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Cap 22 – La cena

Detesto dormire, è un’inutile perdita di tempo che se fossi premier o dittatore abolirei. Ai consiglieri che mi facessero notare che dormire è fisiologico e necessario per la vita, farei tagliare le mani.

Tutti i miei sudditi dovrebbero per legge amare i gatti, sarebbe obbligatorio averne almeno 2 in ciascuna casa, tutti i gatti dovrebbero chiamarsi Poldo e le gattine…non so, forse Asia.

Il lavora più ambito dalle ragazzine di 13 anni diventerebbe quindi la gattara, non la velina.

Poi cercherei anche di proibire l’uso dei numeri pari, li trovo assolutamente noiosi e perfettini. Tutto dovrebbe essere sottoposto alla legge dei tatuaggi: mai in numero pari, uno, tre, cinque e via discorrendo.

Volete 2 panini? No, o 1 o 3, e alla massaia dallo sguardo interdetto, direi che prenderne due porta sfiga, o uno o tre per avere dalla propria parte la fortuna.

Se fossi primo ministro inoltre mi batterei per l’abolizione dell’intervallo 16 – 19 delle giornate autunnali. Il sole che tramonta e il triste colore dell’estate che fugge, è come una spada per il mio animo. Per legge l’orologio dovrebbe bloccarsi alle 16, e a quell’ora tutti dovrebbero accendere le luci, tantissime luci di una potenza pari a quella di una stella, per poter lottare contro la malsana idea che un altro giorno stia morendo, senza nessuno che lo pianga, senza nessuno che realmente lo abbia amato.

Proibirei per legge anche la pancia che mi spunta da quando ho smesso di correre, dovrebbe quindi scomparire, per volere mio.

Vincere le elezioni non sarebbe difficile, basterebbe promettere favori sessuali alle over 45, e distribuire buoni sconto per le colonscopie alle più giovani.

Ai vecchietti prometterei di metterli a capo dei cantieri che osservano e commentano ogni giorno, “basta giovani nerboruti ed incompetenti, sì ai vecchietti che commentano”.

Gli uomini…per il loro voto una vera ricetta non la ho, l’unica cosa che potrei fare è comprare un buon giocatore di pallone, magari Kakà, e farlo giocare in tutte le squadre: 5 minuti con la Roma, 5 con la Lazio, un po’ al Milan e un po’ con l’Inter. Con la Juventus no, quella la abolirei.

Infine stabilirei che si possa rimanere incinta anche solo con un bacio, così i ragazzi ci penserebbero due volte prima di limonare come pazzi con gli sconosciuti.

Il gioco “Cosa farei se fossi premier” questa notte non funziona, continuo a muovermi come un ossesso nel letto senza stancarmi a sufficienza per addormentarmi.

Succede sempre questo, mi basta avere un impegno, un obiettivo, un qualcosa da fare e perdo il sonno. Sono le tre nella mia triste camera, del mio triste appartamento.

Anche se sono al buio, vedo tutto quanto mi circonda e ciò che percepisco non mi rende felice.

Sono solo 4 mura, non parlano di me, mancano i dettagli che la trasformino in un qualcosa che trasudi la mia persona.

Arriverà anche questo momento, maledetta MCI.

Chiamo a casa dei miei genitori verso le sei del mattino, mi risponde Bianca ancora con la voce impastata.

“Pronto?”

Me la immagino in sottoveste e spettinata, povero Ioli mi verrebbe da dire.

“Sono io”.

“Che ti è successo, ti hanno arrestato vero? Sveglio subito tuo padre”

“Spiegami per quale motivo ogni volta mi fate sempre la stessa domanda. Ti sembro, a caso, il tipo di persona che si farà arrestare prima o poi?”

Il silenzio glaciale dall’altra parte è di fatto una risposta.

“Non è possibile ad esempio che io vi abbia chiamato solo per sapere come state grazie soprattutto a quella sorta di angelica gentilezza che pervade e indirizza il mio dire e fare?”

“Tesoro”, afferma Bianca pacatamente “tu sei tutto fuorché gentile ed angelico”.

“Vi faccio i regali ogni anno per Natale”.

“Sono spesso cose che trovi per strada o i dvd porno che lo squilibrato del tuo amico Stefan ti regala”.

“Come te ne sei accorta”.

“Dal biglietto di auguri firmato Stefan che regolarmente lasci attaccato”.

“Non ti facevo così attenta ai dettagli” rispondo.

“Che cosa vuoi? Sono le sei del mattino”, il tono di Bianca si è fatto ora più serio.

“Vi ho svegliati? Ti credevo già in piedi, pronta per la messa”.

“Smettila, sai che non vado a messa alle sei”.

“Dovresti, sarebbe un primo passo per espiare i tuoi peccati”.

“Dimmi perché ci hai chiamati” dal tono della voce capisco di aver portato Bianca sull’orlo di una crisi di nervi.

“Questa sera vorrei venire a mangiare da voi, è necessario però che Ioli sia a casa, è con lui che ho bisogno di parlare”

“Perché non vai in ufficio? Potresti chiedergli un appuntamento”

“Meglio di no, rischierei di dover lavorare, e poi sai come la penso riguardo Lina”

“Ma chi? La segretaria?”

