Cap 24 – Lezioni d’amore

“Vedi Stefan, dal mio punto di vista il tuo errore è credere che la donna ti stia facendo un piacere a stare con te, che sia una sorta di concessione o regalo. In realtà tu devi metterti in testa che se lei ha deciso di venire a letto con te, è semplicemente perché tu le hai dimostrato che meglio di te non può avere, e che è assolutamente ovvio che voi due facciate sesso insieme. Mi capisci?”

Stefan accenna timidamente un sì con la testa e volge il suo sguardo fuori del finestrino. I suoi occhi vagano raminghi nel girone infernale della zona industriale, ove giovani donne espongono il loro corpo per il ludibrio e sollazzo di uomini senza dignità.

Occhi tristi, strappati alla loro giovinezza dalla folle utopia del benessere, occhi senza lacrime, sprecate per lavare dal viso l’offesa loro inferta dall’ipocrita coraggio del conquistatore a pagamento, per strappare dall’anima il segno indelebile della violenza lenita dal denaro.

È il triste mercato dei corpi, la macelleria a cielo aperto di una società che non ama i suoi figli, che non parla loro di valori differenti a denaro e successo, dove anche un politico, impunemente, può affermare che prostituirsi per ottenere, non solo è lecito, ma anche comprensibile.

Madri, padri, amanti, amici, decine, forse centinaia di persone che hanno visto quegli occhi bambini, quei sorrisi innocenti. Distanti centinaia di chilometri, lasciano ingenui complici o perfidi aguzzini, che il drago banchetti con i corpi e il futuro delle loro giovani rose.

Gli abbaglianti del Mercedes in sosta dal lato opposto della strada sono ancora accesi, ancora qualche minuto di trattativa e anche per stasera la passione animale sarà soddisfatta, giusto in tempo per tornare a casa, baciare sulla fronte l’appassita moglie, e gettarsi stanchi ed affamati sulla pastasciutta fumante.

La macchina ora corre silenziosa lungo la triste tangenziale ovest della città, a destra e sinistra vedo solo capannoni, alcuni ancora illuminati, altri semplicemente silenziosi, edificati come statue senza tempo, scrigni di un immaginario raccapricciante, fatto di sogni infranti, di ricchezza mai raggiunta, di speranze smorzate come fiamme al vento. Sono le folli icone di un progresso cercato senza sosta, altare sopra il quale vite e sorrisi si sacrificano giornalmente.

Sono passati tre giorni dalla cena con i miei, i sensi di colpa non hanno smesso di lacerare mia madre. Bianca non ammette a se stessa di avermi mentito, di avermi detto una piccola ed innocente bugia per attirarmi in una ben congegnata trappola.

“Una madre che mente ad un figlio, che scandalo, mai si è vista una cosa del genere”.

Mi ha telefonato tutti i giorni alle 4, alle 5, alle 5.30, con la voce rotta dal pianto, disperata a suo dire per aver gettato alle ortiche un lavoro durato 36 anni.

Esiste una pozione magica, un sortilegio, un idolo da venerare che mi aiuti a convincere mia madre che realmente non sono offeso, che sinceramente continuo a fidarmi di lei, che il mio sviluppo psicologico non è stato per nulla compromesso dalle sue azioni? Credo di no, quindi vale la pena assecondarla.

Eccomi quindi ingabbiato in uno dei suoi pittoreschi tentativi di scusa, costretto contro il mio volere a partecipare ad una stupida festa, “per ampliare le mie conoscenze, per uscire, per distrarmi”, in realtà solo per lenire il suo senso di colpa, farla sentire con la coscienza a posto, farle poter credere di avermi in un qualche modo aiutato.

Ho deciso di portare con me Stefan, se dovessi annoiarmi o essere cacciato, avrò qualcuno con cui parlare e sfogarmi. Stiamo viaggiando oramai da almeno 20 minuti, il discorso langue. Stefan non è un abile oratore, spesso le parole bisogna cavargliele di bocca.

