Cap 28 – La telefonata

Egregio dottor Fabiani

Le scrivo questa mail sostanzialmente perché non ho molta voglia di passare un’ora nella sala d’attesa del suo ambulatorio, circondato da vecchi litigiosi e malaticci. L’ultima volta mi sono fatto prendere troppo la mano, e mi sono ritrovato a litigare con una poco amabile signora, che sosteneva a gran voce che io fossi una sorta di anticristo, sceso sulla terra per rubarle il posto nella fila. Dopo avermi bollato come “ignorante di ritorno”, e aver minacciato di picchiarmi con il tacco della scarpa, ha deciso di soprassedere solo grazie al salvifico intervento di tale signora Adele, che ha ricordato alla combattiva amica come entrambe fossero compagne di mia madre in un corso di ceramica.

Pertanto prima di imbarcarmi in un’altra estenuante attesa, e affrontare nuovamente tale orda barbarica, credo sia il caso di capire se lei realmente sia in grado di aiutarmi.

Le faccio un breve riepilogo di quanto mi è successo nelle ultime settimane. Il primo passo è stato ammettere di avere un problema, nel caso specifico questo ostacolo per me ha un nome preciso: MCI. Stanco di vivere in una sorta di limbo fatto di indecisione e casualità, ho deciso di affrontare il problema rivolgendomi ad alcuni esperti. Dapprima ho incontrato un life coach che si è rivelato essere un emerito buffone, poi mi sono rivolto ad un amico prete, il quale non ha saputo darmi un supporto realmente utile e concreto. A tutto questo aggiunga che ho passato giornate altalenanti, caratterizzate da momentanei innamoramenti per soluzioni dimostratesi poi assoluti fracassi. Dopo una lunga riflessione, supportato in questo non solo dalle parole di Bianca, ma anche dal ricordo del prezioso aiuto che ha saputo darmi in occasione della terribile epidemia che ci colpì un po’ di tempo addietro, le chiedo sinceramente…lei mi può prendere in cura? Può fare qualcosa per la mia MCI? Attendo una sua telefonata quanto prima.

Un cordiale saluto.

Invio la mail al Fabiani alle 3 del pomeriggio; anche se non mi aspetto da lui una risposta immediata, mi siedo sul letto e comincio a fissare lo schermo del telefono.

Il primo check lo effettuo dopo 5 minuti: chiamo il mio cellulare dal telefono di casa, la chiamata entra normalmente. Un po’ affranto mi distendo nuovamente nel letto. Gioco per un po’ con Topple, ben presto mi stanco e provo a concentrarmi sulla lettura di un libro. Le dotte elucubrazioni dell’autore mi fanno ben presto cadere in un sonno profondo dal quale mi desta il Va’ Pensiero del mio iPhone.

“Non ho ancora cambiato suoneria al telefono” rifletto, “è l’ultimo retaggio del mio fugace innamoramento padano”.

“Che vuoi?” rispondo brusco.

“Ciao sono Stefan da Giussano”

“Ciao Stefan da Giussano, che vuoi? Sto aspettando una telefonata importante, non posso perdere tempo con te”.

“Volevo sapere quando comincerà la nostra battaglia contro i nemici della Padania”

“Stefan, voglio essere sincero, ci ho ripensato un po’ in questi giorni e sono giunto alla conclusione che non continuerò la lotta per la Padania e cercherò di concentrarmi su cose più serie”.

“Mi stai dicendo che non siamo più padani e non andremo più a caccia di draghi?”

“Per il momento no, magari più avanti”.

Dall’altro capo della cornetta cala il silenzio. Percepisco il respiro di Stefan, mi sembra di averlo davanti, nuovamente serio, chiuso a riccio, una piccola bomba pronta ad esplodere. Si blocca per due volte in procinto di dirmi qualcosa. Riconosco questi suoi silenzi.

“Dimmi” esordisco “ti conosco, vuoi dirmi qualcosa”.

Si schiarisce la voce, riesco a sentire la sua agitazione che cresce.

Alla fine si decide: “E’ che a volte non capisco, mi dici certe cose, poi il giorno dopo cambi idea, poi magari torni sui tuoi passi, ed io ci rimango male perché credo tu sia un’ottima persona, con delle bellissime intuizioni, però non riesco sempre a comprenderti, ho sempre paura di sbagliare perché non è evidente dove tu stia realmente andando. Ami una cosa per un giorno e il mattino dopo la hai già accantonata, così a me capita di decidere di seguirti, di appassionarmi ad una tua iniziativa, per poi trovarmi a mani vuote, perché tu ti sei stancato. A volte è…frustrante” .

Sorrido. Alla fine anche Stefan è riuscito a dirmi quello che mio padre, mia madre e molte altre persone sostengono da tempo. Sono un racconto incompiuto, sono un vulcano che erutta idee, propositi, progetti senza sosta, investo energia e tempo creando bolle di sapone, splendide ma volatili. Non c’è continuità in tutto quello che faccio, appena le cose si fanno difficili mi arrendo, perché nel mentre ho dato vita a mille altre iniziative che mi offrono la scusa per poter girare le spalle ancora una volta, a quanto ho iniziato.

