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Cap 26 – Il nuovo Papa

In silenzio osserviamo Stefan mentre lentamente riprende conoscenza. Il divano sul quale lo abbiamo adagiato è di pelle nera, probabilmente dono di un gentile parrocchiano. La stanza odora di vecchi libri e umidità, un binomio che decisamente stride. C’è la foto di Joseph Ratzinger alla parete, sorride ma solo con la bocca.

Stefan si mette seduto e comincia a massaggiarsi la mascella, piega la testa da un lato, poi dall’altro, in completo silenzio si guarda intorno, non credo abbia ancora capito cosa gli sia successo, non sono nemmeno sicuro che la sua mente conservi ricordo della litigata in chiesa. Apre la bocca e un sordo “toc” riecheggia nella stanza.

Ci prova ancora, il risultato è lo stesso, mi guarda terrorizzato.

“Cosa è successo?”

Hai fatto a pugni con la parrocchiana sbagliata” interviene divertito Moreno, “con la mamma di Mike Tyson”

“Toc…toc..toc”

“Cazzo Stefan sembri una bomba ad orologeria”.

“Attento con le parole, ricordati sempre dove sei e chi rappresento”

“Scusa Moreno, hai ragione”

Stefan lentamente si mette in piedi e ci raggiunge, si siede accanto a me e abbassa lo sguardo. Sembra un bambino cui hanno appena uscito malconcio da una rissa al parco, forse in realtà un po’ lo è.

Finisco il bicchiere di vino rosso che mi è stato offerto, Moreno me lo ha servito appena tolto da frigorifero, se Mauro vedesse una cosa del genere andrebbe su tutte le furie. “Un vino rosso freddo è un vino che vuole nascondere qualcosa”; in questo caso non vi è nulla da nascondere, avrei preferito bere direttamente aceto.

“Fammi fare un breve resoconto di quanto è successo” esordisce Moreno “io e te non ci vediamo da almeno, quanto saranno 8 anni? Tra le varie cose, mi hai anche rifiutato in Facebook..”

“Mi rovini la piazza, come posso tenere un Padre Moreno tra gli amici?”

“..ok, mi rifiuti in Facebook con tutte le motivazioni del mondo, non vieni a messa, non partecipi alle attività della parrocchia, non rispondi ai miei messaggi di auguri natalizi. Torna tutto?”

“Direi di sì, a mia discolpa vorrei solo dire che non rispondo ai tuoi messaggi perché in realtà ho da tempo cancellato il tuo numero…sai com’è, è una questione di immagine”

“Ottimo, grazie, farai il diplomatico da grande. Dicevamo, tutto questo, e poi un bel giorno ti presenti in chiesa con il tuo scagnozzo e fomenti una rissa praticamente davanti all’altare consacrato. Che debbo pensare?”

“Toc”..il rumore anticipa di qualche decimo di secondo l’intervento di Stefan: “Figlio di puttana io non sono un cagnozzo! Adesso ti spacco la bocca!”

Trattengo Stefan con un braccio, gli sorrido e gli faccio cenno di sedersi. Respira affannosamente e senza smettere di fissare Moreno torna a sedere.

“Sono qui perché ho un problema e tu probabilmente hai la soluzione per me”.

Moreno mi fissa negli occhi per alcuni secondi, incrocia le gambe e mi fa cenno di continuare.

“Io sono affetto da MCI, la sindrome da mancanza cronica di iniziativa. A causa di questa malattia io non riesco a far scorrere in maniera positiva ed efficacie la mia vita. Dal punto di vista sentimentale passo da una storiella ad un’altra, le uniche due volte che davvero mi sono impegnato, lo ho fatto con due pu..”

“Attento a quello che dici!”

“..giusto, con due ragazze che non hanno dimostrato di possedere una moralità così elevata. Meglio?

Moreno sorride, suoi denti sono bianchi e ben allineati. Per Bianca Moreno è sempre stato un bambino bellissimo, se lo vedesse ora lo annovererebbe nella categoria degli “sprechi”.