Fatico a gestire il silenzio, è sempre stato così sin da quando ero piccolo. Il silenzio mi crea imbarazzo, mi rende inadeguato. In uno dei miei sogni più ricorrenti sono nuovamente davanti alla commissione di maturità, mi sento a mio agio, ho studiato a dovere. La domanda che però mi viene rivolta squarcia l’aria come una freccia acuminata diretta al bersaglio. Non sono preparato, in realtà realizzo che non ho mai aperto il libro in tutto l’anno, farò scena muta, verrò bocciato.

Mi sto annoiando, detesto guidare, e mi aspettano almeno altri 20 minuti di macchina; mio cugino Luca vive a Caorle ma nell’occasione saremo ospitati nell’appartamento di una sua incosciente amica a Porto Santa Margherita.

“Io dico che con quattro o cinque piccoli accorgimenti, tu di donne Stefan potresti averne quante ne vuoi”. Attendo alcuni secondi prima di completare la frase, “anche Flavia, ho visto come la guardi, per me ti piace, e non poco”.

Anche se non ne ho l’assoluta sicurezza credo di percepire un piccolo sorriso nel volto del ragazzo.

“È bella, mi dice dopo un po’, e poi è sempre nuda”. Ridacchia in modo sommesso, a volte realmente mi fa tenerezza.

“Se mi permetti un consiglio da amico, tu lo dai troppo a vedere che ti piace. Le ragazze amano le cose più difficili, i tipi meno facili da ottenere, qualcuno che sia servizievole e pazzo di loro lo trovano quando vogliono, mentre tu devi farti desiderare di più, mi capisci?”

“Mi hai chiamato amico, è la prima volta che succede”.

“Mentivo, era per portarti a letto”.

La battuta non viene capita e Stefan lentamente si allontana da me avvicinando le spalle alla portiera.

“E’ uno scherzo, idiota, non ti voglio portare a letto, stai tranquillo”.

“Stefan le donne sono esseri complicati, per riuscire a conquistarle devi prima di tutto riuscire a catturare la loro attenzione, devi riuscire a far capire loro che tu non sei come la massa di sfigati che le vanno a conoscere e sono capaci di parlare solo di lavoro, di riempirle di banalità del tipo “Sei bellissima” e di offrire loro da bere”.

“In questo tu potenzialmente parti molto avvantaggiato, sei molto più originale della stragrande maggioranza di persone che conosco, sei schietto e diretto, non hai paura di niente, questa è una caratteristica che alle donne piace”.

“Quello che ti frega a mio modo di vedere è la fase due, quando devi dimostrare alla ragazza che ha fatto bene a badarti. È come se lei dicesse: tra questi 100 ho scelto te, non voglio pentirmene, dimostrami che sei speciale”.

“Io credo tu sia un po’ carente in questa fase. Il modo migliore per conquistare una donna Stefan è dimostrare di avere un carattere, di non aver paura o reverenza nei suoi confronti, di avere le palle”.

“Le donne sono attratte per natura dal maschio alfa del gruppo, anche se tutte lo negheranno fino alla morte, in realtà è così. Posso assicurarti che davanti a due uomini, uno bello ma con la personalità di un calzino, e uno normale ma con un carattere da leader, che saprà parlare loro da uomo, e trasmettere loro la sensazione di essere protette, la maggioranza di loro sceglierà il secondo”.

“Prendi con le pinze quello che ti sto per dire, vuoi sapere come faccio io a non aver paura delle donne, dell’approccio, del terrore di essere rifiutato?”

Stefan angli occhi fissi su di me, pende dalle mie labbra.

“Mi ripeto centinaia di volte che io sono migliore di loro, che loro sono il mio oggetto, che dovrebbero pagarmi per avermi”.

“Agli inizi era ancora peggio, un secondo prima di conoscere una donna dicevo a bassa voce “adesso vado a conoscere la sciacquetta della serata” e poi mi buttavo”.

