Cap 31 – Ada

Attendo con ansia che qualcosa di davvero devastante succeda, non vi è ragione per cui questo non debba accadere. Come cambierà il mio corpo, la mia mente dopo il primo incontro con il dottore? Sarò in grado di camminare, respirare come prima? Mi avrà forse causato un qualche trauma, magari da oggi comincerò ad udire voci che sempre più insistentemente mi obbligheranno a denudarmi in pubblico proclamandomi Figlio di Dio, o magari più semplicemente mi intimeranno di estirpare con la forza il demonio dagli occhi di una innocente. La paura che mi assale le prime ore dopo la seduta è di quelle che paralizzano.

Mi sento circondato da mille sguardi ostili, tutto ciò che vedo, può rappresentare un pericolo. Il cambiamento, qualunque esso sia, ti porta a rinegoziare il tuo equilibrio con ciò che ti circonda. Tutto ciò che prima era già parte dell’universo delle tue certezze, può manifestarsi improvvisamente come fosse il peggiore dei tuoi mali.

Non è forse questa una delle più grandi paure dell’uomo? Peggiore forse di vedere un vecchio corruttore divenire Presidente della Repubblica? La complessità di quanto ci circonda viene resa accettabile per mezzo delle griglie interpretative della realtà che noi apprendiamo e modifichiamo attraverso l’esperienza. Per un marziano atterrato sul nostro Pianeta, la stretta di mano potrebbe rappresentare un segno ostile, infatti lui, privato di tali schemi interpretativi, non avrebbe modo di capire che in realtà si tratta solo di un modo di salutare.

La mancanza di schemi, di regole, di chiare indicazioni, ma anche l’improvviso cambio di questi meta comportamenti, destabilizzano l’equilibrio che ciascuno di noi riesce ad avere nel mondo. Così, se nella mia personale costruzione di quello che io sono, rappresento e valgo in questa vita, il feedback altrui è parte attiva e generatrice, una risposta incostante da parte dell’altro, o la mia cattiva propensione a decifrare le risposte, possono drammaticamente pregiudicarmi, fisicamente e moralmente.

Cosa accade al bambino abituato a chiedere e ricevere da suo papà un dolce dopo cena, se improvvisamente l’uomo, stanco dopo la giornata di lavoro, e alterato dai due bicchieri di rosso bevuti, invece di esaudire le richieste del piccolo, gli risponde con un sonoro ceffone?

Succede che la realtà, fino a quel momento chiara e lineare, perde per il bimbo i suoi pilastri fondamentali, forza la mente del fanciullo ad una rielaborazione del tutto nuova, in cui la violenza, il dolore, il pianto, non sono più la possibile  ripercussione per un comportamento errato, ma anche la terribile ricompensa per una azione semplice, neutra, come la richiesta di cibo.

Quando la consuetudine viene a mancare, subentra l’ansia, quando sai che qualcosa in te è cambiato, sai che nulla sarà più come prima, che d’improvviso, potrai ricevere un ceffone dalla tua vita, da parte di qualcuno o qualcosa che un tempo ti era amico.

Dopo l’incontro con il Fabiani sono quindi un bambino di 36 anni, che pone il suo piede in un mondo nuovo e sperimenta tutto come se fosse la prima volta.

Questa sensazione in realtà non dura molto, e ben presto scopro che nulla o quasi sembra essere cambiato.

Nessuna delle cose che temevo accadessero in realtà si avvera: l’interazione con gli altri non muta, il mio conto corrente bancario non viene prosciugato, il dottore non mi invia alcun MMS pornografico, non avverto la presenza di un maniaco alle mie spalle. È così che pian piano riesco a rilassarmi e con la mente fissa al successivo appuntamento, anche le giornate in ufficio sembrano pesare meno. Riesco ad arrivare puntuale in 2 dei 4 giorni rimanenti, e il venerdì, a dispetto di una abitudine consolidatasi a regola, esco alle 18, invece di sparire come per incanto alle 13.

Questo inconsueto stato di grazia non passa inosservato, in più di un’occasione mi vedo costretto a negare con forza di essere incinta.

Stefan vi sono molti motivi per cui qualcuno può sentirsi bene e in pace con se stesso, non necessariamente uno deve essere incinta”.