“Quella è una porca”

“Ma smettila di dire idiozie, avrà almeno 65 anni”

“E’ una swinger”

“Una?”

“Te ne parlerò in un altro momento, non vorrei disturbarti, magari stavi dormendo”.

“Perché non hai chiamato alle 8?”

“Temevo tu potessi prendere altri impegni, è importante quello che vi debbo dire”.

“Ok ascolta, alle 20 a casa, sai quanto pignolo è tuo padre in questo”.

“Alle 20, sarò puntuale”

Suono il campanello alle 20.30, il mio cellulare non ha smesso di squillare incessantemente dalle 20.15 ora in cui, esaurita la pazienza e abbonato il classico quarto d’ora accademico, Ioli ha realizzato che mangerà in ritardo rispetto al solito.

Ad aprirmi la porta è naturalmente Bianca che mi saluta a denti stretti. Posso decifrare il suo volto senza alcun problema, dice che mio padre ha già dato in escandescenza e probabilmente ha già toccato punte quali: “il poco rispetto delle nuove generazioni”, “dove andremo a finire di questo passo”, “è tuo figlio, non mio di certo.”

Saluto mia madre con un bacio e mi dirigo verso la cucina. Un intenso odore di salmone aleggia nell’aria, mia madre ha voluto suggellare l’incontro con una delle sue specialità.

“Ciao genitale maschio” esordisco alla vista di Ioli “come stai?”.

Mio padre rimane a fissarmi incredulo, la forchetta è bloccata in prossimità della bocca, gli spaghetti cominciano a scivolare lentamente nel piatto.

“Genitale non nel senso di coglione sia chiaro, però ritengo carino usare un buffo gioco di assonanze per descrivervi, invece che i miei genitori voi sarete rispettivamente il genitale maschio e il genitale femmina, che ve ne pare?”

“Direi che è davvero uno spasso” risponde Ioli con una nota di sarcasmo, “sei in ritardo, come al solito, sai che in questa casa si mangia alle 13 e alle 20”.

“Ritardo…che esagerato, una semplice mezz’ora! Pensaci un attimo, puoi realmente definire ritardo una miseria di questo genere? Immaginati mamma 36 anni fa “caro, forse ci siamo, ho un ritardo di 30 minuti…questa è la vota buona, me la sento, sono incinta”.

“Come minimo l’avresti mandata a quel paese, ed ora, solo perché io, con 1000 buone giustificazioni, arrivo in ritardo, mi rimarchi in malo modo tutto quanto”.

Ioli posa la forchetta sul piatto, si porta le mani al viso e si copre gli occhi per alcuni secondi.

“So che non dovrei domandartelo, so che me ne pentirò, ma c’è un qualcosa dentro di me che mi spinge a chiederti…quali sono queste buone ragioni?”

“Ero online a caccia di bimbiminkia

“Ecco appunto lo sapevo, mangiamo che è meglio. Hai fatto l’hippy vagabondo tutto il pomeriggio, mentre io chiudevo un contratto da 50000€”

“Ma smettila” interviene Bianca, “non fare lo smargiasso con tuo figlio”.

“Ti ricordo che è tuo figlio, non mio” ribatte Ioli.

“Vi ricordo che io sono qui presente e se c’è un figlio dubbio in casa, quello non sono di certo io. A proposito, dov’è quella?”

“Tua sorella…”quella” è tua sorella e stasera è a cena dai genitori del suo ragazzo”

“Nicola”.

“Si chiama Antonio”.

“Come Farino…da quando tua figlia esce con il Farino?” domando a Ioli.

Mia madre sorride, “Esce semplicemente con un ragazzo di nome Antonio, i suoi sono di Jesolo, gestiscono due piccole attività vicino a Piazza Mazzini”.

“Un drogato figlio di papà, geniale”.

“Non essere sempre così definitivo con i tuoi giudizi” sbotta mia madre “non lo conosci, non lo hai mai visto e sembra quasi tu lo stia già detestando”.

La considerazione di mia madre coglie nel segno, rimango interdetto e senza parole. L’odio generalizzato che nutro nei confronti del mondo è cosa oramai a me nota, ma non pensavo fosse così evidente e palese anche agli occhi di chi mi circonda. Detestare le persone è la scorciatoia che ho per sfogare una rabbia repressa ed immensa che cova dentro di me.

Rimaniamo in silenzio per almeno un minuto, Ioli è assorto come al solito davanti le mirabolanti elucubrazioni di un compito giovanotto che di cognome fa Capezzone.

“Vedi” esclama, “così dovresti essere, serio, competente, elegante..intelligente”.

La risata di Bianca è sincera e spontanea.

“Il giorno che diventi come quello, giuro che in questa casa non metti più piede”.

Ioli che notoriamente detesta essere contraddetto, sgrana gli occhi.

“Cosa c’è che non va, scusa?”

“Ma dico, scherzi? Ha cambiato più casacche lui che Ibrahimovic”.

La citazione di mia madre toglie il fiato a mio padre. Abbozza un timido sorriso che sfocia in una sonora risata.

