Cap 21 – La MILFA

Il portone del palazzo si chiude alle mie spalle con una forza del tutto inaspettata; il rumore è così forte da spaventarmi, e getta benzina nel rogo della mia collera, protraendo la sua durata per alcuni secondi ancora.

Respiro profondamente, cerco di rilassarmi, allargo le braccia e per un attimo, mi lascio accarezzare dai caldi raggi del sole. Gli occhi sono chiusi, e i pensieri viaggiano lontano, a ritroso nel tempo.

Sono solo dei piccoli flash di estati passate, teneri ricordi di un’epoca in cui Ioli permetteva ancora alle sue passioni di far breccia sulla dura corazza che stava edificando contro il mondo.

Succedeva tre o quattro volte al mese, aspettavo quelle giornate più per la voglia di compiacere mio padre, che per un effettivo desiderio di accompagnarlo in quelle sue strane uscite notturne.

Sentirlo armeggiare in camera, aprire gli armadi seguendo un rituale che oramai avevo riconosciuto e memorizzato sulla base di rumori e scricchiolii, significava per me che era giunto nuovamente il momento di andare a vedere le stelle.

Non ho mai capito cosa ci trovasse di interessante Ioli nell’osservare gli astri con il suo vecchio telescopio, di sicuro questa sua passione mi affascinava ed inorgogliva.

Ioli parlava di astri e costellazioni con una competenza e passione che lasciava tutti a bocca aperta; la gente si raccoglieva intorno a lui per farsi indicare questa o quell’altra stella e lui, con pazienza certosina e un sorriso instancabile, segnava con il suo tozzo indice un punto luminoso nel cielo, disegnava costellazioni ove prima vi erano semplicemente migliaia di piccole luci.

La passione di Ioli si è affievolita progressivamente nel tempo, il telescopio è finito chissà dove, forse regalato, forse dimenticato in un qualche mobile della casa. Di sicuro i pannelli isolanti hanno vinto la battaglia, e Ioli si è progressivamente spento e con lui le stelle che saltuariamente illuminavano le nostre serate estive.

Apro gli occhi e mi guardo per un momento attorno, l’edificio che ospita lo studio del dottore è stato edificato di recente, la palazzina è di pregevole fattura e si compone di 2 piani per un totale di 4 appartamenti. Vista la posizione e la metratura ipotizzo possano costare non meno di 600 mila euro, non male per un life coach.

Le tapparelle degli appartamenti che si affacciano sul cortile sono chiuse, probabilmente sono ancora disabitati. Sorrido per un attimo immaginandomi seduto in una di quelle terrazze imbracciando la mia carabina ad aria compressa, pronto a sparare contro tutti i possibili clienti di Bruno Voli Eclissi.

“Non si azzardi signora, non osi superare quel cancello, si fidi di me” (di un trentaseienne che imbraccia una carabina e minaccia i passanti da una terrazza) “Bruno Voli Eclissi è un cialtrone, le annebbierà la testa con mille stronzate”….”non si muova signora, un passo in più e sparo”..”vada via”….”ecco, io l’avevo avvertita che avrei sparato”…”suvvia, non pianga, vedrà che in pochi minuti il dolore passerà, piuttosto mi ringrazi, la ho salvata da un male sicuramente peggiore”.

Salvare i miei concittadini non è attualmente tra le mie priorità, voglio andarmene via, l’incontro con il dottore mi ha lasciato addosso una strana sensazione.

Mi sento sporco, percepisco uno strato di sudiciume che lorda il mio viso, sembra quasi che le gocce di sudore che rigano la mia schiena, stiano scavando dei solchi nel nero strato di sporcizia che mi ricopre. La polvere sollevata dalle automobili si appiccica su di me, come una farfalla nella tela del suo boia.

E’ passato molto tempo dall’ultima volta che mi sono sentito così. Avevo 12 anni quando Ioli decise di punire una delle mie bravate obbligandomi a pulire a fondo la casa al mare da poco acquistata. Il mio peccato era stato quello di regalare all’anziano signor Bergantin, nostro vicino di casa, delle liquirizie spacciandole per miracolose sementi.

Mettici l’età, la vista precaria, e la buona fede riposta nell’amorevole e giovane vicino, fatto sta che alla fine il signor Bergantin, aveva passato un giorno intero a interrare il prezioso dono, innaffiarlo con cura, nell’attesa della miracolosa crescita.

