Cap 30 – Primi passi a ritroso nel tempo

“E se ammettessi di sentirmi un po’ turbato? Andrei all’inferno? Forse sì, l’inferno delle femminucce, in compagnia di tutti i finti uomini che hanno pianto guardando il Titanic, o magari ai piedi di una donna che già gli aveva rottamati”.

“Mi trovo davanti ad una persona, e mi sento a disagio. Credo si tratti di una questione di potere, in questa situazione c’è chi lo possiede, e chi invece rimane in ginocchio, e chiede aiuto. Tutto avrei pensato, tranne di trovarmi così, nudo, davanti al Fabiani“.

“In fin dei conti questo è il signore che alle tre del mattino mi ha parlato del suo prossimo calendario di Max!”

“Posso riporre le mie speranze, la mia fiducia, in una persona tanto disordinata e…strana? E’ davvero plausibile che lui possa aiutarmi? Ma soprattutto, il dubbio che adesso mi assilla è…il suo calendario, venderà di più o di meno rispetto a quello di Garko, o Gassman?”

“E se dovesse realmente avere successo, in che modo potrei approfittare della situazione? Sarei visto come il semplice miracolato, o anch’io potrei giovarmi di una fetta di questa gloria? In fin dei conti l’ammalato sono io, a me spetta portare ogni giorno sul groppone il peso di questa drammatica e devastante malattia”.

“Eh no, mio caro dottore, non ci siamo! Io dovrò figurare accanto a te quando un bel giorno, in uno di quei vippissimi bar di Milano, mostrerai all’Italia la gigantografia della copertina del tuo calendario“.

“Poi magari, gironzolando per i tavoli, raccogliendo le impressioni e gli sguardi ammirati delle signore presenti, potrei incrociare la Canalis“.

“Non c’è dubbio, la Canalis sarà presente all’evento, non potrà mancare in quanto ex ragazza Max. Il nostro incontro sarà casuale, potrei dirle che mi ricorda qualcuno, e dopo alcuni secondi di suspance le direi: “Ma certo, che scemo, sei Marisa Laurito”.

“La farei ridere per almeno 10 minuti, raccontandole della MCI, di come sono guarito, di come la mia vita sia cambiata. Le farei capire senza dirglielo che in fin dei conti, per una ragazza bella, di successo come lei, rimanere aggrappata a quel vecchietto del suo fidanzato è una cosa scema. Sono certo che dopo meno di 1 ora la avrei già sedotta”.

“Prima di andarmene però, fissandola negli occhi, le direi la verità. Le racconterei che ho voluto conquistarla solo per dimostrare a me stesso che adesso io posso ottenere qualsiasi cosa, ma che in definitiva non è lei che desidero”.

“Il mio cuore ha realmente battuto una sola volta per una donna, e non c’è corpo perfetto o viso d’angelo che possano farmi dimenticare tutto questo. Le direi che potrei vivere in un prato fiorito, ma il profumo dei boccioli che si aprono alla luce del sole, non potrebbe inebriarmi come l’odore della pelle di Asia, e che potrei possedere tutti i dipinti di Bacon, ma la loro intensità, la loro bellezza, non potrebbero mai provocare in me i brividi provati innanzi a quel perfetto e meschino gioco del destino che ho fatto fuggire, per paura di amare.

“Mia dolce Elisabetta”, concluderei, “accontentati di quello che il fato ti ha concesso. Non ti offendere, ma il mio cuore appartiene ad un’altra, e ti posso giurare che preferirei passare un solo minuto ancora con Asia, che un’intera vita con te”.

“Prima di tutto vorrei sapere da te una cosa”. La voce del Fabiani entra prepotentemente nel mio sogno ad occhi aperti e mi riporta con impeto alla realtà.

“Prego”, rispondo, “faccia come se ci trovassimo nel suo studio”.

“Vorrei sapere in questo momento come mi vedi, cioè che impressione hai di me, alla luce di quanto è appena avvenuto”.

La domanda mi prende un po’ in contropiede, mi aspettavo un altro genere di richiesta.

Avevo già pronta una nutrita schiera di risposte evasive per evitare di passargli le mie foto di nudo, o per evitare il bacio in bocca della buonanotte.

Per la foto gli avrei semplicemente detto che essendo stato da poco ingaggiato da Lele Mora, e avendo firmato un contratto di esclusività, solo a lui, avrei potuto fornire tale materiale scabroso.