“Vedi? E’ per questo che amo tua madre, mi stupisce”.

Ioli si alza dalla sedia e avvicinatosi a mia madre le stampa un sonoro bacio sulla bocca.

“Sono pazzo di questa donna”

“Ed io di questo uomo” risponde lei.

“Scusatemi” intervengo “non vorrei rompere l’idillio, ma dovevamo parlare male del ragazzo di quella”.

Colgo un attimo di smarrimento negli occhi dei due.

“In realtà sarebbe il caso tu ci raccontassi come è andata con Bruno Voli Eclissi” risponde mio padre.

“Giusto, allora sono andato a trovare quel tuo sedicente uomo della provvidenza”.

Mio padre sorride, ma nella sua espressione vi è qualcosa di strano. Un grigio velo di tristezza spegne il suo viso per qualche secondo.

“E così hai conosciuto il vecchio Bruno, non male vero? Che te ne è parso?”

Anche il tono di voce è cambiato, c’è qualcosa che lo turba.

“Diciamo che ne sono rimasto davvero entusiasta, è una persona fantastica. Pensa che mi ha assicurato che sarà in grado di sconfiggere la mia MCI se seguirò pedissequamente le sue indicazioni. Visto anche l’amicizia che vi lega, lui si è anche proposto di pensare al mio futuro. Dovrò semplicemente scegliere una professione, una qualsiasi, e lui dice che riuscirà a farmela ottenere. Non vi sembra una cosa fantastica?”

Ioli e Bianca si guardano per qualche secondo, rimangono in silenzio e abbassano lo sguardo imbarazzati.

“Voi sapete perfettamente quello che sin da piccolo è stato il mio sogno, vero?” domando.

Da piccolo volevi diventare Papa” risponde Bianca.

“Sì…questo ancora, intendevo l’altro sogno”.

Dittatore di colore in Ruanda?” domanda Ioli.

“In realtà anche questo rimane in piedi, comunque mi riferivo a diventare palombaro-ciclista”.

“Palombaro-ciclista, giusto”, dice Bianca.

“Ne sapevi qualcosa?” le domanda Ioli.

“Me ne aveva parlato una volta”.

Decido di rendere tutto più chiaro a mio padre. “Il palombaro-ciclista sarà una delle figure chiave in tutte le guerre che verranno combattute, sarà l’unico che potrà correre in bicicletta nel mare sfruttando degli indubbi vantaggi riassumibili in: pesce a volontà, non venire colpito dalle pallottole, avere la possibilità di affondare delle navi e rimanere protetto dai dannosi raggi UVA ed UVB”.

Ioli elabora quanto appena riferitogli per qualche secondo, sospira a fondo

“Quindi Bruno ti avrebbe promesso questo”.

“In realtà no, me lo sono appena inventato”.

“Sei un pezzo d’asino” risponde Ioli senza far trasparire alcuna emozione, “fai il serio, dimmi del lavoro”.

“Ok, mi aiuterà a diventare spogliarellista”.

“Smettila di fare lo scemo” questa volta è Bianca a tarpare le ali della mia dirompente vitalità.

“Mamma mia, che nervosismo, seriamente allora…ritengo il vostro esperto un emerito buffone”.

Ioli e Bianca si guardano esterrefatti.

A volte il tempo si dilata per magia, capita quando una parola o un’azione ci sorprende. Il cervello cerca di elaborare quanto appena recepito ed entra in un loop apparentemente senza fine. Sono pochi secondi che sembrano secoli, in cui dismettiamo la capacità di reagire e rimaniamo inermi. Le nostre energie convogliano tutte in un unico punto, che è il momento zero della nascita del dubbio. Ci concentriamo su quanto ci ha sorpresi e non siamo più capaci di fuggire.

Siamo come poveri drogati di metanfetamine, obbligati da una forza a noi sconosciuta, a ripetere ossessivamente un gesto disperato, ancora e ancora, fino allo spasmo, fino alla rovina, fino al tracollo.

Il cervello di Ioli è il primo che torna a dare segnali di vita: “Buffone? Ma non ti era piaciuto?”

“Ma dico, scherzi?” rispondo “Sono qui stasera proprio perché mi devi qualche spiegazione”.

“Come ti è saltato in mente di spedirmi da quel personaggio? Il dottore, come ama definirsi, mi ha prima raccontato un sacco di fandonie, per poi sostenere che l’unico modo di salvarmi dalla MCI consisterebbe nell’entrare nella sua..setta, venerarlo come un Dio e attendere che sia lui a decidere per me. La cura in poche parole consisterebbe nel dedicare la mia vita a lui.”

“Il sunto è: lui decide ciò che è giusto e ciò che non lo è, così la MCI scompare”.

La risata di Ioli proviene dal cuore, è sincera e genuina, non lo sentivo ridere così da tempo.

Si rivolge a mia madre con un sorriso: “E’ peggiorato più del previsto, negli anni è stata una vera e propria discesa agli inferi”.

Anche Bianca adesso scoppia a ridere, la loro complicità mi mette a disagio.

“Ok, voi due…che mi sono perso?” esclamo seccato.