“Tu sembri anche più bello però, ed io so che se vedi una donna felice e bella, allora è incinta, per questo credo che anche tu lo sia, e ne sono felice, l’unica cosa è che mi piacerebbe che tuo figlio portasse il mio nome, in onore a questa nostra fantastica amicizia”.

La dolce follia di Stefan, che in altre occasioni avrei cacciato a pedate da casa, mi fa stranamente sorridere e commuovere, e a nulla vale mostrargli le pastiglie anti epidemia ottenute all’epoca dal Fabiani, per il ragazzo l’unica spiegazione alla mia inconsueta tranquillità, è da attribuirsi alla imminente nascita di un bebè.

Dopo averlo finalmente convinto del contrario, sottoponendomi per ben tre volte in sua presenza, ad un imbarazzante test di gravidanza, decido di approfittare di questo mio fugace momento di piacevole e insperata intelligenza sociale per riallacciare i fili con alcune persone da tempo trascurate.

Passo ben cinque minuti parlando con Quella, che turbata a tal punto dalla mia inusuale gentilezza, fugge piangendo in cerca del conforto e della protezione di Bianca. Allo stesso modo, torno al supermercato vicino casa, per scambiare due parole con Simona, per chiedere informazioni su Baffino, in fin dei conti, uno dei pochi a cui ho voluto davvero bene.

Affrontare queste piccole sfide mi stimola, l’adrenalina scorre nelle mie vene e mi stringe con violenza lo stomaco. E’ molto semplice fuggire innanzi ad un ostacolo, ma spesso risulta altrettanto semplice superarlo.

Giunge così il tanto atteso lunedì che trascorro fantasticando su quanto potrà accadere e su come il dottore potrà condurre l’incontro. Mi rendo conto, forse per la prima volta, di nutrire nei suoi confronti un sentimento misto di stima e rispetto. Ha saputo aiutarmi in occasione della terribile epidemia fornendomi delle pillole miracolose che mi hanno evitato di rimanere incinta, e si è offerto spontaneamente di liberarmi una volta per tutte dalla MCI.

Saluto tutti al lavoro alle 17.30 e alle 17.50 faccio la mia entrata trionfale nella sala d’aspetto del dottore. Non guardo in faccia a nessuno un po’ per maleducazione, un po’ nella convinzione che un giorno una modella ninfomane desiderosa di provare il sesso a tre con la sua migliore amica, ed inspiegabilmente seduta in attesa di una visita del Fabiani, noti il mio atteggiamento di bello e dannato e mi chieda di condividere con lei la sua torbida fantasia.

Sono in procinto di aprire la porta dello studio quando sento una voce.

“Mi scusi”.

Intuisco immediatamente quanto sta per succedere. “Finalmente il giorno è arrivato” rispondo senza girarmi “Sì, farò l’amore con te e la tua migliore amica”.

“…la mia migliore amica ha 72 anni” risponde la donna “Però..contento te…”.

“Accetto la tu perversione a patto che sia tu ad occuparti di lei” le rispondo senza esitare un secondo.

Continuando a darle le spalle e assumendo nel contempo la postura “Sì sono un bello e dannato” fingo di accendermi una sigaretta e di fumarla.

“Che stai facendo?” domanda.

“Fumo”.

“Ma cosa?” ribatte ” non ha nulla in mano..stai facendo finta di fumare”.

“Siamo in un ambulatorio medico, baby” ribatto e lei sembra accettare la spiegazione.

“Credo ci sia un equivoco” azzarda, “Forse sarebbe il caso ti girassi”.

Non riesco a decifrare perfettamente il significato della sua affermazione, ma per la prima volta noto la voce della mia compagna di avventure sessuali, più simile a quella di una dolce nonna che a quella di una focosa ventenne in cerca di sordide emozioni.

Mi giro lentamente e mi trovo per la prima volta davanti ad Ada.

“Ritengo di non essere proprio la ragazza che ti stavi immaginando” mi dice ridendo.

La persona che mi sta parlando è seduta nella stessa seggiola in cui l’ultima volta avevo notato la mamma con il figlioletto imbroglione. Indossa un abito elegante color rosa opaco, due fili di perle adornano il suo collo di pelle avvizzita come un vestito non stirato. Due occhi azzurri mi fissano divertiti, il loro colore è reso ancor più brillante grazie al contrasto con il bianco dei capelli.

