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Cap 26 – Il nuovo Papa

In silenzio osserviamo Stefan mentre lentamente riprende conoscenza. Il divano sul quale lo abbiamo adagiato è di pelle nera, probabilmente dono di un gentile parrocchiano. La stanza odora di vecchi libri e umidità, un binomio che decisamente stride. C’è la foto di Joseph Ratzinger alla parete, sorride ma solo con la bocca.

Stefan si mette seduto e comincia a massaggiarsi la mascella, piega la testa da un lato, poi dall’altro, in completo silenzio si guarda intorno, non credo abbia ancora capito cosa gli sia successo, non sono nemmeno sicuro che la sua mente conservi ricordo della litigata in chiesa. Apre la bocca e un sordo “toc” riecheggia nella stanza.

Ci prova ancora, il risultato è lo stesso, mi guarda terrorizzato.

“Cosa è successo?”

Hai fatto a pugni con la parrocchiana sbagliata” interviene divertito Moreno, “con la mamma di Mike Tyson”

“Toc…toc..toc”

“Cazzo Stefan sembri una bomba ad orologeria”.

“Attento con le parole, ricordati sempre dove sei e chi rappresento”

“Scusa Moreno, hai ragione”

Stefan lentamente si mette in piedi e ci raggiunge, si siede accanto a me e abbassa lo sguardo. Sembra un bambino cui hanno appena uscito malconcio da una rissa al parco, forse in realtà un po’ lo è.

Finisco il bicchiere di vino rosso che mi è stato offerto, Moreno me lo ha servito appena tolto da frigorifero, se Mauro vedesse una cosa del genere andrebbe su tutte le furie. “Un vino rosso freddo è un vino che vuole nascondere qualcosa”; in questo caso non vi è nulla da nascondere, avrei preferito bere direttamente aceto.

“Fammi fare un breve resoconto di quanto è successo” esordisce Moreno “io e te non ci vediamo da almeno, quanto saranno 8 anni? Tra le varie cose, mi hai anche rifiutato in Facebook..”

“Mi rovini la piazza, come posso tenere un Padre Moreno tra gli amici?”

“..ok, mi rifiuti in Facebook con tutte le motivazioni del mondo, non vieni a messa, non partecipi alle attività della parrocchia, non rispondi ai miei messaggi di auguri natalizi. Torna tutto?”

“Direi di sì, a mia discolpa vorrei solo dire che non rispondo ai tuoi messaggi perché in realtà ho da tempo cancellato il tuo numero…sai com’è, è una questione di immagine”

“Ottimo, grazie, farai il diplomatico da grande. Dicevamo, tutto questo, e poi un bel giorno ti presenti in chiesa con il tuo scagnozzo e fomenti una rissa praticamente davanti all’altare consacrato. Che debbo pensare?”

“Toc”..il rumore anticipa di qualche decimo di secondo l’intervento di Stefan: “Figlio di puttana io non sono un cagnozzo! Adesso ti spacco la bocca!”

Trattengo Stefan con un braccio, gli sorrido e gli faccio cenno di sedersi. Respira affannosamente e senza smettere di fissare Moreno torna a sedere.

“Sono qui perché ho un problema e tu probabilmente hai la soluzione per me”.

Moreno mi fissa negli occhi per alcuni secondi, incrocia le gambe e mi fa cenno di continuare.

“Io sono affetto da MCI, la sindrome da mancanza cronica di iniziativa. A causa di questa malattia io non riesco a far scorrere in maniera positiva ed efficacie la mia vita. Dal punto di vista sentimentale passo da una storiella ad un’altra, le uniche due volte che davvero mi sono impegnato, lo ho fatto con due pu..”

“Attento a quello che dici!”

“..giusto, con due ragazze che non hanno dimostrato di possedere una moralità così elevata. Meglio?

Moreno sorride, suoi denti sono bianchi e ben allineati. Per Bianca Moreno è sempre stato un bambino bellissimo, se lo vedesse ora lo annovererebbe nella categoria degli “sprechi”.

“Il lavoro per me è un disastro, Ioli vorrebbe che io lavorassi con lui ma a me l’idea di mettermi davanti ad un pc per ore, uccide a priori. Quello che sento in definitiva è che a causa di questa MCI io non sto affrontando la vita, non ho trovato un equilibrio, non ho uno straccio di obiettivo in testa”.