Ioli si schiarisce la bocca, adesso è nuovamente il manager serio, pronto ad arringare i commerciali affinché piazzino pannelli anche in Africa.

“In realtà io e tua madre abbiamo voluto metterti alla prova. La tua improvvisa conversione non ci convinceva più di tanto, per questo abbiamo voluto vedere se realmente vi fosse qualcosa di serio in quello che raccontavi o se si trattasse di un’altra delle tue innumerevoli stramberie”.

“Ti ho mentito, e per questo te ne chiedo scusa, sin dal principio. Nessuno dell’azienda è mai andato da quel life coach, mentre è cosa vera che sia io che tua madre gli siamo stati molto vicini in passato”.

“Ti dirò di più, lo abbiamo conosciuto a tal punto che ci è mancato poco che tu non venissi al mondo a causa sua”. Ioli accenna nuovamente una risata, che si trasforma in un niente in un amaro sorriso.

“Direi che a questo punto mi dobbiate delle spiegazioni”.

“Direi” risponde Bianca “che io e tuo padre siamo qui, apposta per questo”.

Cap 14 – In prossimità del baratro

Baffino dà un senso alle mie giornate, imparo a svegliarmi presto per nutrirlo, a stonare per lui quando ha bisogno di dormire, a investire parte del mio prezioso tempo, destinato normalmente a Youporn, per spiegargli quanto illuminati siano i politici che in nome della salvezza di uno, stanno rovinando il futuro di molti.

Anche alzarmi per andare da Ioli non mi pesa così tanto, Baffino in macchina si comporta da vero lord inglese, e la sua presenza ha trasformato la mia postazione di lavoro in una specie di attrazione turistica.

Nel mio ufficio normalmente entrano 2 tipologie di persone:

Il mio umore è nuovamente in una fase ascendente, e l’odierno incontro preliminare con il laureando di turno, ne è una prova tangibile.

Si chiama Mattia, studia ingegneria delle costruzioni, e come spesso accade, anche lui ricade nel classico cliché che tanto piace a mio padre: serio, compito, studioso, nerd.

Mattia si presenta in maniera impeccabile, mi racconta con passione del suo immacolato iter di studi, riesce ad annoiarmi così tanto che la mia reazione è quasi scontata.

“Le propongo tre differenti ricerche” gli dico, “dopo avergli narrato per completo la storia di Baffino”.

“Le premetto prima di tutto che tutte le richieste provengono direttamente dai nostri uomini di marketing; glielo dico perché possa da subito intendere quanto importante sia questo lavoro, anche in chiave di un futuro impiego qui con noi”.

Mattia sembra rinascere, si aggiusta la cravatta, e si protende leggermente verso di me.

“Per noi sarebbe importante sapere e verificare se esista una correlazione diretta tra la frequenza di utilizzo delle vocali “a” ed “o”, e delle consonanti “s” e “p”, rintracciate all’interno di un panel di riviste dedicate ad un pubblico di posatori e lattonieri, e l’incremento degli assassini seriali tra chi è in qualche modo implicato nel nostro entusiasmante e sbarazzino mondo delle costruzioni“.

“In questo caso”, continuo, “le direi di concentrarsi soprattutto nella riviste della BE-MA quali In Beton, Modulo e Lattoneria, e qualcosa anche del gruppo Tecniche Nuove che valuteremo al momento”.

Mattia mi osserva allibito, sembra stia aspettando un mio sorriso o gesto che possa indicargli che sto scherzando. Ovviamente rimango serio ma decido di aiutarlo.

“Si tratta semplicemente di contare quante “a – o – s – p” hanno utilizzato queste riviste nel 2009 e quante nel 2010, e valutare se esista una correlazione con il numero di assassini seriali che di lavoro fanno i muratori, o i posatori, veda lei”.

Il ragazzo sembra pietrificato.

“Cerchi di capire l’importanza dello studio, se riusciamo a verificare questa cosa, diventiamo meglio di Lombroso, significa fama, soldi, interviste su tutti i quotidiani, ospitate in discoteca e se è fortunato, la mandano a fare L’Isola dei Famosi e mi sposa una velina”.

Non reagisce, decido di passare alla proposta due.

“La seconda possibilità dovrebbe verificare se lo spreco di una determinata acqua minerale in bottiglia possa essere la causa dell’insorgenza di episodi psicotici. In questo caso il target della nostra analisi sarà naturalmente uno solo dei gruppi di lavoratori che operano nel settore delle costruzioni”.

“Le voglio dare una mano”, continuo “il mio consiglio è quello di rapire un campione rappresentativo di muratori e obbligarli, sotto minaccia di qualche arma batteriologica che preventivamente avrà sintetizzato, a lavorare sotto il sole senza poter bere”.

“Fossi in lei aspetterei almeno 7 o 8 ore prima di mostrare a tutti loro uno spreco qualsiasi di acqua: potrebbe annaffiarci dei rami secchi, affogarci le formiche o che ne so, scriverci cose blasfeme sui muri”.

“Lo scopo è quello di individuare l’insorgenza dell’episodio psicotico, collegarlo alla specifica marca di acqua e chiedere poi al produttore di vietarne la vendita, almeno a chi opera nel nostro settore”.