“Credo tu abbia ragione questa volta Stefan”. Non riesco a dirgli nient’altro, a volte è difficile guardarsi allo specchio. Se noi siamo davvero il risultato della relazione con un’altra persona, è il caso che capisca che il feedback che ho appena ricevuto richiede una risposta che implica un cambiamento, è l’unico modo di fuggire dal loop eterno delle mie equivoche coazioni a ripetere.

“Non vorrei ti fossi offeso”.

“Figurati Stefan, ero solo assorto per un momento nelle mie riflessioni. Usciamo a bere qualcosa domani se sei libero, che ne dici?”

“Mi piacerebbe, domani ti chiamo”

Salutato Stefan ripiombo dopo poco in uno stato catatonico, di cucinare non ne ho voglia e i pochi Grisbì al cioccolato che recupero dalla scatola lasciata sul comodino, mi calmierano la fame. Guardo la tv, idiozie ovunque, gente felice, disposta ad umiliarsi per il denaro.

Forse è facile criticare quando davvero non sei dentro ad un certo meccanismo, magari davanti ad una offerta importante, potrei cedere pure io.

Mi addormento pensando ad Asia, mi capita spesso ultimamente, vorrei sognarla, ma ho paura che mi possa mancare, di soffrire per lei, di rovinare qualcosa che veramente non ho mai avuto il coraggio di cominciare.

Il Va’ Pensiero mi sveglia alle 3 in punto.

Ci metto un attimo per realizzare cosa stia succedendo. Osservo con attenzione lo schermo del telefono, mi chiamano dall’ambulatorio del Fabiani.

“Parla Fabiani, come stai? Stavi dormendo? Spero di no..”

L’istinto mi direbbe di porre in evidenza con forbite e amabili parole, come negli anni la santa madre del dottore si sia dedicata al sollazzo di intere tribù di berberi urlanti, ma la stanchezza e la curiosità hanno il sopravvento.

“Sono le 3 del mattino” rispondo “perché mi sta telefonando a quest’ora dottore?”

“Ho una proposta da farti..credo ti piacerà” mi risponde.

“Non farò sesso con lei” ribatto.

“No no, non è questo”

“E nemmeno accetterò di fare l’amore con sua moglie mentre lei filma il tutto” continuo.

“Non è nemmeno questo” dice “la proposta riguarda la tua MCI, credo di poterti aiutare”.

Mi metto seduto sul letto, “la ascolto”.

“Credo di aver trovato in un libro qualcosa che potrebbe fare al caso nostro”

“Nostro?” rispondo perplesso.

“Sì nostro perché tu potresti guarire cosa che automaticamente mi convertirebbe in unico esperto al mondo di MCI, il che tradotto potrebbe significare per me: una svolta professionale, soldi, fama, molto bunga bunga e forse anche un calendario di nudo come quello di Gabriel Garko per Max”.

L’immagine del Fabiani in un calendario di nudo mi diverte, decido di approfondire la tematica.

“Mi descriva gennaio” inizio.

Passano alcuni secondi e poi risponde “Gennaio lo vedo bianco..con la neve”.

“Banale” lo interrompo, troncando sul nascere la spiegazione.

“Già..forse hai ragione. Beh a Gennaio bruciano la Befana..potrei essere nudo in una pira.

“Lei ha 61 anni..sicuro che le persone la vogliano vedere nudo?”

“Gabriel Garko lo hanno visto nudo”.

“Caspita sì..ma lui è bello”

“Con Photoshop si fanno miracoli al giorno d’oggi..continuiamo”

“Ok, Febbraio” dico

“Febbraio…carnevale…Venezia…ci sono, io che esco da uno dei canali di Venezia”

“Nudo”

“Nudo”

“E con la leptospirosi”..

“Sono un medico”.

“Ok, andiamo avanti, marzo”

“Marzo…marzo pazzerello…io che corro nudo per il parco con un cappello da Napoleone in testa in un parco affollato”.

“Efficacie..immagine incisiva” ribatto.

“In Aprile – dolce dormire – mi vedo completamente sotto le coperte”.

“Cioè..la foto sarà di una coperta” dico.

“Esattamente” ribatte.

“Quest’uomo ha qualcosa di geniale” rifletto..

“Saltiamo a novembre perché vorrei tornare a dormire”

“Allora novembre non ci ho ancora pensato ma a dicembre mi metterò a cavallo o di un bue o di un asinello o di una stella cometa”.

“Opterei per l’opzione tre, più innovativa” rispondo sicuro.

“Ottimo allora” risponde il Fabiani “calendario organizzato, non ci resta che vederci domani”

“Domani?” ribatto interdetto.

“La tua MCI!” mi grida al telefono.

“Giusto..la MCI..e chi ci pensava più..”

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7 risposte a “Cap 28 – La telefonata

  1. in effetti dopo le foto del calendario “nudo” del dottor Fabiani…verrebbe uno shock d’amnesia anche a me!
    😀

  2. Il Fabiani è più fuori di testa del protagonista! xD

  3. Adesso le cose si fanno interessanti, sono curiosa di sapere come sarà la cura !

  4. Pingback: Cap 30 – Primi passi a ritroso nel tempo | Blog di un libro

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