Dopo giorni di inspiegabile nulla, in cui nemmeno una delle decine di piantine era venuta alla luce, l’anziano aveva deciso di controllare più da vicino quanto piantato, scoprendo così il terribile e al tempo stesso dolce inganno.

Scontato dirsi come la notizia avesse rapidamente attraversato la strada, e fosse giunta alle orecchie dei miei, che stanchi dei miei continui casini e con la scorta di giustificazioni e scuse ormai ridotta all’osso, avevano deciso di punire la fatica con la fatica, l’umiliazione con l’onta del viscido disgusto.

“Adesso pulisci tutta la casa, tutti i mobili, tutti i cassetti e non esci sino a quando non sarà lustra come in una reggia” mi aveva intimato Ioli.

Quella che in un primo momento mi era sembrata una punizione mite, ben presto si era trasformata in una vera tortura: grasso accumulato da anni di indecorosa negligenza era divenuto un unicum con polvere e ragnatele. Piccoli insetti erano morti nel vano intento di fuggire a quella appiccicosa trappola.

Smuovere quel sudiciume si era rivelata la punizione perfetta, capace di serrarmi in casa per più giorni, mentre lì fuori il cielo terso chiamava i miei amici e li convinceva a giocare per ore e ore.

Sono passati più di 30 anni da quelle giornate, non abbastanza per cancellarne il ricordo o per non farmi rivivere le stesse nauseabonde sensazioni.

Salgo in macchina e mi dirigo verso casa, non c’è molto traffico a quest’ora, ne approfitto per telefonare a Stefan e sfogarmi un po’ con lui.

Il telefono squilla a vuoto per almeno un minuto, poi alla fine dopo svariati tentativi lui risponde.

“Cosa stavi facendo?” domando sgarbatamente.

“Veramente ero con una ragazza” risponde quasi euforico.

“Non raccontare palle, non è giornata”.

“Giuro, è una che ho beccato al supermercato, il tuo trucco funziona”.

Rimango interdetto dinnanzi a siffatta notizia, Così, rifletto, il buon vecchio Stefan ha sfruttato appieno la regola del supermercato.

“Raccontami di lei” gli dico.

“Non possiamo farlo più tardi? Sai mi hai bloccato proprio insomma quando eravamo sul punto di..ehm, sì, no…hai capito insomma”.

“No, non ho capito”.

“Insomma di trombare”.

“Prima del matrimonio?”.

“In che senso prima del matrimonio?”.

“Nel senso Stefan che tu hai intenzione di fare sesso con una donna che hai conosciuto al massimo una settimana fa e senza essere con lei legato dal sacro vincolo del matrimonio?”.

Stefan comincia a balbettare, oramai so riconoscere quando sono riuscito a metterlo in crisi.

“Senti Stefan” continuo “io adesso sto venendo a casa, ho avuto un incontro davvero pessimo con un mezzo cialtrone, ti chiamo per avere da te un aiuto, una parola di conforto, un effimero momento di calore umano e tu che fai? L’unica cosa che sei capace a dirmi è che sei nel bel mezzo di una fornicata con una zozzona qualsiasi conosciuta in un noto luogo di scambisti come il supermercato”.

“Non capisco” risponde “tu sempre hai della ragazze, insomma mi hai parlato di Anna e non so, anche quell’altra…poi ti sei fatto Loredana che a me piaceva…”.

“A volte sei proprio un bambino Stefan, evidentemente quelle erano situazioni differenti, vi era la promessa di matrimonio alla base di tutto ed inoltre con ciascuna di quelle sante ragazze mai sono andato oltre un semplice bacio, ovviamente senza lingua

“Ma mi hai mostrato i video che hai girato con Anna..non mi sembrava tanto innocente come incontro”.

“Ma allora vedi che non vuoi capire? Quello era un gioco, un semplice ed innocente passatempo tra amici..insomma dico, a chi non è mai capitato di stare a letto con una propria amica completamente nuda?”.

“E poi scusa” insisto “dimmi che quando eri piccino tua mamma non ti ha mai fatto stare in spiaggia senza costumino a giocare magari vicino ad altri bambini e bambine…per questo ti sto dicendo che hai fatto sesso con loro?”.

Stefan si schiarisce più volte la voce, non riesce ad articolare una efficace replica, cosa che mi offre la possibilità di sferrare l’attacco finale.