Per il bacio ero ancora indeciso tra: “non bacio mai al primo appuntamento” e “esco da una storia di 7 anni con un tipo” con leggera propensione per la seconda, perché poter citare Elio è sempre un motivo di orgoglio.

Possibile che io non gli sappia rispondere? Smetto di fissare per un momento il dottore e lascio che la mia memoria mi riporti ad una mattina di circa 28 anni fa. Ho 8 o 9 anni, sono ancora biondo e il mio naso non è ancora cresciuto come quello di un elefante.

La Megera mi chiama alla lavagna per interrogarmi in geometria Conosco le regole, e tutto quello che c’è da sapere, ci sarà un motivo se sono probabilmente, il più bravo della classe.

L’interrogazione non mi spaventa, prendo il gesso e mi sistemo vicino alla lavagna in attesa.

La Maledetta mi dice: “Traccia una linea che misuri due decimetri”. Per la prima volta in vita mia scopro che cosa vuol dire provare panico. “Io posso tracciare una linea signora Megera, posso eseguire tutti i calcoli del mondo con le sue maledette 20 unità, ma non mi domandi qualcosa che non si può studiare”.

“Come posso sapere quando fermare la mia mano? E se invece di 20 cm le disegnassi 19? Tracciare una linea di 20 cm è possibile solo sfruttando i quadretti del mio quaderno, ma è impossibile in una lavagna nera. Perché Donna figlia dell’Inferno mi stai domandando questo? Lo sai che io…io provo panico?

Comincio a sudare, la testa inizia a pulsare, la Megera capisce di avermi incastrato e non molla l’osso. Mi umilia davanti a tutti, mi irride, sprofondo in un abisso di vergogna dal quale non potrò più riemergere

Disegno una linea, guardo la Donna Maledetta che impassibile scruta il mio lavoro. “Quella secondo te misura 2 decimetri? Sei sicuro? Lo sei veramente?”. La palla passa alla classe, la domanda è la stessa: “Ragazzi, vedete quel bambino nudo davanti a voi, quello che si credeva bravo, proprio quel biondino che in un po’ di anni cercherà di spaccarsi il naso contro una porta, per convincere sua madre a pagargli una plastica. Dietro quel bambino che trema a causa della sua insicurezza c’è una maledetta riga tracciata con un gesso bianco. Lui dice che misura 2 decimetri…gli crediamo?”

“Perché mi è venuto in mente tutto questo? Forse perché anche in questo momento non ho la minima idea di cosa rispondere.

Mi guardo un po’ intorno per prendere tempo, il mio sguardo si sofferma ancora una volta nel libro poggiato sulla scrivania. Bofonchio qualcosa, giusto per non sembrare muto mentre il Fabiani mi fissa in silenzio. L’immagine del dottore in giacca e cravatta, silenzioso davanti a me, a dire il vero qualcosa mi ispira, decido di seguire questa strada.

“La ho trovata elegante, oggi indossa la giacca e la cravatta. In un primo momento ho anche pensato ci volesse provare con me, ma la avverto, voglio arrivare vergine al matrimonio, e magari fare anche il Papa, quindi come già le ho detto, niente sesso”.

Nessuna risata, nessun cenno di comprensione, il dottore non muta la sua espressione e rimane in silenzio.

Ok..diciamo che in un certo senso mi è sembrato molto deciso, ha cacciato delle persone in modo risoluto per rispettare il nostro appuntamento, mi è sembrato…giusto da parte sua, un bel gesto“.

Come se improvvisamente gli avessero attaccato la spina, il Fabiani ricomincia a muoversi: “Perfetto, adesso lascia che ti spieghi una cosa: come ben puoi vedere io ho questo libro sulla mia scrivania. Parla in maniera dettagliata della MCI e ne evidenzia le possibili cure. Prima però di cominciare questo cammino insieme, vorrei che tu mi raccontassi un po’ la tua storia, e perché sei qui da me a cercare un aiuto. In definitiva, devo essere certo che tu davvero abbia la MCI”.

Per alcuni secondi cerco di riorganizzare le idee su di me, chi sono, cosa faccio, perché sono davanti ad un medico. Se fossi davanti ad una donna sarebbe più semplice, perché fin dal principio mi sarebbe chiaro l’obiettivo da raggiungere.
Con un medico è differente, che cosa può e cosa non deve entrare? Saranno cose significative per lui o quello che gli racconto non ha alcuna rilevanza medica?

Potrei dirgli che adoro il mare, i gatti, tifo Milan e mi piacciono le ragazze more, ma non necessariamente questo ha avuto rilevanza nella eziogenesi della mia patologia.