Mattia ora è davvero agitato, si muove sempre più nervosamente sulla sedia e ha cominciato a sfregarsi il viso imberbe con la mano.

“Veniamo alla terza possibilità che le offro, che le confesso essere anche la mia preferita. Si tratta di verificare quanto la scomparsa di una tribù semi primitiva africana incida sul benessere percepito del solito campione rappresentativo di popolazione che avremo individuato”.

“Lei capisce che nei prossimi anni l’Africa rappresenterà un nodo vitale per noi che ci occupiamo di isolamento termico. Provi ad immaginarsi, migliaia e migliaia di capanne isolate termicamente con i nostri pannelli. Capirà bene l’importanza quindi di un lavoro che metta a fuoco problematiche direttamente legate con la popolazione del luogo”.

“Ma sono capanne fatte in paglia e fango” accenna debolmente il ragazzo.

“Non mi faccia il razzista sa?” rispondo bruscamente. “Non sarà uno di quelli che non fa business con l’Africa solo perché sono neri?”

“No, no..non ha capito” pigola Mattia “non importa, anzi scusi”.

“Il primo passo di una buona ricerca è quella di selezionare il nostro campione rappresentativo”.

“Posatori, marmisti eccetera” accenna lui.

“Bravo. Dovrà verificare come percepiscono la loro vita, se sono felici o tristi, questo rappresenterà il nostro punto di partenza.”

“Di seguito lei a sue spese, si recherà in Africa e farà in modo di integrarsi in una di queste popolazioni, la veda come una sorta di gita, la sua prima ricerca etnologica, pensi che bello”.

“Una volta raccolte le informazioni, tornerà in Italia e mostrerà il materiale, audio, video e foto ai suoi soggetti. Subito dopo dovrà sottoporre gli stessi ad un questionario che investighi il sentiment del campione verso la nostra tribù.

“Una volta fatto questo, viene il bello: lei tornerà dagli amici africani e li sterminerà”.

“Ma..”

“Mi lasci finire”

“Scusi”

“Dicevamo…sì la tribù, ok la sterminiamo, facciamo un bel lavoro, donne e bambini, vecchi e giovani, non tralascerei cani o altri animali da compagnia quali scorpioni e pulluli”.

“Pulluli?”

“Non conosce? Sono simili ai babbuini ma biondi. Ha capito a cosa mi riferisco?”

“N..no, realmente non ho capito, ma non importa”.

“Ok, proseguo: a quel punto, armati di Santa pazienza, lei contatterà nuovamente i suoi soggetti, spiegherà l’accaduto, per poi verificare a distanza di 5 – 10 – 15 -30 giorni se il grado di felicità auto percepita è mutato”.

“Immagini per un attimo che noi si vinca un appalto per 10.000 capanne, i nostri operai si recano in Africa e conoscono i locali, per una sfiga qualsiasi qualcosa o qualcuno stermina gli autoctoni…se gli operai si intristiscono mi lavorano poco e male e questo Ioli non lo permette”.

“Questo è quanto, adesso mi dica, che ne pensa?”

Il ragazzo si alza quasi tremando dalla sedia, farfuglia qualcosa di sconnesso e senza darmi le spalle, si avvia verso la porta del mio ufficio.

Lo smidollato se ne va praticamente senza salutare, lascia la porta aperta e lo vedo mentre riesce a farsi ricevere da Ioli. L’incontro tra i due si protrae più del normale, cosa che presagisce una prossima venuta di “Ioli il distruttore”.

Come da pronostico Ioli entra nel mio ufficio senza bussare dopo circa 10 minuti, ce ne mette almeno altri 2 per formulare la prima frase di senso compiuto che più o meno recita così: “sei un pezzo di coglione”.

Poche altre volte lo ho visto così arrabbiato, pertanto pur non comprendendo appieno la sua foga, decido di non replicare.

Tuo nonno si starà rivoltando nella tomba, mi dice digrignando i denti.

“Credi che nonno sia vivo? Dopo tutto questo tempo? Lo abbiamo sotterrato almeno 5 anni fa, di cosa credi si sia nutrito? E se si fosse mangiato una gamba? Tu accetteresti nuovamente a casa tuo padre se scoprissi che si è mangiato una gamba?”

“ZITTO!” grida “STAI ZITTO E ASCOLTAMI”.

Tu sei un pazzo, il più squinternato pazzo figlio di puttana che conosco

Sarà felice Bianca, aspetta che glielo dica, dare della battona alla propria moglie, bell’eroe.

ZITTO ZITTO ZITTO!!

Sei mio figlio ma ti giuro che a volte vorrei non averti mai avuto: vieni qui 3 volte a settimana, ti ho affidato 1 cosa da fare e tu riesci a vanificare tutto proponendo, quando abbiamo fortuna, di sterminare popolazioni africane!

“Hai 36 anni, se io fossi uno “spara panzane” alto un metro e mezzo direi che sei un bamboccione, vivi in un mondo tutto tuo fatto di incongruenze, passi dall’essere una persona adorabile ad un mostro abbietto e crudele, ti circondi di fricchettoni e hippy che nemmeno a Woodstock se ne videro tanti, se non fosse per quello che ti passo io non avresti nemmeno un lavoro, ti avrebbero cacciato alla prima caccola tirata al capo.”