“Il lavoro per me è un disastro, Ioli vorrebbe che io lavorassi con lui ma a me l’idea di mettermi davanti ad un pc per ore, uccide a priori. Quello che sento in definitiva è che a causa di questa MCI io non sto affrontando la vita, non ho trovato un equilibrio, non ho uno straccio di obiettivo in testa”.

“A volte mi faccio prendere dall’entusiasmo e mi dedico anima e cuore ad un progetto, ma tutto dura pochi giorni, poi mi stanco”.

“Che generi di progetti” domanda Moreno, il cui sguardo ora risulta più interessato.

Rimango alcuni secondi in silenzio, cerco di escludere a priori quelli che potrebbero risultare equivoci o di dubbia interpretazione.

“Ad esempio quello per la liberazione dei Nani da Giardino, o quello per l’abolizione del buco dell’ozono, poi sono per il topless nelle mense universitarie, sono presidente del club a favore del sesso con aliene e spendo ore in attività di lobby contro l’utilizzo dell’ossigeno”

Moreno inarca il sopracciglio destro e respira profondamente. Anticipo una sua ovvia e prevedibile domanda: “praticamente ci battiamo affinché l’uomo smetta di dipendere dall’ossigeno per vivere, così facendo potremmo andare a vivere sulla luna, o su venere, o mandarci quelli che non ci piacciono..come gli juventini, o magari quelli di un paese a scelta che odi, che ne so, Busa di Vigonza, Noventa di Piave, Pullulo sul Mare”.

“Esiste un Pullulo sul Mare?” domanda.

“Non ne sono certo, verifico e le faccio sapere”.

“Scommetto che tu e il tuo scagnozzo siete gli unici membri” afferma il prete ridacchiando.

“Figlio di puttana, questa me la paghi..” Stefan si alza e con gesto teatrale inizia a tirarsi su le maniche della camicia.

“Ti sta prendendo in giro, non lo vedi?” gli dico, anche questa volta le mie parole sortiscono l’effetto desiderato e il ragazzo torna a sedersi.

“Allora, intanto complimenti per i progetti..mi sembra che di iniziativa tu ne abbia e come, non ti pare? Dimmi comunque come credi io ti possa aiutare”.

“Allora, io non amo chiedere favori ma credo tu abbia, come dire, qualche possibilità maggiore di me di accedere direttamente al grande capo e chiedergli di farmi guarire”.

Ancora una volta Moreno scoppia ridere, rimango di sasso a guardarlo. Sembra non debba più smettere, il viso diviene paonazzo e alcune lacrime cominciano a scendergli. Si asciuga il viso con un fazzoletto e ancora sorridendo mi fissa.

Mi innervosisco e non poco, cosa ci sia di così divertente lo sa solo lui, la prossima volta che Stefan deciderà di picchiarlo, non lo fermerò.

“Mi hai fatto ridere, credo tu te ne sia accorto. Anzi ti chiedo scusa, non volevo mancarti di rispetto.”

“Lascia che ti dica una cosa, Nostro Signore lascia a ciascuno di noi la facoltà di decidere ciò che è bene e ciò che è male. Noi uomini abbiamo la possibilità di sperimentare, di sbagliare sempre cercando di rimanere all’interno di quella strada che Lui ci ha delimitato attraverso il suo Verbo. Nella sua infinita bontà, ci sarà sempre per ciascuno di noi la possibilità di redimerci e ricevere così il perdono. Ma Dio non interferisce direttamente nelle nostre vite, siamo noi i primi artefici del nostro futuro e gli unici responsabili delle nostre azioni. Te lo immagini se Dio dovesse rispondere a tutte le preghiere e richieste dei miliardi di persone che credono in lui?”

“La chiesa, che io in questo momento rappresento, non ha la bacchetta magica per risolvere i problemi: possiamo sicuramente aiutare, attraverso l’ascolto, il consiglio e la preghiera, ma sfortunatamente non riusciremo mai a fare felici tutti…magari fosse così”.

Annuisco senza realmente capire cosa mi stia dicendo, sono arrivato fino a qui per ricevere un aiuto concreto, non una frase da Baci Perugina. Decido di prendere un’altra strada.