“A volte mi faccio prendere dall’entusiasmo e mi dedico anima e cuore ad un progetto, ma tutto dura pochi giorni, poi mi stanco”.

“Che generi di progetti” domanda Moreno, il cui sguardo ora risulta più interessato.

Rimango alcuni secondi in silenzio, cerco di escludere a priori quelli che potrebbero risultare equivoci o di dubbia interpretazione.

“Ad esempio quello per la liberazione dei Nani da Giardino, o quello per l’abolizione del buco dell’ozono, poi sono per il topless nelle mense universitarie, sono presidente del club a favore del sesso con aliene e spendo ore in attività di lobby contro l’utilizzo dell’ossigeno”

Moreno inarca il sopracciglio destro e respira profondamente. Anticipo una sua ovvia e prevedibile domanda: “praticamente ci battiamo affinché l’uomo smetta di dipendere dall’ossigeno per vivere, così facendo potremmo andare a vivere sulla luna, o su venere, o mandarci quelli che non ci piacciono..come gli juventini, o magari quelli di un paese a scelta che odi, che ne so, Busa di Vigonza, Noventa di Piave, Pullulo sul Mare”.

“Esiste un Pullulo sul Mare?” domanda.

“Non ne sono certo, verifico e le faccio sapere”.

“Scommetto che tu e il tuo scagnozzo siete gli unici membri” afferma il prete ridacchiando.

“Figlio di puttana, questa me la paghi..” Stefan si alza e con gesto teatrale inizia a tirarsi su le maniche della camicia.

“Ti sta prendendo in giro, non lo vedi?” gli dico, anche questa volta le mie parole sortiscono l’effetto desiderato e il ragazzo torna a sedersi.

“Allora, intanto complimenti per i progetti..mi sembra che di iniziativa tu ne abbia e come, non ti pare? Dimmi comunque come credi io ti possa aiutare”.

“Allora, io non amo chiedere favori ma credo tu abbia, come dire, qualche possibilità maggiore di me di accedere direttamente al grande capo e chiedergli di farmi guarire”.

Ancora una volta Moreno scoppia ridere, rimango di sasso a guardarlo. Sembra non debba più smettere, il viso diviene paonazzo e alcune lacrime cominciano a scendergli. Si asciuga il viso con un fazzoletto e ancora sorridendo mi fissa.

Mi innervosisco e non poco, cosa ci sia di così divertente lo sa solo lui, la prossima volta che Stefan deciderà di picchiarlo, non lo fermerò.

“Mi hai fatto ridere, credo tu te ne sia accorto. Anzi ti chiedo scusa, non volevo mancarti di rispetto.”

“Lascia che ti dica una cosa, Nostro Signore lascia a ciascuno di noi la facoltà di decidere ciò che è bene e ciò che è male. Noi uomini abbiamo la possibilità di sperimentare, di sbagliare sempre cercando di rimanere all’interno di quella strada che Lui ci ha delimitato attraverso il suo Verbo. Nella sua infinita bontà, ci sarà sempre per ciascuno di noi la possibilità di redimerci e ricevere così il perdono. Ma Dio non interferisce direttamente nelle nostre vite, siamo noi i primi artefici del nostro futuro e gli unici responsabili delle nostre azioni. Te lo immagini se Dio dovesse rispondere a tutte le preghiere e richieste dei miliardi di persone che credono in lui?”

“La chiesa, che io in questo momento rappresento, non ha la bacchetta magica per risolvere i problemi: possiamo sicuramente aiutare, attraverso l’ascolto, il consiglio e la preghiera, ma sfortunatamente non riusciremo mai a fare felici tutti…magari fosse così”.

Annuisco senza realmente capire cosa mi stia dicendo, sono arrivato fino a qui per ricevere un aiuto concreto, non una frase da Baci Perugina. Decido di prendere un’altra strada.

“Tu come sei diventato prete, cioè quando lo hai deciso, come è successo”

“E’ stata una cosa assolutamente naturale, Dio mi ha parlato, ho sentito la sua chiamata, è arrivato un momento in cui tutte le mie azioni portavano allo stesso risultato. Non mi è costato fatica capire quello che ero, è bastato aprire il mio cuore e lasciar scorrere l’Amore dentro di me”.