“Chi ti ha raccontato che ti tiro le caccole?”

“Smettila, non è questo il punto. Il problema di base sei tu, dimmi chi sei, cosa fai, qual è il futuro per il quale stai lottando.

“Per quello che concerne il futuro io..”

“E non dirmi che vuoi fare il concertista di vuvuzelas”.

“Mmmm…ok allora se questo non posso, vorrei..”

“E nemmeno che vuoi dedicare la tua vita a questo criceto puzzone”

“…normalmente uno può esprimere solo 1 veto”.

“Rispondimi!”

“Ho la MCI, non saprei che fare, né da dove cominciare.”

“Eh no! Io mi sono rotto di te e della tua MCI: mettitelo in testa, la MCI te la sei inventata tu, e ti comoda tirarla fuori quando ti trovi davanti alle difficoltà.”

“Ti dirò di più, questo lo fai perché sei un pigro, abituato troppo bene sicuramente da tua madre, sei un vile che fugge le proprie responsabilità ed adora incolpare gli altri.”

“C’è da farsi i cazzi propri? Tu sei sempre pronto, c’è una qualsiasi difficoltà? hai la MCI”

Le sue parole cominciano a ferirmi come aghi incandescenti nella pelle, ogni parola è un masso che cade dal cielo e si schianta crudele nella mia malandata schiena.

“Io non so come tu possa fare per superare questa tua inerzia di vivere, ma devi farlo: vai da un mago, vai dal Fabiani, fai quel cazzo che ti pare ma risolvi il tuo problema, trova la tua strada, TROVA LA TUA STRADA hai capito? “

“Mi spiace essere così brusco, ma credo ormai sia necessario mettertela giù dura: se non vedo una reazione, un cambio o qualcosa di simile, cercati pure un altro lavoro”.

Ioli incavolato lo ho visto per 36 anni, Ioli così incazzato, mai.

Se ne va sbattendo la porta, spaventa impunemente Baffino e mi lascia con la sensazione di essere sul punto di vomitare.

Cerco di ricapitolare quanto mi è appena stato detto: la MCI non esiste, è tutta una scusa, me la invento e la tiro fuori a piacimento ogni volta che mi comoda, ho 36 anni e agli occhi di mio padre, diretto discendente di un qualche crudele conquistatore barbaro, sono poco più che un fallito.

Cerco di pensare alle cose buone che ho fatto ma non mi viene in mente nulla, affettivamente ho collezionato solo tante storielle sceme e qualche storiaccia con persone pessime, nel lavoro a quanto pare, sono un poco di buono, nella vita non ho un obiettivo e una strada, e le idee che saltuariamente mi animano sono mal percepite dagli altri, primo tra tutti da mio padre.

Ho una casa solo grazie alla mia famiglia, ho un lavoro solo grazie alla benevolenza di mio padre, mi circondo di tipi strani, magari si riferiva a Stefan.

Butto stancamente nel cestino le carte di Mars, retaggio dell’ennesimo pranzo junk consumato, e decidono di andarmene a casa, a riflettere, magari a piangere, o a cercare di far passare questa strana sensazione che mi attanaglia.

Le parole di mio padre mi hanno scosso, ferito profondamente o semplicemente toccato in un punto che speravo in me non esistesse.

Mi arriva un SMS, sul display del mio iPhone compare il nome di Simona, dice che passerà più tardi a riprendersi Baffino.

Ora mi sento davvero disperato.

Cap 11 – Bianca

Bianca è la donna che da 36 anni si vanta con amiche dalla chiacchierata moralità, di essere mia madre. Empirista come sempre sono stato, ho più volte chiesto alla signora prove a supporto di tale affermazione, testimonianze che ancora oggi non mi sono state fornite.

Con la banale e pretenziosa scusa che “all’epoca non era possibile entrare in sala parto con una videocamera” Bianca evita palesemente il discorso che potrebbe rappresentare una vera e propria resa dei conti tra di noi.

Potendone dare una definizione direi che è “la donna dei ma – però – non so – no” ovvero il tipico essere che appare quando tu hai avuto una buona idea, o hai preso una decisione importante e a prescindere, cerca di dissuaderti.

Così comprare un biglietto del Superenalotto è sbagliato perché “non si vince mai“, giocarsi il capitale di “quella probabilmente adottata” ai cavalli è “stupido oltre che immorale”, investire in un’attività propria per sfuggire alle grinfie di un padre dittatore è “una follia”; in definitiva parlare con lei è il modo più sicuro per vedere la propria voglia di fare svanire nel nulla.

Negli anni ha perfezionato la sua attività castrante soprattutto nei miei confronti:

“Femmina, ho deciso, lasciamo la sorella probabilmente adottata in autostrada, come al tempo degli Spartani e la loro rupe del Monte Taigeto, se torna a casa la teniamo, altrimenti no”.

Bianca: “mmm non saprei..magari si risente e quando torna graffia la carrozzeria della macchina”.

