Cap 40 – La luce in fondo al tunnel

Di argomenti per il Fabiani ne ho a bizzeffe: dovrò raccontargli che non ho seguito alla lettera il suo rituale, che ho visto tre demoni, e soprattutto cercherò di confrontarmi con lui su quelli che sono stati i miei tentativi di combattere i mostri.

Non male come programma, speriamo che i minuti che mi dedica siano sufficienti. Decido che è il momento di dare il colpo di grazia alla Barba, la indosso per la terza volta consecutiva, se non la lavo, la prossima volta verrà lei a cercarmi.

Vorrei che il Fabiani mi vedesse un po’ elegante, mi sembra quasi di doverglielo. È una questione di rispetto: lo ricevo da parte sua, che puntualmente mi accoglie nel suo studio, sempre (o quasi) impeccabilmente vestito, ma non lo restituisco, e questo comincia a pesarmi.

Un paio di Prada e una Barba non cambiano una persona, di questo sono consapevole, ma in un rituale sociale delimitato da comportamenti e aspettative, non è sbagliato adeguarsi in alcune occasioni.

Tanto per essere chiaro, se qualcuno venisse al mio funerale in infradito e canottiera, la prima cosa che farei, una volta divenuto fantasma, sarebbe di spaventarlo ogni notte con grida, apparizioni e rumori di catene; avrò tempo di fare l’hippy quando andrò ad Ibiza, dal Fabiani sarà il caso di presentarmi in modo coerente.

Parcheggio la Graziella al solito posto e mi guardo intorno alla ricerca della Donna Poncho; la prima volta che la ho vista è stata proprio qui, ma oggi di lei non c’è traccia.

In compenso noto uno strano via vai di gente, poco comune vista la zona, e soprattutto l’ora. Guardo l’orologio, sono in anticipo di circa 20 minuti, decido di seguire la massa per capire che cosa stia succedendo.

Mi rendo conto che le persone stanno muovendo verso la piazza del municipio, molti sono armati di striscioni che vanno srotolando man mano si avvicinano. La conclusione che ne traggo è che a breve si terrà una manifestazione, a favore o in contra di cosa, ancora non lo so, ma sono deciso a scoprirlo.

Domando ad un ragazzo che incrocio un po’ di informazioni.

Mi risponde che la gente si è mobilitata per protestare contro il nostro sindaco: sembra che in un “eccesso” di umana solidarietà, abbia deciso di negare la mensa ad una bambina extracomunitaria. La gente ne ha parlato, si è indignata, ed ora marcia compatta per chiedere le sue dimissioni.

Una ragazza che blocco poco dopo, completa il quadro: non solo il sindaco pretende che la bambina non mangi, ma impedisce alle maestre di donare alla piccola il loro pasto.

“Ecco un altro demone” penso, “ci scommetterei il braccio destro di Stefan“.

L’unica cosa che mi rende sereno, è vedere che le persone, a prescindere dal colore politico, si siano comunque mobilitate.

E’ stata una reazione ovvia, sensata, normale davanti a tale scempio. La società ha detto no, si è scandalizzata. Non si è trattato di destra o sinistra, ma solo di buon senso. A muovere tutti costoro è stata la semplice consapevolezza che quando in una società civile viene a mancare una base concreta di rispetto per la persona, di solidarietà verso chi ha realmente bisogno, allora quella società è destinata ad implodere nel suo egoismo, nella perfidia, nella becera e rimarchevole vendetta.

Solo in un film, o un libro, qualcuno potremme  immaginarsi una società così assuefatta alla ignoranza e alla crudeltà, da lasciare che certi personaggi continuino a governare indisturbati.

“Questa è la realtà” penso soddisfatto, “da noi certi meschini, corrotti, corruttori, imbroglioni sono cacciati via a pedate”.

L’orario dell’incontro è prossimo, anche se a malincuore, me ne torno verso lo studio.

Arrivo giusto in tempo per vedere la porta del consultorio aprirsi. Fabiani mi osserva da capo a piedi per due volte prima di tendere la mano e salutarmi.

