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Cap 14 – In prossimità del baratro

Baffino dà un senso alle mie giornate, imparo a svegliarmi presto per nutrirlo, a stonare per lui quando ha bisogno di dormire, a investire parte del mio prezioso tempo, destinato normalmente a Youporn, per spiegargli quanto illuminati siano i politici che in nome della salvezza di uno, stanno rovinando il futuro di molti.

Anche alzarmi per andare da Ioli non mi pesa così tanto, Baffino in macchina si comporta da vero lord inglese, e la sua presenza ha trasformato la mia postazione di lavoro in una specie di attrazione turistica.

Nel mio ufficio normalmente entrano 2 tipologie di persone:

Il mio umore è nuovamente in una fase ascendente, e l’odierno incontro preliminare con il laureando di turno, ne è una prova tangibile.

Si chiama Mattia, studia ingegneria delle costruzioni, e come spesso accade, anche lui ricade nel classico cliché che tanto piace a mio padre: serio, compito, studioso, nerd.

Mattia si presenta in maniera impeccabile, mi racconta con passione del suo immacolato iter di studi, riesce ad annoiarmi così tanto che la mia reazione è quasi scontata.

“Le propongo tre differenti ricerche” gli dico, “dopo avergli narrato per completo la storia di Baffino”.

“Le premetto prima di tutto che tutte le richieste provengono direttamente dai nostri uomini di marketing; glielo dico perché possa da subito intendere quanto importante sia questo lavoro, anche in chiave di un futuro impiego qui con noi”.

Mattia sembra rinascere, si aggiusta la cravatta, e si protende leggermente verso di me.

“Per noi sarebbe importante sapere e verificare se esista una correlazione diretta tra la frequenza di utilizzo delle vocali “a” ed “o”, e delle consonanti “s” e “p”, rintracciate all’interno di un panel di riviste dedicate ad un pubblico di posatori e lattonieri, e l’incremento degli assassini seriali tra chi è in qualche modo implicato nel nostro entusiasmante e sbarazzino mondo delle costruzioni“.

“In questo caso”, continuo, “le direi di concentrarsi soprattutto nella riviste della BE-MA quali In Beton, Modulo e Lattoneria, e qualcosa anche del gruppo Tecniche Nuove che valuteremo al momento”.

Mattia mi osserva allibito, sembra stia aspettando un mio sorriso o gesto che possa indicargli che sto scherzando. Ovviamente rimango serio ma decido di aiutarlo.

“Si tratta semplicemente di contare quante “a – o – s – p” hanno utilizzato queste riviste nel 2009 e quante nel 2010, e valutare se esista una correlazione con il numero di assassini seriali che di lavoro fanno i muratori, o i posatori, veda lei”.

Il ragazzo sembra pietrificato.

“Cerchi di capire l’importanza dello studio, se riusciamo a verificare questa cosa, diventiamo meglio di Lombroso, significa fama, soldi, interviste su tutti i quotidiani, ospitate in discoteca e se è fortunato, la mandano a fare L’Isola dei Famosi e mi sposa una velina”.

Non reagisce, decido di passare alla proposta due.

“La seconda possibilità dovrebbe verificare se lo spreco di una determinata acqua minerale in bottiglia possa essere la causa dell’insorgenza di episodi psicotici. In questo caso il target della nostra analisi sarà naturalmente uno solo dei gruppi di lavoratori che operano nel settore delle costruzioni”.

“Le voglio dare una mano”, continuo “il mio consiglio è quello di rapire un campione rappresentativo di muratori e obbligarli, sotto minaccia di qualche arma batteriologica che preventivamente avrà sintetizzato, a lavorare sotto il sole senza poter bere”.

“Fossi in lei aspetterei almeno 7 o 8 ore prima di mostrare a tutti loro uno spreco qualsiasi di acqua: potrebbe annaffiarci dei rami secchi, affogarci le formiche o che ne so, scriverci cose blasfeme sui muri”.