“Quanti anni ha?” gli domando.

“Chi?”.

“Mia nonna. Chi? La tipa che ti sei beccato”.

“38…è sposata però il marito la trascura, è sempre via..insomma dice che sono carino, che nessuno la va mai a conoscere e che vorrebbe da me solo un po’ di compagnia, senza legami o promesse…mi è sembrata la situazione perfetta”.

“Sembra ma non lo è” rispondo “prima di tutto siamo davanti alla più classica delle MILF

“MILF”.

“Immagino tu sappia di cosa stiamo parlando”.

“Sì…cioè, no”.

“MILF equivale a Mother I’d like to fuck”

“Giusto”.

“Riesci a capire cosa significa, parli l’inglese?”

“No”

“Ok, non importa, Il problema delle MILF è che sono donne che hanno raggiunto una certa età, e hanno capito che l’uomo meraviglioso che hanno sposato è in realtà un bastardo egoista, come tutti gli uomini. Vedono la loro bellezza sfiorire e con un ultimo colpo di coda sparano gli ultimi colpi che sono loro rimasti “.

“Molte di loro vanno in discoteca come le ragazzine di 20 anni e dal momento non possono più competere in bellezza, lo fanno pisellando come mai prima…fanno i saldi praticamente” concludo.

“Che?”

“Fanno le zoccole, cercano ragazzini come te, i toy boy, per riconquistare un briciolo di autostima”.

“Tu evidentemente in questo caso sei la briciola…ora dimmi, ti piace essere una briciola?”

Il semaforo torna verde, la fila di macchine davanti a me si muove lentamente.

“Io non voglio essere una briciola” risponde cupo.

“Stefan..le briciole sono ciò che avanza, sono lo scarto…sono le nullità che solo gli uccelli mangiano”.

“Adesso rifletti attentamente su quanto sto per domandarti, calcola che da questo potrò realmente capire se sei gay come molti dicono o no….tu vuoi che un uccello ti mangi?”

“Chi dice che io sono gay scusa?”

“Non importa adesso questo, ne parleremo con Simona appena possibile”.

“Simona? la padrona del criceto ha detto questo?”

“Stefan, focus: tu vuoi che un grande uccello faccia un sol boccone del tuo corpo?”

“Cazzo NO! Grida Stefan..a me non piacciono gli uccelli, e non sono gay!

Lo sento ansimare per un attimo, immagino la collera mentre monta come la lava di un vulcano dentro di lui, se i rumori non mi ingannano percepisco distintamente i suoi passi in direzione della camera da letto.

Passano due secondi ancora poi il grido:

“…BRUTTA TROIA DI UNA MILFA VATTENE, IO NON SONO GAY E IL TUO UCCELLO GIGANTE NON MI MANGERÀ’!”

Il grido di lei è un misto di stupore e paura. Stefan le intima di vestirsi, la offende in malo modo e continua a farneticare di gay e uccelli giganti. Riconosco il rumore di vetri che si infrangono, immagino che a farne le spese sia stato uno delle cornici che il mio vicino conserva in camera. Le grida si accavallano, adesso entrambi hanno qualcosa da dire sulla rispettabilità delle rispettive madri, distinguo chiaramente un “Vaffanculo” di lei che chiude degnamente la disputa.

In meno di 3 minuti Stefan torna nuovamente all’apparecchio, ansima

“Ho cacciato la troia MILFA, mi ha tirato addosso una cornice, quasi mi ammazza”

“MILF, si dice MILF..se ci aggiungi anche pazza, ne scaturisce un binomio perfetto, me ne devi una, ti ho praticamente salvato la vita”

“A volte credo tu sia una sorta di angelo, davvero mi hai salvato in moltissime occasioni”

“Figurati” rispondo “gli amici servono anche a questo, sarò a casa tra 15 minuti al massimo, passa da me tra un’ora, ti voglio raccontare qualcosa”.

Non tardo più di 5 minuti nell’arrivare a casa, parcheggio in malo modo quasi ad invadere il posto macchina del mio vicino, la cosa non mi interessa, litigherò, ma più tardi, anche per questo, l’unica cosa che adesso desidero è togliermi di dosso la sensazione di unto che l’incontro con il dottore mi ha lasciato addosso.