“Quando io mi avvicinavo ad una donna, lo facevo in uno stato emotivo molto prossimo alla rabbia nei loro confronti. Mi sentivo davvero migliore, per me le donne erano delle assolute nullità, puri oggetti a cui dovevo solo dimostrare di essere il meglio sulla piazza”.

“Adesso non uso più questo metodo ma credo che a te tornerebbe utile a volte”.

“Prendiamo ad esempio il tuo rapporto con Flavia: tu Stefan la sua attenzione la hai conquistata, anche l’altro giorno se ti ricordi, ti ha detto di sederti in parte a lei, cioè ti stava dando del credito, ti stava dicendo “Stefan, ti offro la possibilità di giocartela, di conquistarmi”.

“Il problema è che tu rimani in silenzio, la fissi e ti estranei dal mondo, non le stai dimostrando quello che vali, anzi le stai dicendo “sei così bella che non riesco a parlare, sono qui che sbavo per te”.

“Altro aspetto che dovresti un po’ sistemare…anche se tutti gli uomini conoscono le donne per portarle a letto, se una donna percepisce che tu sei da lei per quello, ti brucia. Quando sei con lei non smetti mai di guardarle le tette, insomma..Flavia ha degli occhi davvero belli, cerca di stupirla la prossima volta, guardala negli occhi”.

“Perché mi stai dicendo questo?”

“In realtà non lo so, gli rispondo, credo tu sia un bravo ragazzo..e poi sai che ti voglio portare a letto”.

“Questo discorso non mi piace”.

Scoppio a ridere.

“Quando poi sei riuscito a farle capire di aver investito bene, nei confronti dell’uomo giusto intendo, è il momento in cui devi far star bene una donna, devi farla divertire, lei si deve sentire a suo agio con te”.

“Hai magari delle storie divertenti da raccontare? Riesci a farla ridere con delle battute? Ricordati che se una donna ride con te, è praticamente nelle tue mani”.

“Supponiamo che io sia Flavia, raccontami qualcosa di divertente”.

Rimango in silenzio per alcuni secondi, non ricevendo alcuna risposta mi volgo nuovamente verso Stefan, i suoi occhi sono puntati fissi verso il mio petto.

“Mi stai guardando le tette presumo”.

“Credo di sì in effetti, mi hai detto di essere Flavia e..ehm, sì no”.

“Sì No….splendido”.

“Coraggio, una storia divertente!”

“Una volta ho fatto una puzza in ascensore e la ragazza accanto a me ha quasi vomitato”

Lo fisso con incredulità: “Ok, questa è una storia bellissima ma eviterei di raccontarla ad un primo appuntamento”

“Vuoi che ti dica una delle mie storie di sicuro successo con le donne?”

“Mi piacerebbe!”, esclama entusiasta.

“Troppo tardi, siamo arrivati”.

Parcheggio la macchina e mi avvio con il mio fido scudiero verso il condominio della festa.

Suono tutti i campanelli anche se il cognome della padrona di casa mi era stato correttamente comunicato, adoro fomentare risse tra i vicini.

Saliamo le scale sino ad incontrare l’appartamento della festa. Sul pianerottolo una bella ragazza è intenta a scusarsi con i dirimpettai per il disturbo arrecato.

Con lei c’è anche mio cugino, appena mi vede mi fa cenno di aspettare.

Luca mi si avvicina rapidamente “Non fare il tipo raro che poi le fighe se ne vanno” mi dice e poi rivolgendosi a Stefan si presenta stringendogli la mano.

“Promesso” rispondo “parola di lupetto”. Rimane interdetto poi mi abbraccia e torna a dare man forte alla ragazza.

La festa è come me la ero immaginata, noiosa; a parte la padrona di casa non ci sono ragazze degne di nota, propongo a Stefan di giocare ai “barboni affamati”.