“Lo scopo è quello di individuare l’insorgenza dell’episodio psicotico, collegarlo alla specifica marca di acqua e chiedere poi al produttore di vietarne la vendita, almeno a chi opera nel nostro settore”.

Mattia ora è davvero agitato, si muove sempre più nervosamente sulla sedia e ha cominciato a sfregarsi il viso imberbe con la mano.

“Veniamo alla terza possibilità che le offro, che le confesso essere anche la mia preferita. Si tratta di verificare quanto la scomparsa di una tribù semi primitiva africana incida sul benessere percepito del solito campione rappresentativo di popolazione che avremo individuato”.

“Lei capisce che nei prossimi anni l’Africa rappresenterà un nodo vitale per noi che ci occupiamo di isolamento termico. Provi ad immaginarsi, migliaia e migliaia di capanne isolate termicamente con i nostri pannelli. Capirà bene l’importanza quindi di un lavoro che metta a fuoco problematiche direttamente legate con la popolazione del luogo”.

“Ma sono capanne fatte in paglia e fango” accenna debolmente il ragazzo.

“Non mi faccia il razzista sa?” rispondo bruscamente. “Non sarà uno di quelli che non fa business con l’Africa solo perché sono neri?”

“No, no..non ha capito” pigola Mattia “non importa, anzi scusi”.

“Il primo passo di una buona ricerca è quella di selezionare il nostro campione rappresentativo”.

“Posatori, marmisti eccetera” accenna lui.

“Bravo. Dovrà verificare come percepiscono la loro vita, se sono felici o tristi, questo rappresenterà il nostro punto di partenza.”

“Di seguito lei a sue spese, si recherà in Africa e farà in modo di integrarsi in una di queste popolazioni, la veda come una sorta di gita, la sua prima ricerca etnologica, pensi che bello”.

“Una volta raccolte le informazioni, tornerà in Italia e mostrerà il materiale, audio, video e foto ai suoi soggetti. Subito dopo dovrà sottoporre gli stessi ad un questionario che investighi il sentiment del campione verso la nostra tribù.

“Una volta fatto questo, viene il bello: lei tornerà dagli amici africani e li sterminerà”.

“Ma..”

“Mi lasci finire”

“Scusi”

“Dicevamo…sì la tribù, ok la sterminiamo, facciamo un bel lavoro, donne e bambini, vecchi e giovani, non tralascerei cani o altri animali da compagnia quali scorpioni e pulluli”.

“Pulluli?”

“Non conosce? Sono simili ai babbuini ma biondi. Ha capito a cosa mi riferisco?”

“N..no, realmente non ho capito, ma non importa”.

“Ok, proseguo: a quel punto, armati di Santa pazienza, lei contatterà nuovamente i suoi soggetti, spiegherà l’accaduto, per poi verificare a distanza di 5 – 10 – 15 -30 giorni se il grado di felicità auto percepita è mutato”.

“Immagini per un attimo che noi si vinca un appalto per 10.000 capanne, i nostri operai si recano in Africa e conoscono i locali, per una sfiga qualsiasi qualcosa o qualcuno stermina gli autoctoni…se gli operai si intristiscono mi lavorano poco e male e questo Ioli non lo permette”.

“Questo è quanto, adesso mi dica, che ne pensa?”

Il ragazzo si alza quasi tremando dalla sedia, farfuglia qualcosa di sconnesso e senza darmi le spalle, si avvia verso la porta del mio ufficio.

Lo smidollato se ne va praticamente senza salutare, lascia la porta aperta e lo vedo mentre riesce a farsi ricevere da Ioli. L’incontro tra i due si protrae più del normale, cosa che presagisce una prossima venuta di “Ioli il distruttore”.

Come da pronostico Ioli entra nel mio ufficio senza bussare dopo circa 10 minuti, ce ne mette almeno altri 2 per formulare la prima frase di senso compiuto che più o meno recita così: “sei un pezzo di coglione”.