Comincio a spogliarmi non appena entrato in casa, scarpe e calzini rimangono in sala, polo, pantaloni e boxer giacciono dopo pochi istanti sul pavimento del bagno. Mi butto sotto un forte getto di acqua quasi fredda che mi isola dal mondo, i rumori della strada scompaiono, gli echi dei miei pensieri prendono forza.

Potrei dormire, addormentarmi come un bambino, cullato dal rumore avvolgente dell’acqua che scende sulle mie orecchie, lasciarmi pian piano trasportare verso l’oblio, ascoltando i miei pensieri, volando leggero sul tappeto magico della mia fantasia.

Basterebbe solo sedermi, appoggiare la testa al muro, tenere gli occhi chiusi e lasciare che tutto accada.

Come un fiume in piena i miei pensieri mi porterebbero verso i felici lidi della tranquillità mai raggiunta, in cui il mio spirito di leader potrebbe imporsi e primeggiare sugli altri, non come un temuto tiranno ma come un saggio e rispettato sovrano.

Penserei inoltre alla possibilità di incontrare un genio in una lampada e alla sua proposta di esprimere 3 desideri: chiederei di poter diventare invisibile, per andare malignamente a sabotare chi più di me ha avuto successo nella vita, un successo meritato, cercato e non fuggito, come io ho sempre fatto.

Poi gli chiederei di poter piacere sempre e a tutti, essere amato dalle donne e rispettato ed invidiato dagli uomini, infine vorrei chiedergli di poter tornare indietro nel tempo, di poter ricominciare a vivere questa maledetta vita che continua a dare agli altri e a dimenticarsi di me, ricominciare dai 18 anni, magari 19 per non dover studiare nuovamente per la maturità.

Ricominciare, ricominciare per non sbagliare più, ricominciare per non vedere più solo treni persi nel mio passato, ma un futuro concreto davanti.

Apro gli occhi, il mio viaggio di gloria è finito, è ora di raccontare tutto quanto è successo a Stefan.

Mi ritrovo ad osservare completamente nudo la cassettiera della biancheria intima. Come ad ogni uomo che si rispetti sono d’innanzi ad una delle scelte più importanti da affrontare dopo la doccia, ossia quale intimo indossare.

Le prospettive normalmente sono 4:

  1. usare gli stessi boxer che indossavamo prima della doccia. Questa opzione è percorribile o durante la settimana della vergogna o nel caso di single che non hanno in previsione alcun incontro sessuale. In caso di uomo fidanzato è sconsigliabile il riutilizzo a meno di non avere in previsione una serata tra amici o una fidanzata estremamente distratta;
  2. usare dei boxer nuovi, generalmente color bianco, non di marca, generalmente frutto dell’illuminato regalo di una mamma o fidanzata in occasione di festività;
  3. usare dei boxer di marca, detti i boxer del fine settimana, in questo caso ovviamente si tratta di intimo che l’uomo utilizza in occasioni speciali, vedi primo appuntamento, o un appuntamento in cui si prevede di fare sesso, o durante il fine settimana quando l’uomo esce a caccia;
  4. boxer della settimana della vergogna. In questo caso stiamo parlando dell’intimo (ma anche di capi di vestiario normali) che l’uomo comincia ad utilizzare una settimana prima di un grande evento, come ad esempio le vacanze di Natale o estive. In questo caso l’uomo, pigro e geneticamente incapace di stirare, evita come fossero appestati tutti i capi di vestiario che prevede di inserire nella valigia. Il risultato è che nel caso dei boxer si tende a rispolverare (nel vero senso della parola) vecchi boxer color rosso utilizzati in passati capodanni, che recano scritte quali “Felice 2001”, “Happy new year 2004”, “Tesoro qui dentro c’è il tuo regalo di Buon Anno”.

Alla fine la scelta cade su degli enormi boxer XL bianchi Ralph Laurent comprati in un discount vicino casa, ma erroneamente sistemati nello scaffale degli M da qualche distratto commesso. Nonostante riescano praticamente a coprire interamente la mia pancia, rendendomi assai simile al ragionier Fantozzi, stabilisco che la presenza di Stefan non meriti altra attenzione.

Ancora in mutande mi reco in cucina per un succo di frutta alla pesca. Sento suonare alla porta dopo pochi istanti, Stefan è stranamente in anticipo. Apro la porta e dandogli le spalle gli faccio cenno di seguirmi.

“Che razza di boxer sono quelli” domanda Flavia alle mie spalle.