Mi avvicino al buffet e comincio ad ingurgitare tutto quello che trovo. Mangio come un maiale, senza averne voglia, senza un motivo vero. Stefan non è da meno, un trita rifiuti non avrebbe svolto un lavoro migliore. Afferro delle pizzette che cerco di nascondere nelle tasche dei jeans del mio compare. il pomodoro lorda le mie mani e rende impresentabili i suoi jeans.

Lo spettacolo viene notato dalla padrona di casa che si avvicina “Non mangi da un anno?” mi chiede con un mezzo sorriso.

Guardo Stefan per un secondo, gli sorrido, spero abbia capito le mie intenzioni, è ora di dimostrare sul campo la lezione teorica.

“Ma guarda, la ragazza che litiga con i vicini arrabbiati perché lei suona loro il campanello e poi scappa” le rispondo.

Rimane sconcertata per qualche istante poi scoppia a ridere.

“Sei un bastardo! sei stato tu?”

“Solo tecnicamente, perché moralmente non avrei voluto, sfortunatamente sono vittima di uno spirito maligno che mi obbliga a suonare i campanelli, rivelare al mondo segreti inconfessabili come il sesto segreto di Fatima e limonare ma sempre senza lingua”

“Non mi dire, e come si chiamerebbe questo spiritello?”

Sgudibla”.

La sua risata è fragorosa e cattura l’attenzione di tutti gli invitati

“Cerca di non mettermi in imbarazzo”, le dico, “poi ci cacciano e saremo costretti a passare la notte in giro per questa metropoli a suonare campanelli”.

Ride ancora e mi afferra per un attimo il braccio.

Sono riuscito a conquistare la sua attenzione, non le ho detto che è bella anche se lo penso, non abbiamo parlato di cose banali. Ha riso mentre la prendevo in giro, la cosa le è piaciuta tanto che si è avvicinata a me, anche fisicamente.

“Sei il cugino di Luca” mi dice, “ho sentito parlare di te”.

Gioco in casa, vado con un classico: “Se è per quella storia ti giuro che la tipa mi aveva giurato di essere maggiorenne”.

Ride ancora, buon segno.

“Io sono Cristina” dice allungando la mano.

Afferro la sua mano le rivolgendole il palmo verso il basso comincio ad osservarla.

“Cosa c’è?” domanda con un minimo di apprensione.

“Guardavo le tue dita, sono veramente tante, quante saranno? almeno 9 direi”.

“Sono 10”

“Ma scherzi? Così tante? ma è sempre stato così o te ne sono cresciute nel tempo?”

“Sei proprio scemo” dice lei e ancora una volta mi colpisce con dolcezza la spalla.

Il dialogo surreale sembra divertirla, decido di indagare un po’ di più.

“Voglio essere subito sincero e ti parlo da uomo a uomo, se sei venuta a conoscermi solo per avere il mio corpo, mettiti in fila” le dico.

“Come hai fatto a scoprirmi” risponde divertita lei.

“Non sei la prima, ma guarda che sono molto difficile io, non è che mi concedo tanto facilmente”.

“Dovrò proprio impegnarmi allora”, ribatte.

“Facciamo un patto: ti metto in prima posizione nella mia waiting list, prima di Angelina Jolie e Amanda Lear, se mi racconti a chi hai rubato quel modo assolutamente affascinante di sorridere che hai”.

Colpito nel segno, spiazzata ancora una volta.

“Cosa ha di speciale il mio sorriso?”

“Ti racconto una cosa, quando prima siamo arrivati nel pianerottolo tu, se ricordi, stavi litigando con i vicini perché sei una peste che suona i campanelli e scappa”.

“Esatto”, risponde, e ride ancora.

“Tu ti sei girata per un secondo e mi hai sorriso ed io in quel momento ho deciso che avrei dovuto assolutamente conoscerti. Il tuo sorriso è diverso, è sincero…tu sorridi anche con gli occhi, e questo è raro, e nel contempo affascinante”.

“Ma non è vero, figurati se lo hai notato”.

“Lo ho notato eccome, ho anche continuato a fissarti mentre Luca mi parlava, speravo anzi ti girassi ancora”.