“Potrei aver sentito anch’io la stessa voce di Dio” affermo dopo alcuni attimi di riflessione. Per dare un minimo di credibilità a quanto appena affermato, cerco di replicare ancora una volta una delle mie famose espressioni Dylan di Beverly Hills.

“Cosa senti?, parlamene, credo sia il modo migliore per fare luce su questo aspetto”.

“In realtà mentre tu me ne parlavi ho avuto la netta sensazione di essere destinato ad una luminosa carriera ecclesiastica. Non voglio strafare, ma credo di poter aspirare senza falsa modestia a diventare prete, poi cardinale ed infine Papa nel giro di poco tempo”

Moreno in silenzio non smette di fissarmi, percepisco un po’ di incredulità nel suo sguardo, ma forse è semplicemente gioia per avermi aiutato in questo modo.

“Ho già in mente la prima cosa che farei da Papa: farei cambiare vestito alla guardia svizzera, diciamocelo non si possono vedere! Mi piacerebbe vederli vestiti da ninja. Vorrei inoltre che seguissero i corsi della scuola di Okuto per corrispondenza, Stefan è già al livello…”

“A che livello sei arrivato Stefan?”

“Due” risponde.

“Che è il livello in cui una semplice massaia è in grado di stenderti con un destro, davvero geniale” afferma Moreno.

La battuta di Moreno è divertente ma Stefan non sembra apprezzarla, scatta in piedi come una molla e punta la mano verso il prelato. Il ragazzo ora fissa Moreno negli occhi ed inizia ad emette un suono con la bocca.

“Che stai facendo Stefan?” domando.

“Uaaaunnnnuaaaaaauuuunnnnn….gli faccio esplodere la testa con la forza del pensiero”

“Fai in modo che i pezzetti di cervello non mi macchino” gli dico, e continuo con la mia visione.

“Dicevamo..Papa, ma ti dirò di più” continuo, “perché non puntare più in alto? Perché non beato e poi santo? Potrei essere il primo santo ancora vivente, tanto a nominarmi sarei io in quanto Papa e voglio vedere chi mi rompe le palle”.

“Se la cosa non è possibile, mi faccio votare un lodo ad hoc e risolvo il problema”.

“Credo tu sta un po’ confondendo i ruoli” cerca di intervenire Moreno ma oramai sono irrefrenabile.

“Potrei chiedere anche una sorta di impunità permanente, che ne so per evitare che mi ingabbino se faccio qualche cazzata mentre sono Papa!”

“Stop, fermati”, la mano del padre mi passa davanti agli occhi e mi strappa con forza dallo stato di trance in cui ero caduto.

“Credo tu stia viaggiando troppo con la fantasia, e potrei sbagliarmi ma ho come l’impressione che siamo proprio davanti al tuo classico modo di non prenderti le tue responsabilità”.

“Sembra quasi tu ti voglia porre obiettivi assolutamente irrealizzabili per poi confermare a te tesso di essere una sorta di fallito”.

“Sono passati molti anni dall’ultima volta che ci siamo visti, lascia che ti dica cosa vedo in te e cosa farei se fossi al tuo posto: io non credo tu abbia una malattia e non credo che diventare prete sia davvero quello che ti s’addice, credo invece che vi sia una grande confusione in te. Io ti ricordo come un ragazzo sveglio, deciso, sicuro di sé, adesso ti ritrovo un po’ sulle nuvole, un po’ strampalato e molto insicuro.”

“Cerca di fare luce dentro la tua stanza, non hai bisogno di cercare qualcosa di nuovo al di fuori di essa. Tutti gli elementi per essere felice li hai già, solo che in questo momento non sei in grado di vederli.”

“Il mio consiglio, come uomo di chiesa ma anche amico, è quello di trovare qualcuno con il quale esplorare questo tuo disordine interiore, ti consiglierei un medico, uno psicologo, un terapeuta. Se da solo non riesci ad uscirne, magari l’aiuto di qualcuno sarà fondamentale”.

Molti pensieri affollano ora la mia mente, da un profondo e recondito anfratto della mia mente una voce mi dice che Moreno ha ragione, soprattutto quando afferma che senza un aiuto non potrò uscire da questo stato.