Sputo quel poco di succo che ancora ho in bocca direttamente sul pavimento.

Mi giro, Flavia è davanti a me completamente nuda e mi guarda con un certo sospetto.

“Scusami, pensavo fosse Stefan, per quello ti ho aperto in boxer.

“Quelli non sono boxer, quella è la tenda del bagno avvolta intorno alla tua vita, non sarai mica nella settimana della vergogna?

“No no, questi sono quelli da incontro con gli amici”.

“Sono un qualcosa di osceno, faresti passare la voglia anche a Lea di Leo“.

“Io li trovo solo un po’ grandi, in realtà mi sembrano anche carini”.

“Sembra che tu abbia la panciera”.

“Ok, messaggio recepito, dimmi solo una cosa, come mai sei qui, come ti posso aiutare?”

“In realtà non avevo nulla da fare a casa, ho visto la tua macchina parcheggiata in modo scellerato, e ho pensato di venirti a trovare”.

“Hai fatto bene, lascia solo che..”

Il campanello annuncia l’arrivo di Stefan, questa volta mi sincero davanti alla porta sull’identità dell’ospite e lo faccio accomodare.

Convinto di trovarsi da solo in casa con me Stefan dà il via ad uno dei soliti sproloqui: “maledetta quella vecchia che ho cacciato di casa, la puttana volev..”

Le parole gli si strozzano in gola nel vedere Flavia seduta sul divano.

“Ciao Stefan esordisce lei sorridendogli”.

Lui non risponde alla sollecitazione e comincia a fissarle le tette in modo ossessivo.

“Da vieni qui a sedetti accanto a me, vediamo se oggi riusciamo ad intrattenere un discorso serio senza che tu rimanga per 3 ore in silenzio a fissarmi le tette”.

Senza perdere di vista il seno della vicina, il ragazzo si avvicina al divano e si pone a sedere.

“Stefan” dice lei, “se continui a fissarmi le tette dovrò prenderti a ceffoni”.

Lui non risponde.

“Stefan”, intervengo io, “se continui a guardare le tette di Flavia sarò costretto a prenderti a ceffoni”.

Questa volta il messaggio arriva a destinazione e il ragazzo volge lo sguardo verso di me.

“Raccontami quello che è successo” risponde fissandomi.

“Posso rimanere o è una cosa da ometti?” domanda Flavia.

Stefan volge nuovamente lo sguardo verso di lei e ne rimane per l’ennesima volta rapito.

“Puoi rimanere senza ombra di dubbio, anzi credo ormai ci siamo già giocati Stefan, quindi forse tu mi potrai aiutare più di lui”.

“Ti ascolto”.

“In breve sostanza, ho preso una decisione importante, ho deciso di affrontare di petto la questione MCI”.

“Mi sono reso conto di aver perduto troppe cose importanti in questo periodo”.

“Mi sembra un buon punto di partenza” risponde lei, “anche se sai come la penso su questa fantomatica MCI”.

“Ho spiegato a mio padre la mia idea e lui mi ha consigliato di andare ad incontrare un life coach chiamato Bruno Voli Eclissi”.

“Ne ho sentito parlare credo, è molto rinomato”.

“In realtà mi sono trovato davanti ad un emerito buffone. Te la faccio breve: lui di MCI non sa nulla, e ti premetto che quando glielo ho domandato, si è proclamato come uno dei più grandi esperti di MCI al mondo”.

“Quello che lui ti propone è: se entri nel mio gruppo, nella mia cricca, io posso farti diventare chi desideri essere e questo non perché abbia le qualità o competenze di insegnarmi qualcosa, ma semplicemente perché ha le mani in pasta in mille affari”.

“Mi ha descritto praticamente una specie di setta composta da soli yesmen, qualsiasi cosa lui dica, loro eseguono ed in cambio hanno lavoro, soldi e potere”.

“Per sanare la MCI per lui non vi era altro metodo che, non parlarne. Io avrei dovuto entrare nella sua congrega e il fatto di avere la MCI non avrebbe più rappresentato un problema dal momento che a decidere per me ci avrebbe pensato lui. Ti rendi conto?”

“In cambio lui mi avrebbe premiato magari mettendomi a lavorare come direttore in un ospedale”.

“Ma tu non ne sai nulla di tutto questo”, risponde lei incredula.

“Esatto…incapaci promossi a posti di rilievo solo in base alla loro cieca osservanza dei dettami del loro sire”.