Poche altre volte lo ho visto così arrabbiato, pertanto pur non comprendendo appieno la sua foga, decido di non replicare.

Tuo nonno si starà rivoltando nella tomba, mi dice digrignando i denti.

“Credi che nonno sia vivo? Dopo tutto questo tempo? Lo abbiamo sotterrato almeno 5 anni fa, di cosa credi si sia nutrito? E se si fosse mangiato una gamba? Tu accetteresti nuovamente a casa tuo padre se scoprissi che si è mangiato una gamba?”

“ZITTO!” grida “STAI ZITTO E ASCOLTAMI”.

Tu sei un pazzo, il più squinternato pazzo figlio di puttana che conosco

Sarà felice Bianca, aspetta che glielo dica, dare della battona alla propria moglie, bell’eroe.

ZITTO ZITTO ZITTO!!

Sei mio figlio ma ti giuro che a volte vorrei non averti mai avuto: vieni qui 3 volte a settimana, ti ho affidato 1 cosa da fare e tu riesci a vanificare tutto proponendo, quando abbiamo fortuna, di sterminare popolazioni africane!

“Hai 36 anni, se io fossi uno “spara panzane” alto un metro e mezzo direi che sei un bamboccione, vivi in un mondo tutto tuo fatto di incongruenze, passi dall’essere una persona adorabile ad un mostro abbietto e crudele, ti circondi di fricchettoni e hippy che nemmeno a Woodstock se ne videro tanti, se non fosse per quello che ti passo io non avresti nemmeno un lavoro, ti avrebbero cacciato alla prima caccola tirata al capo.”

“Chi ti ha raccontato che ti tiro le caccole?”

“Smettila, non è questo il punto. Il problema di base sei tu, dimmi chi sei, cosa fai, qual è il futuro per il quale stai lottando.

“Per quello che concerne il futuro io..”

“E non dirmi che vuoi fare il concertista di vuvuzelas”.

“Mmmm…ok allora se questo non posso, vorrei..”

“E nemmeno che vuoi dedicare la tua vita a questo criceto puzzone”

“…normalmente uno può esprimere solo 1 veto”.

“Rispondimi!”

“Ho la MCI, non saprei che fare, né da dove cominciare.”

“Eh no! Io mi sono rotto di te e della tua MCI: mettitelo in testa, la MCI te la sei inventata tu, e ti comoda tirarla fuori quando ti trovi davanti alle difficoltà.”

“Ti dirò di più, questo lo fai perché sei un pigro, abituato troppo bene sicuramente da tua madre, sei un vile che fugge le proprie responsabilità ed adora incolpare gli altri.”

“C’è da farsi i cazzi propri? Tu sei sempre pronto, c’è una qualsiasi difficoltà? hai la MCI”

Le sue parole cominciano a ferirmi come aghi incandescenti nella pelle, ogni parola è un masso che cade dal cielo e si schianta crudele nella mia malandata schiena.

“Io non so come tu possa fare per superare questa tua inerzia di vivere, ma devi farlo: vai da un mago, vai dal Fabiani, fai quel cazzo che ti pare ma risolvi il tuo problema, trova la tua strada, TROVA LA TUA STRADA hai capito? “

“Mi spiace essere così brusco, ma credo ormai sia necessario mettertela giù dura: se non vedo una reazione, un cambio o qualcosa di simile, cercati pure un altro lavoro”.

Ioli incavolato lo ho visto per 36 anni, Ioli così incazzato, mai.

Se ne va sbattendo la porta, spaventa impunemente Baffino e mi lascia con la sensazione di essere sul punto di vomitare.

Cerco di ricapitolare quanto mi è appena stato detto: la MCI non esiste, è tutta una scusa, me la invento e la tiro fuori a piacimento ogni volta che mi comoda, ho 36 anni e agli occhi di mio padre, diretto discendente di un qualche crudele conquistatore barbaro, sono poco più che un fallito.