Io: “Ho deciso che investirò i soldi della eredità in un’azienda di riciclo stuzzicadenti e carta igienica“.

“Ma né io né papà siamo ancora morti e poi non sono certa che le persone vorrebbero riutilizzare certi materiali” (maledetta lei e il suo perfezionismo, è capace di vedere i problemi in tutto).

Io: “Vorrei seguire il mio istinto, cercare un lavoro che mi piace ed essere felice”

Lei: “Studia che è meglio”.

Io: “Ho avuto una illuminazione, vorrei puntare 1000€ sul risultato di fine primo tempo di Milan – Liverpool, vedo un 3-0 per il Milan e poi altri 1000 sul risultato finale al termine dei tempi regolamentari 3-3 per poi gli ultimi 5000€ sulla vittoria del Liverpool ai rigori”.

Lei: “Studia che è meglio”.

Il mio irrisolto complesso Edipico mi ha impedito negli anni di staccare in maniera definitiva il cordone ombelicale con questa persona, eccetto il giorno in cui convinsi Stefan ad acquistare il corso di maestro di Okuto per corrispondenza fatto dalla Radio Elettra e gli imposi di colpirla in uno dei famosi punti segreti che fanno esplodere l’avversario in 7 secondi.

In base alla spiegazione fornitami successivamente, il Modulo 1 pagato da Stefan forniva le basi per i colpi che uccidono in un lasso di tempo di almeno 50 anni…risulta evidente pertanto che se Bianca ci lascerà le penne entro i 120 anni, sarà stata colpa del mio Sancho Panza.

Bianca suole circondarsi di amiche dalla dubbia reputazione, signore sguaiate e volgari che approfittano degli ultimi sprazzi di una vita triste e rancorosa, per palesare alle masse una giovinezza ormai svanita.

Molte di loro tradiscono i rispettivi compagni con ragazzi della mia età se non più giovani, in un barlume di spirito femminista che decide di rispondere con il tradimento al disinteresse manifestato negli anni da mariti e figli.

Bianca fortunatamente ha evitato di cadere in tale loop catartico rimanendo a mio avviso ancora illibata e pura.

Le cattive frequentazioni però difficilmente possono portare a qualcosa di buono, ed è per questo che in più di una occasione, anche sfruttando momenti assolutamente poco appropriati, ho fatto presente a mia madre quali sono i difetti e le persone che dovrebbe evitare come la peste.

“Le tue amiche hanno dei nomi davvero idioti” ho esordito al telefono pochi giorni fa.

“Non mi sembrano siano idioti” ha risposto paziente.

“Gennifer, Teilor, SuEllen?” “Avrebbero almeno potuto scriverlo in inglese…”

“Mi hai telefonato solo per parlare delle mie amiche o c’è qualcosa in più che vorresti dirmi?

“In realtà ci sarebbe, ma visto che me lo hai domandato tu, possiamo continuare a parlare delle tue amiche”

“Spiegami che gusto ci trovi a frequentare persone che mercificano il loro corpo e la loro dignità per una luce fioca e peccaminosa nel buio della loro vecchiaia?”

“Nessuna di loro mercifica nulla, smettila di dire idiozie”.

“Almeno lo facessero per qualcosa di nobile, che ne so “spie che vendono il loro corpo per carpire segreti importanti che salveranno le vite di milioni di persone” o “ottenessero in cambio dei viaggi in Sardegna, qualche comparsata in televisione, un posto in parlamento“..”niente di tutto ciò, lo fanno per pura passione”. (ATTENZIONE: l’immagine associata alle parole “posto in parlamento” è stata censurata per motivi di privacy, non potendo al momento vietare anche il pensiero e la fantasia alle persone, consigliamo i gentili lettori di immaginare a quale/i delle nostre parlamentari l’autore facesse riferimento. n.d.r)

Bianca ha imparato a lasciarmi sfogare quando il sacro fuoco moralizzatore mi afferra.

“Finito?” domanda.

“Toglimi solo una curiosità, dimmi solo come possono convivere i due opposti rappresentati dalla tua illibatezza e la loro perdizione

“La mia cosa?”

“Non essere modesta”

“No davvero che hai detto?”

“La tua illibatezza”.

“E secondo te come vi avrei avuti?”.

“Perché includi “quella” nel discorso?”

“Quella è tua sorella”

“Adottata”.

“Non è adottata”.

“Troverò le carte prima o poi, a costo di scavare buchi nel pavimento“.

“Hai già scavato buchi nel pavimento per cercare le carte”.

“Ma ho sbagliato posizione, la prossima volta non sbaglierò”.

“Se ti azzardi ancora una volta a mandare quel tuo amico armato di piccozza a rovinarmi casa, giuro che prima ti randello e poi ti, anzi vi denuncio”.

“Lui potrebbe colpirti mortalmente con una mossa di Okuto.”

“Che?”

“Ti tocca in un punto segreto e dopo 7 secondi esplodi, Stefan è un maestro, è già arrivato al Modulo 3, potenzialmente un’arma di distruzione di massa”.