Su due piedi valuto che la vecchietta non possa avere meno di 200 anni. Decido che la soluzione migliore per confermare questa mia ipotesi sia quella di tagliare un braccio alla malcapitata, e contare il numero di anelli di accrescimento che negli anni si sono andati formando.

“Vorrei tagliarle un braccio per scoprire la sua età” esordisco con semplicità.

“Ok, a me invece piacerebbe gridare qualcosa vicino al tuo orecchio e calcolare per quanto tempo si sente la eco in quella testa vuota che ti ritrovi”.

“L’eco”.

“Confermo quanto appena detto, eco è femminile”.

“Sublime, lei mi ricorda un vecchio saggio nudista che ho conosciuto in una spiaggia di Barcellona. In realtà il vecchio saggio aveva la barba e il corpo lucido a causa di un olio abbronzante che continuava a spalmarsi con fin troppa cura, e dedizione”.

“Non fraintendiamo però, non sto sostenendo in questo momento che lei abbia la barba, e nemmeno vorrei che lei giungesse alla conclusione che io stia indossando quegli occhiali per vedere attraverso i vestiti e la stia vedendo nuda. Ecco, questo volevo precisarlo”.

“Vorrei anche aggiungere che quegli occhialetti in realtà non funzionano, da quello che mi hanno raccontato, una volta che una persona li indossa, può semplicemente leggere una frase impressa probabilmente sulle lenti che dice “E adesso usa la tua fantasia”.

“Buffo non trova? Non sa quante volte ho pensato di comprarmeli, ma poi ho sempre desistito. Scommetto che lei invece un paio ne aveva…e ovviamente ho pensato al saggio perché lei mi ha appena insegnato che eco è femminile”.

La mia divagazione coglie del tutto impreparata la signora che inclina il capo verso destra e rimane in silenzio a fissarmi.

Passano alcuni secondi prima che la donna rompa il silenzio.

“Mi chiamo Ada, sono nata nel 1919, te lo dico per evitare che tu giovane picchiatello decida ti tagliarmi un braccio per verificare la mia età. Sono certa tu non stia indossando quegli occhiali, e sono altrettanto sicura di non poter nemmeno avvicinare, per saggezza e status morale, quell’anziano nudista da te incontrato a Barcellona. Ho deciso di attirare la tua attenzione perché ho avuto l’impressione che tu volessi passarmi davanti, ed entrare direttamente dal dottore senza rispettare la fila”.

“Ammette quindi di possedere o di aver posseduto degli occhiali a raggi X”.

“No, giovane malato mentale, non posseggo sfortunatamente questo incantevole gadget, ma non preoccuparti, sarà mia premura appena uscita di qui, cercare chi sia il distributore ufficiale del prodotto in Italia, per poterne subito acquistare almeno 3 paia”.

Percepisco una nota di sarcasmo in quanto appena affermato da Ada, la cosa mi offende a tal punto che decido di vendicarmi“.

Sfodero il mio amabile sorriso da Figlio del Demonio, e mi congratulo mentalmente con me stesso, mentre ascolto con quale perfidia sto rispondendo alla donna.

“Per rispondere alla sua osservazione, signora Ada, la informo che io ho un appuntamento alle 18 e che per sua sfortuna, sono molto amico del Fabiani. Stia pure certa che il dottore non la riceverà, perché il mio problema è più grave del suo.  Prevedo anzi che il dottore provvederà a cacciarla in malo modo, come ha già fatto con alcune persone lo scorso lunedì. Mi spiace signora, è la legge del più forte e di chi ha le migliori conoscenze”.

Chiudo il tutto con il mio roboante sorriso “Ebbene sì, ti ho fregata” e attendo impaziente che Ada pianga disperata e mi chieda perdono.

Capisco di essermi cacciato in un brutto guaio quando la nonnina comincia a muovere la testa a destra e sinistra come un pugile prima di una battaglia. Senza smettere di fissarmi la signora apre e chiude la mandibola ed effettua alcuni movimenti di riscaldamento per le spalle.

Si alza in piedi e camminando lentamente mi raggiunge. Si piazza tra me e la porta dello studio del Fabiani, quasi a voler far scudo con il suo corpo. Ada non arriva al metro e 65, la posso guardare dall’alto verso il basso, ciò nonostante mi intimorisce.