Cerco di pensare alle cose buone che ho fatto ma non mi viene in mente nulla, affettivamente ho collezionato solo tante storielle sceme e qualche storiaccia con persone pessime, nel lavoro a quanto pare, sono un poco di buono, nella vita non ho un obiettivo e una strada, e le idee che saltuariamente mi animano sono mal percepite dagli altri, primo tra tutti da mio padre.

Ho una casa solo grazie alla mia famiglia, ho un lavoro solo grazie alla benevolenza di mio padre, mi circondo di tipi strani, magari si riferiva a Stefan.

Butto stancamente nel cestino le carte di Mars, retaggio dell’ennesimo pranzo junk consumato, e decidono di andarmene a casa, a riflettere, magari a piangere, o a cercare di far passare questa strana sensazione che mi attanaglia.

Le parole di mio padre mi hanno scosso, ferito profondamente o semplicemente toccato in un punto che speravo in me non esistesse.

Mi arriva un SMS, sul display del mio iPhone compare il nome di Simona, dice che passerà più tardi a riprendersi Baffino.

Ora mi sento davvero disperato.

Cap 11 – Bianca

Bianca è la donna che da 36 anni si vanta con amiche dalla chiacchierata moralità, di essere mia madre. Empirista come sempre sono stato, ho più volte chiesto alla signora prove a supporto di tale affermazione, testimonianze che ancora oggi non mi sono state fornite.

Con la banale e pretenziosa scusa che “all’epoca non era possibile entrare in sala parto con una videocamera” Bianca evita palesemente il discorso che potrebbe rappresentare una vera e propria resa dei conti tra di noi.

Potendone dare una definizione direi che è “la donna dei ma – però – non so – no” ovvero il tipico essere che appare quando tu hai avuto una buona idea, o hai preso una decisione importante e a prescindere, cerca di dissuaderti.

Così comprare un biglietto del Superenalotto è sbagliato perché “non si vince mai“, giocarsi il capitale di “quella probabilmente adottata” ai cavalli è “stupido oltre che immorale”, investire in un’attività propria per sfuggire alle grinfie di un padre dittatore è “una follia”; in definitiva parlare con lei è il modo più sicuro per vedere la propria voglia di fare svanire nel nulla.

Negli anni ha perfezionato la sua attività castrante soprattutto nei miei confronti:

“Femmina, ho deciso, lasciamo la sorella probabilmente adottata in autostrada, come al tempo degli Spartani e la loro rupe del Monte Taigeto, se torna a casa la teniamo, altrimenti no”.

Bianca: “mmm non saprei..magari si risente e quando torna graffia la carrozzeria della macchina”.

Io: “Ho deciso che investirò i soldi della eredità in un’azienda di riciclo stuzzicadenti e carta igienica“.

“Ma né io né papà siamo ancora morti e poi non sono certa che le persone vorrebbero riutilizzare certi materiali” (maledetta lei e il suo perfezionismo, è capace di vedere i problemi in tutto).

Io: “Vorrei seguire il mio istinto, cercare un lavoro che mi piace ed essere felice”

Lei: “Studia che è meglio”.

Io: “Ho avuto una illuminazione, vorrei puntare 1000€ sul risultato di fine primo tempo di Milan – Liverpool, vedo un 3-0 per il Milan e poi altri 1000 sul risultato finale al termine dei tempi regolamentari 3-3 per poi gli ultimi 5000€ sulla vittoria del Liverpool ai rigori”.

Lei: “Studia che è meglio”.

Il mio irrisolto complesso Edipico mi ha impedito negli anni di staccare in maniera definitiva il cordone ombelicale con questa persona, eccetto il giorno in cui convinsi Stefan ad acquistare il corso di maestro di Okuto per corrispondenza fatto dalla Radio Elettra e gli imposi di colpirla in uno dei famosi punti segreti che fanno esplodere l’avversario in 7 secondi.