Ci accomodiamo in silenzio, lui legge un’ultima volta i suoi appunti, poi esordisce come da copione: “Mi dica, come ha trascorso la settimana”.

Cerco di essere il più chiaro possibile, peso le mie parole per evitare fraintendimenti, sarebbe del tutto disdicevole entrare da un medico per liberarsi dalla MCI, ed uscire con la camicia di forza a causa di confessioni mal esposte.

Un po’ in imbarazzo gli comunico che ho volutamente saltato la cura in almeno due occasioni, la cosa non sembra turbarlo più di tanto, l’unica cosa che si limita a domandare è se io abbia notato ricadute o cambi repentini.

“No, direi di no” rispondo sinceramente, e lui mi fa cenno di proseguire.

Gli racconto del mio strano incontro al mercato, ma mi blocco al momento di descrivere per filo e per segno la trasformazione cui ho assistito.

“Mi dica” mi esorta “le assicuro che non vi è nulla di strano, e nulla di ciò che mi racconterà potrà turbarmi, vada avanti. Mi stava dicendo che questa donna inveiva contro di lei, e poi?”.

“…e poi, cavolo..non so come dirglielo. E poi si è trasformata in un cavallo”.

Mi aspetto di vedere il dottore chiamare ed ordinare un TSO, ma rimane impassibile a fissarmi. Appunta qualcosa sul notes e mi chiede di procedere.

Un po’ rinfrancato, continuo con il riassunto delle ultime vicende, gli parlo della notte del giovedì e di come io abbia cercato di salvare il marito della donna cavallo utilizando un fucile a pallini, poi gli racconto dell’uomo Rospo ed infine della Donna Poncho.

Alla fine mi guarda ed accenna un sorriso, rilegge i suoi appunti e sorride ancora.

Valuto se rompergli il naso scaraventandogli un libro con tutta la mia forza, decido di passare.

Questa volta è lui a parlare. “Mi sembra di vedere che lei abbia fatto acquisti ultimamente. La felicito per la sua Barba, un’ottima camicia, anche se, se lo lasci dire, spendendo la metà potrebbe avere qualcosa di più suo, personale, speciale solo per lei”.

Il bordo della giacca si sposta quel tanto da mostrare chiaramente le iniziali ricamate della camicia.

Il figlio di buona donna ha visto che gliela stavo adocchiando, e mi ha preso in castagna.

“Se le interessa posso darle il numero della camiceria dove le mando a fare, vicino a Treviso”.

“Volevo qualcosa di elegante”, rispondo, “è stato come un regalo che mi sono fatto, sentivo il bisogno di…dirmi che mi merito qualcosa”.

Il dottore mi guarda quasi compiaciuto.

E’ lui quindi a prendere l’iniziativa. “Mi permetta quindi di fare un piccolo riassunto della situazione” dice, “e come sempre, si senta libero di interrompermi qualora la mia ricostruzione sia errata, o manchi di qualche dato importante”.

“Lei è qui per curarsi dalla sua mancanza cronica di iniziativa. Siamo partiti parlando dei suoi affetti. Nel corso dei nostri incontri abbiamo scoperto che la famiglia che tanto idealizzava, nascondeva un qualcosa, giusto?”

Non mi lascia il tempo di rispondere, ma in effetti sta dicendo cose sensate.

“Investigando abbiamo scoperto l’esistenza di una madre che, nel tentativo di far capire al figlio l’importanza dello studio, della dedizione al lavoro e dell’importanza del sacrificio, si è trasformata in una sorta di aguzzina. Non in realtà, sia chiaro, ma così è stata interiorizzata da quel ragazzo, ovvero lei. Con gli anni, la voce di sua madre è divenuta così pressante e onnipresente, che le ha impedito di imparare a gioire delle cose. Un giorno credo, si è definito incapace di provare piacere per le cose, giusto?”.

Taccio ancora.