Il mio racconto è come un motore diesel…l’inizio è titubante.

“Vediamo: ho 36 anni, una laurea, un lavoro presso la fabbrica di mio padre. Con la mia famiglia ho un buon rapporto, tranne con “Quella” che i miei genitori spacciano come mia sorella, ma che in realtà è adottata”.

Noto subito che il Fabiani ha cominciato a prendere appunti, la cosa mi allarma.

“Che scrive?”

“Per avere chiara la tua situazione ho bisogno di appuntare alcune cose”.

“Ok senta, Quella non è adottata, cioè io credo lo sia, ma ad oggi non ho ancora trovato dei documenti che lo dimostrino. Per ora scriva che ho una sorella”.

Diligentemente Fabiani annota la correzione e ricomincia a fissarmi.

“Sono qui da lei perché…c’è qualcosa in me che non funziona. E’ da tempo che ho capito di essere affetto da MCI, solo che fino a poco tempo fa questa situazione non mi aveva pregiudicato più di tanto. In fin dei conti ho la mia casa, ho un lavoro che mi annoia, in ufficio ci vado quando ne ho voglia, tanto mio padre può fare a meno di me“.

“E’ con le donne che la cosa ha cominciato a preoccuparmi, cioè io non ho mai avuto problemi a conquistarne ma ho notato che…esiste come una sorta di loop, un gioco perverso in cui regolarmente cado, per cui finisco per conquistare la ragazza, ma poi vengo regolarmente mollato”.

“Sono stato mollato da Elena, da Anna, e pian piano tutto questo mi ha come tolto la terra sotto i piedi. Ultimamente poi, davanti ad una donna che credo potesse rappresentare la mia perfetta metà..sono fuggito, meglio ho cacciato via lei. Non ho avuto il coraggio di affrontare il rischio, di giocare la partita, ho perso per paura di perdere. Questa è stata la goccia che ha fatto traboccare il vaso“.

“Prima di lei ho cercato conforto e aiuto altrove, ma è come se il mio carattere e il mio problema fossero troppo nuovi e potenti per i miei interlocutori. Alla fine non si è risolto nulla, ed io mi ritrovo insoddisfatto, incapace di muovermi, di reagire…insomma, con un chiarissimo caso di MCI”.

Il Fabiani finisce di appuntare alcune cose, poi torna a guardarmi con severità: “Mi corregga se sbaglio quindi, lei è un giovane uomo di 36 anni, con una vita sostanzialmente tranquilla, nel senso che non è disoccupato, ha comunque una certa stabilità alle spalle, ha un buon livello socio-culturale. Per quello che mi dice, esiste in lei una sorta di coazione a ripetere a causa della quale non solo sta perdendo molte occasioni importanti, ma gradatamente sta come velando quanto di buono comunque già possiede”.

Rifletto un attimo sulle parole del Fabiani, credo abbia ragione, annuisco.

“Inoltre mi racconta che il suo carattere forte ha impedito ad altri di aiutarla giusto?”

“Direi di sì”.

“Lo stesso carattere che poco prima mi ha descritto come debole, in quanto affetto da MCI. Come giustifica la coesistenza di questi strani opposti? Lei ha un carattere debole, affetto da MCI, o un carattere forte, che impedisce agli altri di aiutarla?”

E siamo a due, seconda domanda cui non riesco a dare una risposta. La riflessione del dottore è pertinente, apre un piccolo squarcio nel mio buio, che altrettanto rapidamente si chiude.

Con poca convinzione rispondo la prima cosa che mi passa per la testa, e che sembra dotata di un minimo di logica: “Probabilmente la MCI colpisce solo alcuni aspetti..mentre altri li lascia intatti”.

Fabiani annota la mia risposta e ricomincia a fissarmi. “Continuando con il nostro ragionamento, lei ammette di avere un carattere forte, giusto? E che questa sua forza ha in qualche modo bloccato le persone che volevano aiutarla”.

“In un certo senso sì, insomma erano inadeguati” rispondo.

“Per sconfiggere un carattere forte, ne servirà uno ancora più forte, conviene con me?”

“Il Fabiani ha smesso di darmi del tu, ora mi da del lei, la cosa mi piace” rifletto:

“Direi di sì” rispondo.

“Come le è sembrato il mio comportamento di poco fa? E’ il comportamento di una mammoletta, o le sono sembrato una persona con le palle?”

Il link tra quanto avvenuto nella sala d’aspetto e quanto descritto dal Fabiani diventa in un attimo evidente, le parole del dottore mi illuminano una strada che avevo davanti e non riuscivo a vedere.