In base alla spiegazione fornitami successivamente, il Modulo 1 pagato da Stefan forniva le basi per i colpi che uccidono in un lasso di tempo di almeno 50 anni…risulta evidente pertanto che se Bianca ci lascerà le penne entro i 120 anni, sarà stata colpa del mio Sancho Panza.

Bianca suole circondarsi di amiche dalla dubbia reputazione, signore sguaiate e volgari che approfittano degli ultimi sprazzi di una vita triste e rancorosa, per palesare alle masse una giovinezza ormai svanita.

Molte di loro tradiscono i rispettivi compagni con ragazzi della mia età se non più giovani, in un barlume di spirito femminista che decide di rispondere con il tradimento al disinteresse manifestato negli anni da mariti e figli.

Bianca fortunatamente ha evitato di cadere in tale loop catartico rimanendo a mio avviso ancora illibata e pura.

Le cattive frequentazioni però difficilmente possono portare a qualcosa di buono, ed è per questo che in più di una occasione, anche sfruttando momenti assolutamente poco appropriati, ho fatto presente a mia madre quali sono i difetti e le persone che dovrebbe evitare come la peste.

“Le tue amiche hanno dei nomi davvero idioti” ho esordito al telefono pochi giorni fa.

“Non mi sembrano siano idioti” ha risposto paziente.

“Gennifer, Teilor, SuEllen?” “Avrebbero almeno potuto scriverlo in inglese…”

“Mi hai telefonato solo per parlare delle mie amiche o c’è qualcosa in più che vorresti dirmi?

“In realtà ci sarebbe, ma visto che me lo hai domandato tu, possiamo continuare a parlare delle tue amiche”

“Spiegami che gusto ci trovi a frequentare persone che mercificano il loro corpo e la loro dignità per una luce fioca e peccaminosa nel buio della loro vecchiaia?”

“Nessuna di loro mercifica nulla, smettila di dire idiozie”.

“Almeno lo facessero per qualcosa di nobile, che ne so “spie che vendono il loro corpo per carpire segreti importanti che salveranno le vite di milioni di persone” o “ottenessero in cambio dei viaggi in Sardegna, qualche comparsata in televisione, un posto in parlamento“..”niente di tutto ciò, lo fanno per pura passione”. (ATTENZIONE: l’immagine associata alle parole “posto in parlamento” è stata censurata per motivi di privacy, non potendo al momento vietare anche il pensiero e la fantasia alle persone, consigliamo i gentili lettori di immaginare a quale/i delle nostre parlamentari l’autore facesse riferimento. n.d.r)

Bianca ha imparato a lasciarmi sfogare quando il sacro fuoco moralizzatore mi afferra.

“Finito?” domanda.

“Toglimi solo una curiosità, dimmi solo come possono convivere i due opposti rappresentati dalla tua illibatezza e la loro perdizione

“La mia cosa?”

“Non essere modesta”

“No davvero che hai detto?”

“La tua illibatezza”.

“E secondo te come vi avrei avuti?”.

“Perché includi “quella” nel discorso?”

“Quella è tua sorella”

“Adottata”.

“Non è adottata”.

“Troverò le carte prima o poi, a costo di scavare buchi nel pavimento“.

“Hai già scavato buchi nel pavimento per cercare le carte”.

“Ma ho sbagliato posizione, la prossima volta non sbaglierò”.

“Se ti azzardi ancora una volta a mandare quel tuo amico armato di piccozza a rovinarmi casa, giuro che prima ti randello e poi ti, anzi vi denuncio”.

“Lui potrebbe colpirti mortalmente con una mossa di Okuto.”

“Che?”

“Ti tocca in un punto segreto e dopo 7 secondi esplodi, Stefan è un maestro, è già arrivato al Modulo 3, potenzialmente un’arma di distruzione di massa”.

“L’ultima volta, l’unica cosa che è stato capace di fare è mettermi un dito nella tetta destra e fissarmi come uno scemo

“Era il modulo 1, lui ti tocca e tu entro 50 anni muori”

“Tesoro io ho 65 anni…”

“Già…entro i 115 tiri le cuoia; mi spiace dirtelo così, qualcuno doveva farlo”.