“Cosa mi dice di suo padre, non ne abbiamo mai parlato”.

Penso per un attimo alla figura di Ioli, a quanto ha faticato per costruire quello che ora possiede. Me lo ricordo tornare a casa stravolto dal lavoro ed avere la forza solo per mangiare e trascinarsi a letto. Mai una serata con gli amici, un cinema, una pizza, solo lavoro, dedizione, e qualche settimana di vacanza all’anno.

Tempo per me, davvero poco, ma più in generale, tempo per se stesso, praticamente nullo.

“Ioli lavora sempre molto, arrivava stanco e alle 9 era a letto” rispondo con voce sommessa.

“Possiamo quindi definirlo..un padre, assente?”

“..ha molte cose da fare, per mantenerci…”

Fabiani tace e continua a fissarmi, il suo sguardo mi perfora la carne e si fa insostenibile.

“Io adoro mia madre, e mio padre, e li stimo entrambi” rispondo.

“Non è quello che le ho domandato. Non stiamo ponendo in dubbio la qualità dei suoi genitori. Cerchiamo solo di capire come si sia plasmato lei in funzione dei loro comportamenti, soprattutto perché si ricordi, lei era un bambino, incapace quindi di comprendere appieno certe dinamiche familiari e affettive”.

“In questo caso, direi di sì allora, probabilmente Ioli è stato un po’ assente nella mia vita”.

“Certo” risponde, “è coerente”.

“Torniamo a lei. Questa situazione, un padre assente, e una madre vissuta quasi come aguzzina, hanno generato in lei una confusione di ruoli, attribuzioni ed aspettative. La confusione di cui parliamo” continua, “non è però data da una intrinseca mancanza di qualità, ma dal fatto che certi suoi plus sono stati nascosti, per far spazio ad immagini idealizzate di lei che abbiamo già individuato. In una delle ultime volte abbiamo distrutto la sua idea di essere una sorta di supereroe, di poter controllare le menti altrui, di essere bello, e abbiamo cominciato a fare luce su altri aspetti positivi che le persone accanto a lei le riconoscono: lei è onesto, sincero, ha il dono speciale di vedere più chiaramente l’anima e la sostanza delle persone”.

“Oggi mi racconta che la sua sensibilità nel vedere il bene delle persone, vale anche per gli aspetti negativi. Lei li ha chiamati demoni, di sicuro…mi lasci controllare” sfoglia gli appunti, “la donna cavallo stava manifestando atteggiamenti razzisti, il Rospo era alquanto…ignorante, e la Donna Poncho, si commenta da sola”.

“Tutto questo lei lo ha scoperto..in che modo?”

Non capisco la domanda e rimango in silenzio. È probabile che da me voglia uno sforzo in più dal momento che il silenzio perdura per almeno un minuto.

Cambio posizione sulla sedia e rifletto sulle sue parole.

“Non saprei, insomma giovedì ero al mercato per il rituale, e poi sono andato a salvare l’ometto, venerdì ho deciso di non seguire il rituale e ho finito con il piantare un bacchetto di legno nella mano di uno sconosciuto, e sabato ero a caccia di demoni”.

“Ho deciso, sono andato, ho fatto…tipiche iniziative di chi è affetto da MCI” commenta il dottore, ed il sarcasmo è tutto tranne che celato.

“…forse” rifletto ad alta voce, “il fatto di essermi reso conto che sono in grado di vedere certe cose, mi ha un po’ sbloccato. In effetti” continuo, “sabato sono uscito con un obiettivo, ho cercato un demone, e lo ho trovato…nessuno mi ha obbligato, nel senso, non era previsto dal suo rituale”.

“Rituale che lei ha abbandonato, senza peraltro pregiudicare alcunché” dice il dottore.

“Direi di no” rispondo pensieroso, anche se in fondo sento crescere in me una strana sensazione, un mix di orgoglio e soddisfazione.

“Però non ho sconfitto i demoni” rispondo in uno di quegli slanci autodistruttivi che compio non appena mi rendo conto di aver fatto qualcosa di buono.