“L’ultima volta, l’unica cosa che è stato capace di fare è mettermi un dito nella tetta destra e fissarmi come uno scemo

“Era il modulo 1, lui ti tocca e tu entro 50 anni muori”

“Tesoro io ho 65 anni…”

“Già…entro i 115 tiri le cuoia; mi spiace dirtelo così, qualcuno doveva farlo”.

“Grazie allora, ho apprezzato. Ti saluto e vai a lavorare domani che tuo padre altrimenti si arrabbia con me e dice che sei un vagabondo”.

“Ho la MCI mamma, spero di farcela”.

“Vai dal Fabiani, magari lui ti aiuta”.

“Ci penserò, un bacio”.

Cap 5 – Il Nano

Il vicino nano passa molte ore rinchiuso nel suo garage.
Non so esattamente a cosa si dedichi, ma sicuramente la cosa lo tiene molto impegnato.
Ho immaginato in un primo momento che potesse essere una specie di falegname, idea bocciata sul nascere dal momento che in quella categoria non esistono nani.
A sostegno di questa mia tesi mi enumero ben due casi di falegnami non nani: Geppetto e il papà del mio amico Franco.
Scartata questa prima ipotesi, il problema rimane, la curiosità mi assilla, non ci dormo la notte.
Valuto per un istante la possibilità di rivolgergli alcune domande di persona ma poi, in un travolgente sprazzo di genialità, prendo la decisione migliore della mia vita: lo denuncio alle autorità come possibile terrorista.
Racconto al solerte poliziotto che raccoglie la mia denuncia che ho molta paura, riesco anche a fingere un leggero tremore nella voce.
Mi invento che dal suo garage provengono strani rumori e che di recente ho notato un sinistro viavai di gente barbuta vestita di bianco.
Suggello la mia inconfutabile verità raccontando che in quell’ambiguo tugurio vengono recapitati ordini di pizze SISTEMATICAMENTE prive di carne suina: non si ordinano “Prosciutto e funghi”, non si ordinano “Prosciutto e mozzarella né “Con salamino piccante”.
Il poliziotto sembra turbato da quest’ultima affermazione.
La mia testimonianza risulta convincente perché si portano via il nano verso le 5 del mattino.
Lo sento gridare e imprecare…”Maledetto terrorista!” rifletto, “non rispetta la nostra cultura e le nostre tradizioni, un terrorista italiano avrebbe aspettato almeno le nove prima di cominciare a lamentarsi in modo così maleducato ed indecente”.
Poco dopo ci informano che, per la nostra sicurezza, l’edificio dovrà essere sgomberato; in un niente mi trovo in strada circondato da una moltitudine infreddolita ed inferocita.
Come dar loro torto?
Dopo preparativi estenuanti gli specialisti forzano la porta del garage, ho i brividi a pensare a cosa ci troveranno.
Passo il resto della mattinata cercando di contare le vite che ho salvato. Chiedo con poco successo alle persone di non andarsene, e di disporsi in file ordinate in modo che io possa continuare con questo importante lavoro di memoria storica, ma molti si scherniscono, altri si rifugiano nei bar per scaldarsi un po’.
Verso le 12 ci permettono di tornare nelle nostre abitazioni, nessuna esplosione grazie a Dio.
Sono circa le due quando vedo arrivare la macchina della polizia; scende il nano, rivolge lo sguardo verso la mia finestra, mi vede, mi fissa.
Non lo affronto immediatamente a causa della maledetta MCI, non dimentico però il trambusto e lo scandalo che ha causato, prima o poi mi farò sentire.
Scendo in strada dopo alcune ore, il vicino nano è nel suo garage. Entro in macchina, la accendo, lui mi vede. Cammina verso di me, ha gli occhi tumefatti e il labbro inferiore gonfio.
“Buongiorno vicino nano” esordisco io con il migliore dei miei sorrisi. Lui rimane interdetto. “Gran baccano avete fatto alle 5 del mattino” continuo.
“Ho passato nove ore in questura per niente, mi hanno interrogato, picchiato ed umiliato, hanno passato al setaccio la mia casa e ogni parte del mio corpo” risponde incredulo.
“Non ci avranno messo molto per quello” rispondo.
Rimane a bocca aperta.
“Dico, non ci avranno messo molto per via della tua altezza, sì..insomma, perché sei un nano no?”.
Non risponde, sembra indignato, sconcertato ed offeso. Per ragioni a me sconosciute provo un minimo di compassione nei suoi confronti, percepisco che qualcosa nelle mie parole o azioni lo ha turbato. Cerco di liberarmi di questa nuvola nera sforzandomi di pensare a cose divertenti ma non ci riesco, guardandolo da vicino sembra molto più simile ad una persona che ad un terrorista.
Decido di partire comunque, la conversazione mi ha annoiato. Ingrano la prima, l’auto si muove.

Il vicino nano è ancora davanti a me. Capisco il suo gioco, è: “Vediamo chi si sposta prima”. Accelero.

Lo colpisco duramente, il rumore è sordo, lui cade all’indietro.
“Hai vinto tu ok!” gli grido mentre me ne vado, “Che coraggio hanno questi terroristi” penso mentre imbocco via degli Olmi.