“Ma dai! non è vero”. Questa volta vi è molta complicità in quello che dice, è lusingata ma non lo vuole ammettere.

“Però se non fossi venuta io a conoscerti, tu ti saresti ingozzato e poi magari anche ubriacato”.

È il momento di cambiare marcia, la fisso negli occhi, le sorrido e dopo una pausa le espongo il mio punto di vista: “Io non sono abituato a lasciare le cose a metà, ti ho notata subito e sarei venuto a conoscerti perché sarebbe stato da pazzi non farlo. Mi ha colpito il tuo sorriso ma soprattutto mi sta piacendo molto parlare con te ora, cosa che conferma la prima impressione che avevo avuto”.

“Non sono il tipo che racconta balle, anzi diciamo che non potrei definirmi una persona molto accondiscendente, non faccio complimenti a vanvera e soprattutto rimango a parlare con una donna solo se ne vale la pena, di belle donne è pieno il mondo, di donne interessanti no”.

“A volte uno è fortunato, e trova entrambe”.

Lei rimane in silenzio, è il momento di smorzare il complimento: “come sarebbe capitato se io avessi conosciuto quella tipa e non te”, lo dico indicando una ragazza cicciottella che sta parlando con mio cugino in quel momento.

La risata e l’ulteriore schiaffo sulla testa mi confermano ancora di essere sulla buona strada, è ora di chiudere.

Mi fissa per alcuni secondi rimanendo in silenzio, noto che per un attimo si mordicchia il labbro inferiore.

“Smettila di guardarmi così” le intimo.

“Perché?” domanda “come ti starei guardando?” continua.

“Senti, ho già una mezza elezione, se continui così finisce male”.

“Hai cosa?” domanda lei “Una elezione?”

“Mezza, ad oggi” rispondo.

“Tu non sei normale” mi dice.

“Pensa un po’ quanto normale sei tu che stai passando il tuo tempo con me” rispondo.

“Hai ragione anche te” riflette ad alta voce.

“Chi va con lo zoppo arriva tardi” le dico in tono solenne.

“La conoscevo in maniera diversa..chi va con lo zoppo impara a zoppicare” dice lei divertita.

“Già in principio volevo imparare pure io a zoppicare ma poi ho avuto un po’ di problemi con la schiena e quindi ho preferito camminare normale ma aspettare lo zoppo, il problema è che lui va molto lento e quindi arriviamo spesso tardi”. “Pensa che per arrivare a questa festa siamo dovuti partire un’ora prima del previsto”.

Il suo sguardo è di chi si è perso nel deserto.

“Sei qui con qualcuno?” domanda.

“Con lo zoppo” rispondo ed indico Stefan.

“Lui sarebbe quindi uno zoppo”, trattiene le risate a stento.

“Stefan è vero che sei zoppo?”

“Dalla nascita” risponde prontamente, adoro quando mi fa la spalla correttamente.

“..e una volta ho fatto una puzza in ascensore e la ragazza accanto a me ha quasi vomitato” conclude.

Lei sgrana gli occhi incredula: “Come scusa?”

“Nulla, non è importante, dicevamo che è zoppo, ma non amiamo pubblicizzare la cosa perché mi secca che mi vedano con uno zoppo, sai voi giovani d’oggi, pensate subito che anche tu sia zoppo se ti vedono con uno zoppo”.

La mia spiegazione non fa una piega, ne sono orgoglioso.

“Potrei odiati o perdere la testa per uno come te lo sai?” dice lei fissandomi.

“Lo sapevo, vuoi limonare con me”.

“Ti sembrano cose da dire???” risponde lei in un tono che è già un sì.

“Ti parlo come un amico può parlare alla figlia del fratello dell’amico del postino conosciuto online durante una chat erotica” le dico afferrandole le mani e girandola leggermente verso di me.

“Ok” risponde lei, “capisco la profondità e la solennità della cosa”.