“Dia tempo al tempo” risponde il Fabiani che continua “lei ha fatto dei progressi, credo se ne stia rendendo conto. Abbiamo fatto luce all’interno della sua stanza, abbiamo messo ordine. Lei adesso sa quello che realmente è capace di fare e spero, con il tempo, anche quello che non è capace. Negli ultimi giorni ha preso delle iniziative, alcune grandi altre più piccole, ma non creda per questo meno significative. Si presentava da me come un hippy, oggi si è presentato come un uomo, senza che io le abbia detto nulla”.

“Le faccio una proposta: questa settimana lei ha un unico compito, smetta pure con le pastiglie. Ne mangi una solamente venerdì. Voglio che lei contatti questa persona, si fa chiamare Scrid e vorrei che la incontrasse”.

Mi allunga un foglietto in cui vi è appuntato un numero di cellulare e il solo nome Scrid. Mi stupisce che lo avesse già pronto, non ho visto mentre lo scriveva ma è stato molto celere nel cogliere il momento adatto per consegnarmelo. Sembra quasi che si aspettasse le mie parole.

“È una mia paziente, non è affetta da MCI ma da qualcosa di diametralmente opposto. Sono certo che entrambi potrete trarre qualcosa di buono l’uno dall’altro. La veda e poi lunedì prossimo tornate insieme da me, stessa ora. Sarà il nostro ultimo incontro, che gliene pare?”

Quali sono le reazioni tipiche di un organismo attraverso il quale si manifesta una sensazione come la gioia?

Il cuore batte più forte? La pressione sanguigna aumenta? Non si riesce a smettere di sorridere, si sente una voglia irrefrenabile di gridare, di alzare i pugni al cielo?

Credo di sperimentarle in successione tutte, più volte.

I miei minuti sono finiti, allungo il denaro al dottore che con un gesto mi blocca.

“Se adesso avesse a disposizione quel denaro” mi dice, “come lo spenderebbe?”.

Sembra una domanda trabocchetto, potrei vendergli la storia che mi sono redento e dirgli che li userei per “la pace nel mondo” o “perché sia sconfitta la malaria”, con le varianti rappresentate da cancro, AIDS, pertosse e gomito del tennista. Potrei puntare sull’abolizione della pena di morte o l’acqua nel Sahara.

Alla fine decido di dirgli la prima cosa che realmente ritengo giusta: “Mi comprerei una delle sue camicie”.

Mi sorride e mi allunga un secondo foglietto, questa volta ci sono l’indirizzo, il nome e il telefono della camiceria di Treviso di cui mi parlava.

Il fatto che anche questo foglietto fosse già pronto mi manda su tutte le furie, ho l’impressione che riesca a leggermi nel pensiero.

Valuto se testare il mio bacchetto “scova demoni” anche sul dottore, ma lui mi blocca prima che io decida se attaccare o meno.

“Non sono un demone”, glielo assicuro. “Ho imparato a conoscerla, e se le dico che la prossima volta sarà l’ultima, c’è un motivo”.

Mi sorride, ci salutiamo sulla porta come sempre.

Tornato in strada controllo nuovamente l’ora, la manifestazione è sicuramente cominciata, ma ho tempo di raggiungere il municipio e di aggiungere la mia voce al coro di persone indignate.

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6 risposte a “Cap 40 – La luce in fondo al tunnel

  1. Che emozione!! Per ora mi limito al retwitt, poi, il capitolo me lo leggo stasera con con calma. Posso rilanciare i capitoli con Scrid anche sui miei siti, StoriaContinua e Wiki-Racconti?
    Ciao, libretto,
    a presto.
    Scrid

    • Ciao! Oggi ho semplicemente introdotto il personaggio. La prossima settimana…è tutta tua! 2 capitoli (che però vorrei inviarti prima). Tu ne fai quello che vuoi ovviamente! Bacione

  2. Caro libro è sempre un piacere leggerti!

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