“Grazie allora, ho apprezzato. Ti saluto e vai a lavorare domani che tuo padre altrimenti si arrabbia con me e dice che sei un vagabondo”.

“Ho la MCI mamma, spero di farcela”.

“Vai dal Fabiani, magari lui ti aiuta”.

“Ci penserò, un bacio”.

Cap 8 – Mariolino

Nonostante le mie perplessità in molti sostengono che io abbia sia una madre che un padre.

Mio papà si chiama Mariolino, per gli amici o Mario o Lino, per me semplicemente Ioli per quella forma di anticonformismo cronico che mi ha sempre caratterizzato, e che negli anni mi ha fatto schierare dalla parte degli Spandau Ballet quando tutti andavano con i Duran Duran, con Sabrina Salerno quando tutti amavano Samantha Fox, con La Toya Jackson quando tutti impazzivano per la sorella Michael.

Ioli è molto ricco, è il tipico uomo si è fatto con le proprie mani, considero l’abbondante peluria che ricopre il suo corpo, e gli occhiali da miope che indossa, come prove di quanto appena affermato.

Ha creato dal nulla un’azienda che produce pannelli per isolamento termico, sembra che il business funzioni perché negli anni, pur definendosi sempre più povero, ha potuto girare il mondo, comprare un appartamento a me, uno alla “mia sorella probabilmente adottata” e una casa per lui e mia madre nella ridente, prestigiosa e vippissima località di Jesolo.

Ioli professionalmente parlando è il tipico imprenditore di successo del Nord Est, mentre dal punto di vista affettivo è tipico imprenditore di successo del Nord Est.

E’ scientificamente programmato per 4 cose:

  • guadagnare su tutto;
  • monetizzare le mie esigenze e le mie richieste di affetto;
  • mettermi in imbarazzo;
  • ignorare le mie domande.

Ricordo che dopo l’arrivo di “mia sorella probabilmente adottata”, comparsa quando io avevo all’incirca 2 anni e consegnataci (secondo la mia attendibile ricostruzione) da un solerte fattorino come omaggio alle due confezioni di arachidi da 1 kg comprate da mamma, mio padre appese in alcune zone strategiche della casa, la “Tabella dell’affetto e delle mansioni”.

A detta di Ioli questo era il modo migliore per insegnarci il valore del denaro.

Si andava dalle 100 lire per 5 minuti di grattata di schiena, alle 250 per un abbraccio (dato o ricevuto), fino alle 5000 lire per chi si fosse arrampicato nel tetto e avesse sistemato il fastidioso disturbo che gli impediva di vedere Colpo Grosso in qualità accettabile.

Ho cercato in più di un’occasione di taroccare la tabella inserendo la voce “Gettarsi dalla finestra – 10000 lire” per eliminare alla fonte il problema di “mia sorella probabilmente adottata” ma mia madre, di cui per ora non confesserò il nome per una questione di privacy, me lo impedì.

L’altro aspetto di Ioli che negli anni non ho ancora imparato a tollerare, è la sua indubbia capacità di mettermi in imbarazzo. Per un evidente caso di sdoppiamento di personalità, mio padre è capace di interpretare il ruolo dell’imprenditore quando si trova solo con me e del padre fastidiosamente affettuoso in presenza di sconosciuti.

Così mentre siamo soli in ufficio suole darmi del lei, davanti ad estranei o nel corso di importanti riunioni a cui io vengo inspiegabilmente invitato, divento “Zucchero”, “Amore”, “Piccolo”, “Tesoro”.

“Tesoro, tu che ne pensi?”, “Piccolo credi che papà stia facendo bene?”, “Zucchero, tutto bene?, “Amore vorresti dire al signore quello che abbiamo deciso?”.