“Mancava solo una canzoncina per venerarlo come fosse la divinità e poi il quadretto era completo” dice lei sarcasticamente.

“Non mi stupirei qualcuno la avesse anche composta”.

Flavia rimane in silenzio per alcuni minuti, riesce a concentrarsi nonostante lo sguardo fisso di Stefan indirizzato verso il suo seno nudo.

“Ti dico cosa farei”, ricomincia dopo alcuni minuti di silenzio.

“Per prima cosa andrei a parlare con tuo padre e gli domanderei perché ti ha consigliato questo personaggio”.

“Non ci avevo nemmeno pensato”, le rispondo, “ma mi sembra una buona idea”.

“Io tuo padre non lo conosco ma mi sembra strano, o preoccupante, che sia stato proprio lui ad indirizzarti verso questo ciarlatano. Prova a investigare sulle motivazioni che lo hanno spintona comportarsi così”.

“Poi farei qualcosa anche per questo tuo amico”, lo dice rivolgendo lo sguardo a Stefan. “Sembra completamente perduto…sei sicuro che sia del tutto normale?”

Gli occhi di Stefan seguono per un istante il seno della ragazza, poi, in un momento di lucidità, lui prende la parola: “La facilità che le persone hanno di credere e confidare in supposti leader è strettamente legata alla capacità che hanno questi ultimi di interpretare l’umore delle persone e comportarsi di conseguenza. Spesso si tratta di veri e propri camaleonti che hanno uno spiccato senso delle opportunità, cambiano pelle a seconda di chi hanno davanti, conquistano con i loro proclami che a volte sono intrisi di melensa bontà, a volte di feroce odio”.

“Quando le persone vivono in un periodo di crisi economica e sociale, reale o percepita, cercano un uomo forte da investire del ruolo di “salvatore”. Probabilmente tutti i personaggi che girano intorno a questo sedicente dottore vedono in lui quello che stanno cercando, sicuramente il “ricatto” del lavoro, del posto fisso, dell’arricchimento che questo signore può giocare, sono armi davvero potenti”.

Mi guarda per un istante abbozzando un sorriso, poi volge lo sguardo verso Flavia e piomba nuovamente in trance perdendosi nell’oblio davanti al suo prosperoso seno.

Io e Flavia ci fissiamo increduli, entrambi guardiamo Stefan che continua a non dare segni di presenza.

“Sorprendente direi”, accenno io.

“Decisamente”, risponde lei.

Si schiarisce la voce: “L’ultimo punto era comunque poco importante…insomma parla con tuo padre, aiuta il tuo amico, anche se ora avanzo dei seri dubbi…e cambiati quei boxer impresentabili!”

Annunci

11 risposte a “Cap 21 – La MILFA

  1. Che boxer orrendi, consiglio al protagonista di rifarsi il guardaroba, e al più presto xD
    Stefan è stato una sorpresa…dobbiamo aspettarci altro da questo personaggio? ;p

  2. ..io credo di sì…potreste anche dirmelo voi, in definitiva le cose si sviluppano anche secondo i vostri pareri e suggerimenti!

  3. Molto interessante la storia dei boxer, esperienza personale ? 🙂 Ma adesso anche Stefan parla di quella stessa persona, è identificabilissimo sallo !

  4. favoloso!
    prima parte inedita e poetica!
    seconda parte da urlo per le risate come sempre!
    tra MILF e mutandoni alla fantozzi!!
    😀

  5. ..tu sai sempre come farmi felice Giorgia!

  6. ” infine vorrei chiedergli di poter tornare indietro nel tempo, di poter ricominciare a vivere questa maledetta vita che continua a dare agli altri e a dimenticarsi di me, ricominciare dai 18 anni, magari 19 per non dover studiare nuovamente per la maturità.
    Ricominciare, ricominciare per non sbagliare più, ricominciare per non vedere più solo treni persi nel mio passato, ma un futuro concreto davanti.”

    …queste righe sono devastanti.

  7. 🙂 …è l’errore che commettono quelli che rimuginano tanto su quello che hanno perduto, ma forse è un semplice atteggiamento che il protagonista adotta, e gli impedisce di spiccare il volo.
    Un abbraccio Vale

  8. Pingback: Cap 35 – Vicini di casa | Blog di un libro

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione / Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione / Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione / Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione / Modifica )

Connessione a %s...