“Tu come sei diventato prete, cioè quando lo hai deciso, come è successo”

“E’ stata una cosa assolutamente naturale, Dio mi ha parlato, ho sentito la sua chiamata, è arrivato un momento in cui tutte le mie azioni portavano allo stesso risultato. Non mi è costato fatica capire quello che ero, è bastato aprire il mio cuore e lasciar scorrere l’Amore dentro di me”.

“Potrei aver sentito anch’io la stessa voce di Dio” affermo dopo alcuni attimi di riflessione. Per dare un minimo di credibilità a quanto appena affermato, cerco di replicare ancora una volta una delle mie famose espressioni Dylan di Beverly Hills.

“Cosa senti?, parlamene, credo sia il modo migliore per fare luce su questo aspetto”.

“In realtà mentre tu me ne parlavi ho avuto la netta sensazione di essere destinato ad una luminosa carriera ecclesiastica. Non voglio strafare, ma credo di poter aspirare senza falsa modestia a diventare prete, poi cardinale ed infine Papa nel giro di poco tempo”

Moreno in silenzio non smette di fissarmi, percepisco un po’ di incredulità nel suo sguardo, ma forse è semplicemente gioia per avermi aiutato in questo modo.

“Ho già in mente la prima cosa che farei da Papa: farei cambiare vestito alla guardia svizzera, diciamocelo non si possono vedere! Mi piacerebbe vederli vestiti da ninja. Vorrei inoltre che seguissero i corsi della scuola di Okuto per corrispondenza, Stefan è già al livello…”

“A che livello sei arrivato Stefan?”

“Due” risponde.

“Che è il livello in cui una semplice massaia è in grado di stenderti con un destro, davvero geniale” afferma Moreno.

La battuta di Moreno è divertente ma Stefan non sembra apprezzarla, scatta in piedi come una molla e punta la mano verso il prelato. Il ragazzo ora fissa Moreno negli occhi ed inizia ad emette un suono con la bocca.

“Che stai facendo Stefan?” domando.

“Uaaaunnnnuaaaaaauuuunnnnn….gli faccio esplodere la testa con la forza del pensiero”

“Fai in modo che i pezzetti di cervello non mi macchino” gli dico, e continuo con la mia visione.

“Dicevamo..Papa, ma ti dirò di più” continuo, “perché non puntare più in alto? Perché non beato e poi santo? Potrei essere il primo santo ancora vivente, tanto a nominarmi sarei io in quanto Papa e voglio vedere chi mi rompe le palle”.

“Se la cosa non è possibile, mi faccio votare un lodo ad hoc e risolvo il problema”.

“Credo tu sta un po’ confondendo i ruoli” cerca di intervenire Moreno ma oramai sono irrefrenabile.

“Potrei chiedere anche una sorta di impunità permanente, che ne so per evitare che mi ingabbino se faccio qualche cazzata mentre sono Papa!”

“Stop, fermati”, la mano del padre mi passa davanti agli occhi e mi strappa con forza dallo stato di trance in cui ero caduto.

“Credo tu stia viaggiando troppo con la fantasia, e potrei sbagliarmi ma ho come l’impressione che siamo proprio davanti al tuo classico modo di non prenderti le tue responsabilità”.

“Sembra quasi tu ti voglia porre obiettivi assolutamente irrealizzabili per poi confermare a te tesso di essere una sorta di fallito”.

“Sono passati molti anni dall’ultima volta che ci siamo visti, lascia che ti dica cosa vedo in te e cosa farei se fossi al tuo posto: io non credo tu abbia una malattia e non credo che diventare prete sia davvero quello che ti s’addice, credo invece che vi sia una grande confusione in te. Io ti ricordo come un ragazzo sveglio, deciso, sicuro di sé, adesso ti ritrovo un po’ sulle nuvole, un po’ strampalato e molto insicuro.”

“Cerca di fare luce dentro la tua stanza, non hai bisogno di cercare qualcosa di nuovo al di fuori di essa. Tutti gli elementi per essere felice li hai già, solo che in questo momento non sei in grado di vederli.”