Gli occhi di tutti puntati su di me, specialmente quando si tratta di giovani stagiste potenzialmente attratte dal figlio belloccio e ribelle del boss, riescono ancora, a distanza di anni, a farmi sprofondare in uno stato pervasivo di vergogna e senso di nausea dal quale emergo, sfortunatamente male, con frasi impacciate tipo “Scusatemi”, “Scusatelo”, “Chiedo scusa”, retaggio di un’educazione in cui dell’affetto ci si deve vergognare e scusare.

Ogni domenica Ioli e mamma ci invitano a pranzo e sistematicamente mi convinco che sia arrivato il giorno in cui confesseranno a “mia sorella probabilmente adottata” che il vero padre, ipotizzo un brasiliano, è ricomparso per far ritorno con lei nella favelas di Rio da cui provengono.

Le mie speranze vengono sistematicamente disattese ma perlomeno mi viene offerta la possibilità di dialogare con mio padre di qualcosa che non sia lavoro.

“Fatico a spiegarmi alcune cose relative alla mia nascita” ho esordito la settimana scorsa tra un boccone e l’altro di fumante spezzatino.

Ioli non mi ha nemmeno degnato di uno sguardo preso com’era dal fenomenale servizio sulle “scimmie che dicono il loro nome a rutti” che il TG2 stava mandando in onda.

“Cerca di seguire il mio ragionamento” ho continuato “Partiamo da un assunto: mamma e direi anche nonna sono sicuramente ancora vergini”

“Basta guardarle per rendersi conto che mai e poi mai hanno conosciuto uomo e fatto cose turpi e peccaminose, dico bene?”

“Ti posso concedere che mamma, in quanto sessantottina bolognese, è probabile che qualche bacio lo abbia anche dato, ma nonna no…nonna è santa e tutt’ora vergine”.

“Appurato tutto ciò, capisci che questo mette in crisi molte delle certezze sulle quali si è fondato il mio sviluppo emotivo e psicologico” continuo.

Attendo un qualche tipo di reazione che non arriva quindi continuo con il mio monologo.

“Ora io apprezzo che voi mi abbiate accolto per anni nella vostra famiglia, ma credo sia arrivato il momento di dirmi se è vero come credo, che sono il figlio di un qualche essere superiore comparso d’improvviso 36 anni fa in Italia”

…ancora niente.

“Che mia sorella sia adottata questo è scontato…ma dimmi almeno che aspetto aveva mio padre, se mi ha lasciato qualcosa, un’arma, un messaggio…magari ‘ricorda a mio figlio di salvare il mondo a 36 anni’ oppure ‘L’assassino di Laura Palmer è..”…qualcosa del genere”.

Guardo per un secondo mia madre, giusto in tempo per ammirare il suo sguardo tra lo stupito e il rassegnato, mi giro nuovamente verso Ioli e mi accorgo  che sta ridendo sguaiatamente alla vista di una scimmia di nome Giada.

“Avete sentito?” grida divertito “Ha detto Giada con un rutto!”

“Non mi hai ascoltato” gli dico.

“No” risponde.

“Nemmeno quando ho parlato del mio vero padre?”

“Figuriamoci” ribatte.

“Tarpi le ali della mia dirompente vitalità ed originalità in questo modo” dico dopo un po’  “e forse metti in pericolo l’intero mondo” continuo.

“100 euro vanno bene?” risponde distrattamente.

Intasco 100 euro da questa persona che non può essere mio padre anche se lui è convinto di esserlo e contino a mangiare.