Mi alzo dalla sedia un po’ più confuso e spaventato di prima, cercavo soluzioni ed ho trovato solo ulteriori domande. Faccio cenno a Stefan che è ora di andare, in un attimo è già alla porta.

Moreno mi abbraccia per salutarmi, poi si rivolge a Stefan e sorridendo lo apostrofa con un “ciao scagnozzo”.

Chiunque avrebbe riso ad un saluto del genere ma non Stefan che senza pensarci un secondo si scaglia contro Moreno.

Rimango indeciso se intervenire o meno, alla fine il buon senso vince e lascio che la rissa continui.

“Tu sarai un maestro di Okuto ma io mi sono formato alla scuola di Don Giuseppe” dice Moreno strizzandomi l’occhio.

Non faccio in tempo ad avvisare il mio compare che lo schiaffo di Moreno lo ha già raggiunto all’altezza della guancia destra, lasciandolo seduto a terra.

Gli occhi di Stefan sono nuovamente persi nel vuoto, probabilmente anche di questo incontro gli rimarranno ben pochi ricordi.

Apre la mandibola, questa volta non si percepisce alcun rumore, la sberla di Moreno ha avuto un effetto quasi miracoloso, l’idea mi sembra divertente, sorrido.

Cap 25 – Padre Moreno

“Lo vuoi capire che non corri pericoli?”

“Io un prete non lo voglio conoscere, non mi interessa, li odio”.

Un bambino. Se me lo avessero detto, non ci avrei creduto. Stefan è seduto accanto a me, e da quando siamo partiti non ha mai smesso di lamentarsi. Non lo ho mai visto così.

Quando ero più giovane avevo un gatto di nome Shany, un bellissimo e dolcissimo persiano. Lo avevo scovato una notte camminando per una isolata stradina di Bibione. Da dietro una macchina era spuntato questo batuffolo di pelo, avido di carezze e baci come si conviene ad un cucciolo.

Non avevo fatto in tempo a raccontare l’accaduto a Bianca, che il piccolo mostro era già divenuto parte della famiglia. Lo avevamo chiamato Shany, in onore di una discoteca molto in voga all’epoca, ma ben presto ci eravamo accorti che il gattino non parlava le lingue straniere. Da Shany quindi si era passati al molto più italiano Giovanni..simile per le tonalità, ma molto più comprensibile per idioma.

Giovanni era il gatto più buono del mondo, non c’era possibilità di farlo arrabbiare: non c’ero riuscito io, con i miei attacchi e le mie provocazioni, non c’era riuscito il coniglio, affascinato a tal punto dalla sua folta peluria, da cercare di montarlo in ogni situazione vantaggiosa, non c’era riuscita Nellina, il cane della prateria inopportunamente comprato da “quella” e introdotta in casa al grido di “è un animaletto buonissimo, vi innamorerete di lei”.

Cosa vera e falsa allo stesso tempo. La bestiolina infatti, pur dimostrandosi adorabile, aveva manifestato fin da subito un amore smodato verso tutti gli angoli delle porte, ridotti in pochi mesi a degli inguardabili pezzi di legno rosicato.

Nellina amava Shany, e con le sue unghie affilate cercava anche lei di scalarlo, quasi fosse una montagna, un totem alla bellezza.

Niente da fare, Shany ci guardava, a volte piangeva, ma non reagiva. C’era una cosa però capace di trasformare l’amorevole bestiolina in un feroce assassino, e quella cosa era “fare il bagno”.

Bella scoperta, si dirà, a nessun gatto piace fare il bagno. Vero, ma nessun gatto, alla stregua dei più famosi Gremlins, è mai riuscito a trasformarsi come lo faceva lui.

A farne le spese la prima volta fu Ioli, coraggioso ed impavido eroe che, armato della sola forza fisica, decise di risolvere alla radice il problema dei nodi di pelo del gattino. Afferrato il micio, lo mise di forza dentro una bacinella, per poi ritrovarsi immediatamente tra le braccia un famelico orco.