“Il mio consiglio, come uomo di chiesa ma anche amico, è quello di trovare qualcuno con il quale esplorare questo tuo disordine interiore, ti consiglierei un medico, uno psicologo, un terapeuta. Se da solo non riesci ad uscirne, magari l’aiuto di qualcuno sarà fondamentale”.

Molti pensieri affollano ora la mia mente, da un profondo e recondito anfratto della mia mente una voce mi dice che Moreno ha ragione, soprattutto quando afferma che senza un aiuto non potrò uscire da questo stato.

Mi alzo dalla sedia un po’ più confuso e spaventato di prima, cercavo soluzioni ed ho trovato solo ulteriori domande. Faccio cenno a Stefan che è ora di andare, in un attimo è già alla porta.

Moreno mi abbraccia per salutarmi, poi si rivolge a Stefan e sorridendo lo apostrofa con un “ciao scagnozzo”.

Chiunque avrebbe riso ad un saluto del genere ma non Stefan che senza pensarci un secondo si scaglia contro Moreno.

Rimango indeciso se intervenire o meno, alla fine il buon senso vince e lascio che la rissa continui.

“Tu sarai un maestro di Okuto ma io mi sono formato alla scuola di Don Giuseppe” dice Moreno strizzandomi l’occhio.

Non faccio in tempo ad avvisare il mio compare che lo schiaffo di Moreno lo ha già raggiunto all’altezza della guancia destra, lasciandolo seduto a terra.

Gli occhi di Stefan sono nuovamente persi nel vuoto, probabilmente anche di questo incontro gli rimarranno ben pochi ricordi.

Apre la mandibola, questa volta non si percepisce alcun rumore, la sberla di Moreno ha avuto un effetto quasi miracoloso, l’idea mi sembra divertente, sorrido.

Cap 10 – Il soldato Stefan

Dicono che ciascun essere che viene al mondo sia un piccolo ingranaggio di un meccanismo perfetto creato da Dio; ogni vita ha un obiettivo ed è in funzione di questo che si sviluppano e intersecano gli eventi dell’esistenza.

Ammesso e non concesso che questo sia vero, ne deduco che la funzione prima ed unica di Stefan sia quella di rappresentare il mio gioco, il mio svago, il mio blob plasmabile.

Stefan, nella mente dei genitori nato Stefano ma rimasto monco dalla nascita per via di una penna capricciosa ed un funzionario dell’anagrafe troppo puntiglioso, si è trasferito nel mio condominio dopo aver deciso di dedicare la sua vita al culto della mia persona.

Lo ho conosciuto circa 4 anni fa nel corso di una festa alla quale avevo inizialmente deciso di non partecipare, ma dove alla fine mi ero trascinato alla ricerca di un po’ di sesso senza troppe complicazioni.

Ricordo di averlo notato solo per via della splendida moretta che stava disperatamente cercando di rimorchiare e che poi sarebbe diventata per alcuni mesi, la mia compagna di intense nottate di sesso.

Mi ero presentato spontaneamente proprio a lui per ottenere in un solo colpo di disinnescare le sue difese di “uomo geloso” e far incuriosire la bella ragazza, abituata da sempre a mantenersi al centro dell’attenzione, ma per una volta inspiegabilmente snobbata da un uomo.

Probabilmente primo ed unico caso al mondo di “doppio rimorchio”, avevo chiuso il mio approccio con il numero di telefono di lei (che avrei richiamato dopo poche ore per finire la serata a casa sua), e cellulare di lui, affascinato a tal punto dalla mia persona da dirsi quasi subito disposto a seguirmi in capo al mondo.

Cominciò a chiamarmi dalla mattina seguente quando ancora addormentato, respiravo il profumo di una donna che si era spogliata per me.

“Ciao! Sono Stefan! Come è andata con Loredana ieri notte?” mi aveva domandato.

Preso dalla stanchezza ed i postumi di una sbronza di vodka avevo farfugliato un “vaffanculo” convinto fosse più che sufficiente a tagliare i ponti tra me e lui.

Niente di più falso.