Cap 5 – Il Nano

Il vicino nano passa molte ore rinchiuso nel suo garage.
Non so esattamente a cosa si dedichi, ma sicuramente la cosa lo tiene molto impegnato.
Ho immaginato in un primo momento che potesse essere una specie di falegname, idea bocciata sul nascere dal momento che in quella categoria non esistono nani.
A sostegno di questa mia tesi mi enumero ben due casi di falegnami non nani: Geppetto e il papà del mio amico Franco.
Scartata questa prima ipotesi, il problema rimane, la curiosità mi assilla, non ci dormo la notte.
Valuto per un istante la possibilità di rivolgergli alcune domande di persona ma poi, in un travolgente sprazzo di genialità, prendo la decisione migliore della mia vita: lo denuncio alle autorità come possibile terrorista.
Racconto al solerte poliziotto che raccoglie la mia denuncia che ho molta paura, riesco anche a fingere un leggero tremore nella voce.
Mi invento che dal suo garage provengono strani rumori e che di recente ho notato un sinistro viavai di gente barbuta vestita di bianco.
Suggello la mia inconfutabile verità raccontando che in quell’ambiguo tugurio vengono recapitati ordini di pizze SISTEMATICAMENTE prive di carne suina: non si ordinano “Prosciutto e funghi”, non si ordinano “Prosciutto e mozzarella né “Con salamino piccante”.
Il poliziotto sembra turbato da quest’ultima affermazione.
La mia testimonianza risulta convincente perché si portano via il nano verso le 5 del mattino.
Lo sento gridare e imprecare…”Maledetto terrorista!” rifletto, “non rispetta la nostra cultura e le nostre tradizioni, un terrorista italiano avrebbe aspettato almeno le nove prima di cominciare a lamentarsi in modo così maleducato ed indecente”.
Poco dopo ci informano che, per la nostra sicurezza, l’edificio dovrà essere sgomberato; in un niente mi trovo in strada circondato da una moltitudine infreddolita ed inferocita.
Come dar loro torto?
Dopo preparativi estenuanti gli specialisti forzano la porta del garage, ho i brividi a pensare a cosa ci troveranno.
Passo il resto della mattinata cercando di contare le vite che ho salvato. Chiedo con poco successo alle persone di non andarsene, e di disporsi in file ordinate in modo che io possa continuare con questo importante lavoro di memoria storica, ma molti si scherniscono, altri si rifugiano nei bar per scaldarsi un po’.
Verso le 12 ci permettono di tornare nelle nostre abitazioni, nessuna esplosione grazie a Dio.
Sono circa le due quando vedo arrivare la macchina della polizia; scende il nano, rivolge lo sguardo verso la mia finestra, mi vede, mi fissa.
Non lo affronto immediatamente a causa della maledetta MCI, non dimentico però il trambusto e lo scandalo che ha causato, prima o poi mi farò sentire.
Scendo in strada dopo alcune ore, il vicino nano è nel suo garage. Entro in macchina, la accendo, lui mi vede. Cammina verso di me, ha gli occhi tumefatti e il labbro inferiore gonfio.
“Buongiorno vicino nano” esordisco io con il migliore dei miei sorrisi. Lui rimane interdetto. “Gran baccano avete fatto alle 5 del mattino” continuo.
“Ho passato nove ore in questura per niente, mi hanno interrogato, picchiato ed umiliato, hanno passato al setaccio la mia casa e ogni parte del mio corpo” risponde incredulo.
“Non ci avranno messo molto per quello” rispondo.
Rimane a bocca aperta.
“Dico, non ci avranno messo molto per via della tua altezza, sì..insomma, perché sei un nano no?”.
Non risponde, sembra indignato, sconcertato ed offeso. Per ragioni a me sconosciute provo un minimo di compassione nei suoi confronti, percepisco che qualcosa nelle mie parole o azioni lo ha turbato. Cerco di liberarmi di questa nuvola nera sforzandomi di pensare a cose divertenti ma non ci riesco, guardandolo da vicino sembra molto più simile ad una persona che ad un terrorista.
Decido di partire comunque, la conversazione mi ha annoiato. Ingrano la prima, l’auto si muove.

Il vicino nano è ancora davanti a me. Capisco il suo gioco, è: “Vediamo chi si sposta prima”. Accelero.

Lo colpisco duramente, il rumore è sordo, lui cade all’indietro.
“Hai vinto tu ok!” gli grido mentre me ne vado, “Che coraggio hanno questi terroristi” penso mentre imbocco via degli Olmi.