Ioli aveva perduto, Shany aveva vinto. Ioli uscì dal bagno con le braccia sanguinanti, sfregiato nel corpo e nell’onore da un batuffolo di oramai 5kg, Giovanni uscì poco dopo, offeso per l’affronto subito, ma consapevole di aver messo un punto a suo favore nella sua personale guerra all’acqua.

Vedere Stefan girarsi e rigirarsi sul sedile della macchina, terrorizzato all’idea di incontrare Padre Moreno, un po’ mi spaventa, un po’ mi diverte.

“Spiegami quale dovrebbe essere il problema Stefan perché davvero non lo capisco, Moreno è amico mio, ci vado perché ho bisogno di parlarci, tu se vuoi puoi rimanere in silenzio, anche in macchina magari. Ti ho chiesto di accompagnarmi, ma se davvero la cosa ti sconvolge tanto, giro la macchina immediatamente”.

“Sì, preferisco, portami a casa”.

“No”.

“Ma mi hai appena detto…”

“Mentivo, già mi conosci, siamo troppo vicini alla chiesa”.

“Ma siamo partiti da non meno di dieci minuti!”

“Dici niente? In dieci minuti Leonardo dipinse La Gioconda”

“Realmente?”

“No, mentivo”.

Stefan sbuffa e volge lo sguardo al suo finestrino.

“Perché proprio da un prete dobbiamo andare” domanda dopo circa un minuto di silenzio.

Sono incerto se spiegarglielo o meno; la storia in realtà lui la conosce, ma ho per come l’impressione che non l’abbia realmente capita. Non ho voglia di spiegargli ancora della mia MCI, della confusione che mi provoca, degli ultimi incontri con Voli Eclissi e delle spiegazioni dei miei genitori.

Ho bisogno di una guida in questo momento, di qualcuno che mi aiuti ad uscire dal buco in cui mi sono cacciato. Potrebbe essere un prete, perché no, magari è proprio un aiuto spirituale quello di cui ho bisogno.

“Io e Moreno abbiamo combattuto in Vietnam insieme” esordisco, “tanto, tanto tempo fa.”

“Eravamo parte di un gruppo d’élite chiamati Esperti Bombe E Terribili Incursioni, le cui iniziali formavano la sigla di cui tutti noi andavamo fieri E.B.E.T.I”

“C’ero io, il capo squadra, eletto per la mia intelligenza, versatilità e capacità di allungare i miei arti come se fossero di gomma, c’era Mauro, all’apparenza tranquillo, ma d’improvviso in grado di ardere come un sole, poi Sergio, l’uomo roccia, dotato di una forza immane. Vi era una ragazza di nome Elena, l’unica del gruppo capace di scomparire, sapevamo della sua esistenza anche se nessuno di noi si è mai accorto di lei. A parte alcune volte intorno ad un fuoco, ricordo che nei momenti di silenzio, quando il rumore della foresta crea come un lenzuolo trasparente che si posa sul tuo capo, per isolarti dal mondo, il rumore di una pernacchia ci obbligava a tornare alla realtà. Era il suo segnale, un modo un po’ primitivo forse, ma di sicuro impatto per dire a tutta la squadra “io sono qui con voi, lotto con voi,mangio e digerisco vicino a voi”.

A quel gruppo di temerari si aggiunse in seguito Moreno, che con la sua forza di spirito, e il suo pupazzo a forma di corvo, era sempre in grado di creare scompiglio tra i maledetti vietcong”.

“Fu un’epoca difficile, ma è in quei momenti che realmente l’amicizia si cementa”.

“Finita la guerra ciascuno ha preso la sua strada: Mauro è un temuto critico culinario, Sergio un abile e coraggioso mercante di vetri, Elena..non si è vista, io come sai sono un sacerdote del Dio Anubi e commercio in bacche allucinogene, e Moreno è diventato prete”.

La capacità di Stefan di credere alle mie fandonie è incredibile, quando incrocio il suo sguardo è sul punto di cadere in una sorta di trance mistica.

“Hai combattuto in Vietnam, che cosa incredibile, dovrai parlarmene di più”.

“Andiamo da questo Moreno” continua “Voglio che mi racconti anche lui degli E.B.E.T.I”

Parcheggio nel posto riservato ai portatori di handicap anche se tutti gli altri spazi bianchi sono liberi, conto di mostrare Stefan come prova ad un eventuale solerte ufficiale del traffico.

