Nello studio del Fabiani, in qualsiasi momento una persona arrivi, troverà sempre la sala piena. A volte ho avuto l’impressione che molti degli astanti fossero dei figuranti, pagati dal dottore per mostrare a tutti il suo incredibile seguito. Fatto sta che un qualsiasi nuovo arrivato, una volta resosi conto che dovrà passare molte ore in attesa, non riuscirà a trattenere un’espressione di sconforto, che sarà salutata, inevitabilmente, dalla risata, non troppo sommessa, di uno dei presenti. Ecco, la persona che ha riso sarà la mia vittima.

Secondo passo: il triangolo della polemica. E’ forse il momento più divertente, e quello che mi riempie di soddisfazioni. Comincio coinvolgendo una persona alla mia destra, poi una mia sinistra, fino a catturare l’attenzione di chi ho davanti al fine di creare quello che ho definito il triangolo della polemica. Normalmente è sufficiente un’osservazione del tipo: “Ma da quanto tempo è dentro il signore?” subito doppiata dalla perfida “Ma non aveva detto di avere solo una ricetta?”. Le persone già esasperate per l’attesa, e dalla strana e opprimente aria che si respira, reagiscono come piccole bombe. La polemica monta, e tutti coloro che sono stati coinvolti approfittano del momento per sfogare un po’ di frustrazione. Una volta che si è creato il triangolo, chi ne fa parte reagisce come se vivesse in un branco, e sarà pronto a litigare a favore dei propri simili.

Terzo passo: il sobillatore. Tornano in auge l’ultimo arrivato e il signore che rideva sommessamente. La polemica è proseguita per altri 10 minuti andando a toccare tematiche che esulano un po’ dalle nostre conoscenze quali la fusione a freddo, lo scambio di coppia, e il governo. La confusione creata dal triangolo della polemica ha il pregio di portare il gruppo di pazienti ad un passo dall’esplosione. Quando noto che il gruppo è cotto a puntino, mi rivolgo all’ultimo arrivato ed indicando la vittima gli domando: “Lei è prima del signore vero?”. Già questo normalmente è sufficiente. Davanti all’ingiustizia la vittima esplode, reagisce come una bestia ferita, alza la voce, cerca di far valere le sue ragioni, a volte si giunge all’offesa e alla minaccia.

Quarto punto: la cavalleria. E’ il momento in cui il triangolo della polemica rientra in gioco. Per avvallare le mie osservazioni chiedo conferma ai miei compari che, pur sapendo di mentire, mi danno sempre ragione, è matematico.

Quinto punto: la pazzia. E’ l’apoteosi, il momento in cui il Fabiani esce dal suo studio per vedere cos stia succedendo. L’uomo che rideva ora si trova in una situazione di minoranza, grida al complotto, si strappa i capelli, a volte chiede l’aiuto di Dio o Santi. Se il triangolo non cede, l’uomo cade in uno stato di catatonia, abbassa il tono della voce, bisbiglia frasi senza senso, trema, a volte piange.

Così se ne va almeno un’ora dal Fabiani. Oggi abbiamo dovuto fermare una signora di circa 50 anni mentre con decisione stava strappando i capelli ad una ragazzina di 15. Fabiani è uscito, mi ha visto e mi ha sorriso. “Scommetto che è merito tuo” ha esordito mentre mi faceva cenno di entrare. Mi ha parlato per almeno 30 minuti della sua idea di proporsi ad un circo come domatore di salmoni, per poi coinvolgermi in un appassionante discorso sulla incidenza di gengivite tra i bugiardi, tutte cose che ho ascoltando fantasticando sul mio futuro con la Canalis. Dopo circa 45 minuti ho finalmente potuto parlare io. “Ho bisogno di un certificato, non sono andato al lavoro la scorsa settimana a causa della MCI”.

“MCI?” mi ha domandato lasciando trasparire un filo d’incredulità.

“MCI ovvero mancanza cronica d’iniziativa. La mancanza cronica d’iniziativa è una malattia grave, forse non come la pertosse o gli orecchioni, ma è comunque molto pericolosa”, recito tutto d’un fiato. La mia affermazione lo ha visibilmente preoccupato: “Hai ragione” ha risposto, “riguardati molto”. Quando sono uscito mi sono sentito trafiggere da sguardi carichi d’odio. Sono rimasto dentro per circa un’ora e avevo detto a tutti di avere solo una ricetta.

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2 risposte a “Cap 2 – Nuova versione – Il Dottor Fabiani

  1. sei proprio un bel personaggio-sai manipolare la gente e soffri di mancanzadi MCI!!!! hahaha

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