“Mi compiaccio” rispondo “io odio la maggioranza di queste persone, ti dirò che per il 90% non le conosco”. “Se rimango qui 10 minuti ancora finirò per mangiare tutto quello che è rimasto e passare poi agli alcolici con esiti imprevedibili”. “Se invece adesso io e te ci baciamo, facciamo la cosa che entrambi desideriamo e non avrai sulla coscienza il fatto che io sia diventato un ciccione dopo questa festa”.

“Ti elenco quindi alcuni buoni motivi per cui io e te dovremmo baciarci” continuo.

“Ti ascolto” risponde “sono curiosa di conoscerli pure io”.

  1. Ovviamente ti piaccio
  2. Ovviamente ti sto simpatico
  3. Altrettanto ovvio che tu abbia capito che sono un vero uomo, uno di quelli che fumano, bestemmiano, non ballano, si ubriacano e picchiano i bambini
  4. Direi che anche tu ti stai annoiando
  5. C’è un gran feeling tra di noi
  6. Poi ovviamente ti piaccio

“Questo lo hai già detto” risponde seria.

“Già è che io ti piaccio molto” le rispondo.

“Sei molto sicuro di te” afferma.

Mi avvicino alle sue labbra, lei non si sposta. “Chi io? Scherzi?” sussurro.

Sorride.

La bacio.

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12 risposte a “Cap 24 – Lezioni d’amore

  1. Wow , questo si che è un bel capitolo ! Dovresti pubblicizzarlo ovunque, il genere maschile guadagnerebbe punti !

  2. 🙂 trovi? …quindi anche tu non sei per l’approccio “ciao sei bellissima stasera 😉 Vediamo come Stefan riuscirà a fare propri gli insegnamenti…magari evitando il racconto dell’ascensore, che dici?

  3. a me il racconto dell’ascensore piace ! 🙂

  4. premesso che mi stai simpatico e che non mi stancherò mai di farti pubblicità, condivido il commento di Morgana 😀
    mi diverte leggerti trasmetti emozioni già provate e situazioni, giustamente, estremizzate per non farle riconoscere e perdere nella banalità comune a tutti,
    la rivincita dei “bravi ragazzi” che non lo vogliono essere solo per contraddire la realtà.
    😛 forse ho straparlato…perdono! 😀

  5. 🙂 non vedo di che chiedere perdono, grazie dei complimenti…io non mi stancherò mai di riceverli. C’è molto istinto in quello che dice o fa il protagonista..il che si traduce spesso in situazioni potenzialmente comuni a tutti, ma che quasi sempre prendono una piega non banale (almeno..è quello che spero di vedere e creare). Anche nell’approccio con le donne..non si cerca la banalità ma qualcosa di istintivo e nuovo..

  6. Bel capitolo, il protagonista quando vuole sa essere un vero latin lover, altro che approccio del sipermercato! 😀

    • Credo abbia sperimentato un po’ di tutto..dal supermercato alle cose un po’ più complesse…ciò nonostante, se ricordi, vi sono 2 fantasmi nel suo passato Anna ed Elena…prima o poi torneranno

  7. che carino!!!!!!!!

    (bella la prima parte a cui va un serio elogio!! davvero)

    stefan confermo che sia zoppo non solo alle gambe…

    ma il nostro protagonista quando si parla di belle ragazze guarisce miracolosamente dalla MCI!

    si può fare una domanda anche all’autore?
    ma tu corteggi così?
    formidabili le battute!

    (divertenti e azzeccate come sempre le foto che fanno antitesi)

  8. ah…ehm… quoto Morgana!!
    😀

  9. 🙂 allora…che rispondo? Diciamo che difficilmente avrei scritto senza un minimo di esperienza..insomma…ci siamo capiti.
    ..e che lui guarisca dalla MCI è vero…e qui apriamo nuovamente la questione..esiste o no questa strana malattia?
    A presto

  10. Pingback: Cap 33 – L’usignolo | Blog di un libro

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