Mi fermo a guardare per un momento l’imponente chiesa dove Padre Moreno officia messa, la mia memoria deve fare un salto indietro di circa 30 anni per ricordarmi bene di lui.

Moreno De Grandis, in arte Padre Moreno, mio compagno di scuola per i cinque anni delle elementari, poi le nostre strade si sono divise. Lui ha conosciuto Padre Giuseppe, più famoso per gli schiaffoni che amabilmente elargiva a chi disturbava, che per le sue prediche, io..ho semplicemente vivacchiato, galleggiando nel limbo della sicurezza economica e della accondiscendenza familiare.

Ho bisogno di parlare con lui, al telefono si è detto felice di vedermi e speranzoso di potermi aiutare, vorrei da lui capire come ciascuno di noi può trovare la propria strada, come lui si è scoperto fedele servitore di un Dio di cui non conosce né volto né fattezze, ma sulla cui esistenza solamente scommette.

Vorrei sapere da Moreno se conosce la MCI, se una sua benedizione o raccomandazione ai piani alti possono essermi d’aiuto per superare la mia crisi.

Stefan scende dall’auto e comincia a stiracchiarsi, lo vedo mentre si sistema la camicia e si controlla l’alito soffiando sulla conca formata dalla sua mano.

“Sarà il caso che tu prenda qualche medicina prima di entrare” gli dico “ti sei ricordato di portarle?”.

“Di che parli?”

“Non vorrai diventare prete anche tu, vero?”

Ancora una volta mi accorgo che le mie parole sono arrivate come un macigno e hanno aperto nuove vie alla fragile consapevolezza del mio compare.

“Stefan non dirmi che non hai preso le medicine…Moreno diventò prete dopo la guerra, come ti ho detto. Quello che forse non ti ho specificato è che dopo di lui altri 4 ragazzi improvvisamente “videro la luce”. E’ probabile che gli altri 3 furono in un qualche modo influenzati da Moreno…anche se, voglio essere sincero, è più plausibile che Moreno sia un portatore sano di pretite”.

In un lampo Stefan si porta le dita alla bocca e comincia a mordersi nervosamente le unghie, il suo respiro si fa via via più veloce e la postura incerta. Spostando il peso del corpo da una parte all’altra sembra la brutta copia di una barca in balia di una tempesta.

“La pretite…ecco, la pretite io non la voglio prendere”.

“Ti capisco amico mio” gli rispondo, per questo ho pensato a te e prima di partire ho cercato online qualche rapido accorgimento per non rimanerne infettati.

“Allora l’idea è questa: entriamo in chiesa e tu ti avvicini a una di quelle signore mummie che pregano sempre, vedrai che non sarà difficile riconoscerla, te la indicherò io”.

“Queste signore sono notoriamente delle spie silenti dello stato, tu conosci vero la storia delle spie silenti?”

“Come i kamikaze” risponde allarmato.

“In un certo senso, solo che nel nostro caso sono buone. Lo stato italiano non può permettersi di perdere tanti giovani come Moreno, ragazzi forti, di bell’aspetto che improvvisamente si fanno preti. Esiste una quota considerata accettabile, ma appena il numero supera la soglia, ecco che le spie silenti entrano in azione. Agili come gazzelle e intuitive come un Gasparri diffondono un vaccino tramite iniezione alle possibili vittime, che possono così scappare e continuare la loro vita da laici”.

“Tutto chiaro?”

“Incredibile, e questo in Italia?”

“Stefan..ovvio, in Italia per via del Vaticano, delle crociate, dello IOR, e dell’11/9”

“Mio Dio…tutto è collegato”

“Sono lieto tu abbia colto la gravità della cosa”.

“La cosa da fare adesso è molto semplice, entriamo, tu ti avvicini ad una di queste signore e le chiedi di farti la puntura anti pretite nel culo; ti avverto però, sono spie silenti, all’inizio negheranno perché se i preti si accorgono di loro, puoi immaginare cosa succede…”

Stefan ci riflette per alcuni secondi, smette di muoversi e di respirare quando finalmente scopre la verità: “Suore! Le trasformano in suore!”

“Vedo che hai capito” gli rispondo compiaciuto.