Nei giorni successivi Stefan si sarebbe manifestato per quello che realmente è: una macchina creata con la funzione di servire, una geisha uomo, il soldato perfetto che sposa acriticamente una causa solo perché glielo hanno ordinato e per quella è disposto a compiere qualsiasi nefandezza, prima tra tutte morire.

Alla fine Stefan mi ha preso per sfinimento, si è collocato al mio lato come un novello Sancho Panza e da allora non ha più smesso di seguirmi ed obbedirmi, ridendo quando io rido, piangendo quando sono triste, idolatrandomi quasi fossi una divinità pagana, scesa sulla terra di nascosto da Dio per sollazzarsi tra i vizi e le debolezze dei comuni mortali.

Con il tempo l’iniziale curiosità nei confronti di questa nuova evoluzione del fantozzismo più servile si è tramutata in violenta repulsione per poi divenire indifferenza ed ora, tenera simpatia.

A distanza di quasi 4 anni posso dire che Stefan sia diventato un “quasi amico”, ancora distante dallo status di amico per via della sostanziale mancanza di stima che nutro nei suoi confronti, ma comunque una persona che sono solito frequentare, vuoi perché vicino di casa sempre provvisto di scorte di Ferrero Rocher, vuoi perché a volte è importante per la propria autostima rendersi conto di conservare il potere di influenzare gli altri.

“Che squadra di calcio tifi Stefan?” gli ho domandato una sera. “Realmente il calcio non mi interessa” mi ha risposto.

“Come non ti piace il calcio, che italiano sei scusa? Io tifo Milan”.

Due giorni dopo stavamo già guardando una partita e lui, novello ultras, indossava con orgoglio la sua nuova maglietta rossonera recante la scritta Pato sulla schiena.

Altro giorno, nuova trappola: “Che cosa incredibile ieri Stefan, sono andato in un bar, un tipo mi fissava, sono andato da lui a chiedergli che cazzo voleva. lo stronzo ha osato rispondermi ed ho dovuto spaccargli la bocca”.

Lui balzando in piedi come spinto da una molla: “Grandissimo!!! sei una furia!”

Dopo nemmeno 3 giorni, con gli evidenti segni di una rissa finita molto male, mi stava raccontando di come avesse dovuto litigare con un tipo reo di fissarlo troppo in un bar.

Pura emulazione, cieca e disinteressata obbedienza.

Stefan è diventato il mio gioco e passatempo, il braccio di una mente dispettosa che ama vedere come l’incoscienza possa creare scompiglio tra le persone.

Così spinto dalle mie parole, nel tempo ha sciato nudo, ha fatto a botte con pugili, ha corteggiato una ottantenne, si è tatuato sul petto parte del menù della pizzeria vicino casa per avere sempre sotto controllo il costo della sua 4 stagioni.

Ci sono momenti in cui però le cose cambiano, attimi di lucidità o forse di obnubilamento di ragione in cui la figura del mio Sancho Panza perde i suoi confini e profili di puro svago.

Capita quando ascolto una canzone che un giorno un poeta di nome Fabrizio scrisse:  le parole, la musica sortiscono su di me un effetto strano, sono come la crudele sveglia che ti strappa dal limbo dei sogni mattutini e ti restituisce alla tua vera vita fatta di consapevolezza e ragione.

Stefan da gioco diviene persona, da divertimento si tramuta in sentimenti e speranze che giornalmente si infrangono su di me come l’onda di burrasca che incontra la sua morte nella grigia scogliera.

In quei momenti penso se ancora la situazione che si è creata tra di noi mi diverta, se ne valga la pena, quale sia davvero lo scopo della sua e della mia vita.

Per 3 minuti mi sento vuoto e provo pena per lui, capisco che entrambi siamo ancora alla ricerca di una strada e che questa strada darà un senso alle nostre vite.

Quando la canzone finisce ed un respiro profondo ha cacciato la malinconia, lo chiamo perché l’idea di mandarlo a scavare delle buche nel pavimento della casa dei miei in cerca di documenti che provino che mia sorella è stata adottata, mi sembra davvero geniale.