“Lascia che ti spieghi una cosa” esordisce. Il tono della sua voce è cambiato, da dolce e amabile si è trasformato nel cupo ruggito di un leone. “A me non importa un fico secco di chi tu sia o chi tu conosca. Ho 91 anni e nella mia vita ne ho vissute di tutti i colori. Sono sopravvissuta ad una guerra e alla morte di una figlia, ho patito il freddo e la fame, ho perduto mio marito quando ero davvero troppo giovane, ma ciò nonostante ho allevato due splendidi figli”.

“Non sono arrivata a questa età per permettere ad un piccolo sbruffoncello di calpestare quelli che sono i miei diritti, in nome di una tua supposta superiorità fisica, o di una millantata conoscenza”.

La porta dello studio si apre e il Fabiani rimane alquanto sorpreso innanzi a siffatta scena. Molto lentamente Ada si volge verso di lui, punta l’indice verso il volto del dottore ed esclama: “Lei stia zitto, adesso arriva anche la sua parte”.

Sono terrorizzato, le frasi della vecchietta stanno rimbombando dentro la mia testa, ogni parola pesa più di un macigno.

“Adesso tu ragazzino” continua ” Ti metti seduto ed aspetti il tuo turno. Cerca di farti entrare in quella zucca che la nostra società vive e si basa su delle regole, che è troppo semplice comportarsi da prepotenti con i più deboli. Se hai forza e coraggio, usali contro gli usurpatori, contro chi imbroglia, contro chi fa pesare, come tu hai cercato di fare, conoscenze ed amicizie. A 91 anni ho imparato che le cose che non ci piacciono vanno combattute, altrimenti ci si riduce a covare internamente tanta rabbia, e sfogarla solo quando davanti si ha un debole”.

“E lei”, continua la donna rivolgendosi al Fabiani, “Ci provi a mandarmi via o far passare questo pagliaccio prima di me, e le giuro che prima le rompo il naso e poi le pianto uno di quei casini legali che nel giro di un anno sarà per la strada a chiedere l’elemosina. Non dica nulla, si giri, entri nel suo studio e mi aspetti”.

Il Fabiani mi guarda atterrito, il suo volto è divenuto d’incanto bianco come un lenzuolo, senza aver la forza nemmeno di respirare, rientra nel suo ufficio.

È di nuovo il mio turno, l’onda anomala torna a riversarsi su di me.

“Non sembri un cattivo ragazzo, quindi per questa volta non ti metto le mani addosso” riprende Ada, il tono della voce si è nuovamente mutato in quello di una dolce nonna.

“Ascoltami bene ragazzino, questo è l’insegnamento migliore che tu possa ricevere, se hai dell’energia dentro di te, cerca di utilizzarla per qualcosa di buono, non per sopraffare chi non può rispondere. Ricordati che nella vita ci sarà sempre qualcuno più brutto, forte e cattivo di te, ma non per questo dovrai lasciare che ti mettano i piedi in testa. Sei sufficientemente svitato da starmi simpatico, quindi accetta un consiglio da una mite signora di 91 anni: focalizza sempre e distingui nettamente ciò che è giusto da ciò che non lo è, e prendi le tue decisioni di conseguenza”.

Mi sorride, apre la porta dell’ufficio del Fabiani e in silenzio richiude la porta alle sue spalle, lasciandomi solo nella sala d’aspetto.

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7 risposte a “Cap 31 – Ada

  1. Cavolo, Ada è davvero una forza della natura! Stima infinita 🙂 Spero non sia solo un personaggio di passaggio, voglio qualche altro “cazziatone della Ada” :p

    • Come spesso accade, cerco di capire soprattutto da voi se il personaggio è piaciuto o meno…se dovessi esprimere il mio parere…allora sì, mi piacerebbe farla tornare molto presto!

  2. Pingback: Cap 32 – Il rituale | Blog di un libro

  3. …ogni personaggio ha un suo perché, qui, e nella vita. Ada, a mio avviso, è uno di quelli fondamentali. Purtroppo, solo nei libri trovano il giusto spazio.

  4. Pingback: Cap 34 – Una questione di donne | Blog di un libro

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