“Preparati a superare una certa resistenza ragazzo, ma vedrai che entrambi alla fine ne usciremo ancora da laici”.

Appena dentro individuo immediatamente la signora che farà al caso mio, sui settanta anni, forse meno, nerboruta e in buona forma. Siede in seconda fila in silenzio, assorta nella sua meditazione non ci sente arrivare.

Stefan si avvicina a lei in silenzio e le siede accanto, appena lei lo guarda lui le fa cenno di avvicinarsi e le sussurra qualcosa all’orecchio.

La signora scatta all’indietro non appena il ragazzo finisce di parlare e dopo un secondo di smarrimento gli pianta uno schiaffo in pieno volto.

Il grido del ragazzo riecheggia in tutta la chiesa, io mi soffoco con la mano il desiderio di ridere fino alla morte.

Poi succede l’inaspettato, il destro di Stefan colpisce alla mascella la donna che perde per un attimo i sensi e si accascia sulla panca.

Un’altra anziana che ha assistito alla scena grida e fugge verso la porta principale.

“Cerca la siringa” intimo a Stefan “sicuro che la tiene nascosta da qualche parte!”

“Stefan si getta sopra la poveretta e maldestramente comincia a perquisirla”

“Non la trovo” grida.

“Cercala meglio, sicuro che la ha con sé”.

“La donna riprende conoscenza e trovandosi un uomo sopra di sé intento a perquisirla non trova di niente di meglio da far che mollargli un altro sonoro ceffone, afferrarlo per il collo, e cominciare a gridare come una disperata”.

La lotta tra i due è epica, il volto di Stefan oramai paonazzo mi indica che il ragazzo è sul punto di soccombere. Le grida della donna si fanno sempre più insopportabili, medito per un attimo di zittirla con un cazzotto.

Più passano i secondi più l’esito della disputa appare evidente, se non mi affretto a dividere i due, dovrò trovarmi un nuovo scudiero. Troppo forte la signora, esageratamente possenti le sue braccia per temere il peso e la forza di Stefan.

“Cosa sta succedendo qui? Signora si fermi o lo ucciderà!”

La voce di Moreno blocca come per magia il tempo, la signora smette di gridare, mantenendo solo le mani strette come un maglio al collo di Stefan, a sua volta il mio scudiero ha smesso di cercare la siringa all’interno del reggiseno della donna.

L’unico che non riesce a trattenersi sono io, e la mia risata è così fragorosa che tutti gli attori di questa buffa commedia si volgono a guardarmi.

“E figuriamoci se non c’eri di mezzo tu” esclama Moreno avvicinandosi alla donna. Con delicatezza stacca le mani della signora dal collo di Stefan, la pelle del ragazzo è tutta arrossata, domani avrà dei lividi molto evidenti.

Allo stesso modo anche le mani del ragazzo vengono allontanate dal seno della donna, Moreno è in piedi tra i due contendenti, il suo corpo li separa dalla lotta.

“Signora Marin, la prego di perdonare questo ragazzo, sono certo che non vi era malizia in quanto ha fatto, e tu giovane amico, sono certo che i tuoi gesti siano stati manovrati ed indirizzati da un cattivo consigliere. Quanto a te, mio caro, noto che gli anni non ti hanno portato saggezza” conclude rivolgendosi a me.

“Andiamo a parlare in canonica, qui di danni ne avete fatti fin troppi”. Moreno fa un passo verso di me, dimenticandosi per un secondo di Stefan.

Il ragazzo approfitta della disattenzione del prete e con la mano sinistra palpa la parte che ancora gli mancava del sedere della signora. Moreno non riesce ad elaborare rapidamente l’informazione e prima di poter reagire, il pugno della donna ha già raggiunto Stefan alla mascella.

Stefan crolla al suolo come un sacco di patate, la donna, incerta se infierire o meno sul malcapitato, sorride sommessamente al Padre e dopo aver recuperato la sua borsa ed essersi fatta il segno della croce, si incammina verso la porta.

“Davvero un bel KO” esclamo io.

“La signora Marin è forse la più temuta tra le nostre catechiste”

“Non stento a crederlo, dici che sia morto?”

“Si riprenderà tra un po’” risponde Moreno “dimmi perché sei venuto”.