“Effettivamente, ha dimostrato molto carattere..insomma di avere le palle dottore”.

“Facciamo un passo ulteriore” mi dice, “a suo modo di vedere, quali sono le figure che fanno parte della cerchia ristretta di una persona, e che dovrebbero manifestare questo tipo di tratto caratteriale?”

“Beh…prima di tutto un padre direi, insomma è lui l’uomo di casa e..” Le parole si strozzano in gola, sento montare per un attimo un’onda di angoscia che fortunatamente dopo un attimo scompare.

Fabiani ancora impassibile annota la mia risposta nel suo quaderno.

Sembra non mi voglia dare tempo di pensare, prende nuovamente la parola.

“Mi ha citato la figura del padre, ma prima, mi parli un po’ di sua madre”.

La domanda questa volta ha il pregio di tranquillizzarmi, parlare di Bianca mi piace.

“Mia madre si chiama Bianca, non so esattamente quanti anni abbia ma da fonti ben informate gliene darei sicuramente più di 25. E’ una donna fantastica, gran carattere, combattiva. E’ il perno della famiglia, ha sempre una parola dolce per tutti e difficilmente si arrabbia. Davvero…una donna meravigliosa. Il rapporto con lei è da sempre davvero buono”.

“Ottimo”, risponde il Fabiani, continuando a scrivere, “Mi descriva il suo primo ricordo di un momento felice che abbia protagonista sua madre”.

Sorridendo comincio ad andare a ritroso nel tempo, ben presto però il sorriso si spegne.

Davanti a me ho un muro, e questa parete mi divide dai ricordi più belli. Non riesco, non posso, mi rendo conto di non possedere ricordi felici legati a Bianca.

L’angoscia mi assale nuovamente, e questa volta è un fiume in piena, mi sento affogare e dal Fabiani non ricevo alcun salvagente.

“Mi ha appena detto che con sua madre il rapporto era splendido, possibile che non riesca a ricordare nemmeno un episodio insieme a lei in cui era felice?”

Le parole del Fabiani sono come pietre legate alle mie caviglie, mi portano ancora più a fondo, togliendomi il respiro.

Il dottore ha raggiunto il suo obiettivo, mi ha messo davanti a qualcosa che non conoscevo,ma che sicuramente ha qualche attinenza con quanto sta succedendo.

“Per oggi basta così” mi dice, “ho in mano tutti gli elementi che mi servivano”.

“Prima di parlare delle cose più tecniche, mi dica solo una cosa: “Come mi vede ora?”.

Questa volta non faccio fatica a trovare le parole, sono ancora troppo turbato da quanto successo per non sapere come rispondergli: “Professionale, deciso e capace”.

“Bene, rimaniamo fermi qui e ne riparliamo la prossima settimana. Credo tu sia affetto da MCI, e direi che da quanto è emerso, io posso davvero aiutarti. E’ fondamentale però che tu capisca che questo non è uno scherzo, che per sconfiggere questa tua malattia c’è bisogno del tuo impegno e della tua dedizione”.

Annuisco.

“Dovremo vederci una volta a settimana, direi tutti i lunedì dalle 18 alle 18.45, non un minuto più non uno meno. Non potrò vedere altri pazienti, quindi sarà il caso di fissare un tariffario, ti offro 2 possibilità: pagarmi in euro, in questo caso sono 65 euro ad incontro, o in “minuti-vita”, e in questo caso ti impegni ad uscire con me 1 ora a settimana. Possiamo andare al cinema, a bere qualcosa o a fighe, che preferisci?

“Scelgo i soldi, pagherò i 65 € settimanali…ma con lei non esco, ci vediamo lunedì prossimo”.

Mi alzo di scatto, sono ancora molto agitato.

Il dottore mi accompagna alla porta, mi tende la mano, mi saluta con una stretta decisa.

A lunedì allora.

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10 risposte a “Cap 30 – Primi passi a ritroso nel tempo

  1. Complimenti, era un bel po’ che non venivo a trovare il tuo figliolo (tanto che non ricordo nemmeno come mi firmai :P) e devo dire che va davvero alla grande.

    Questo “colpo di scena” poi… complimenti. 🙂

    • Che piacere vederti! (yuusakugodai) Il bambino cresce anche se non con lo stesso ritmo di prima, un po’ perché vi sono aspetti più profondi da trattare, un po’ per un altro evidente caso di MCI. Spero solo che il Fabiani una volta terminata la cura con il protagonista, possa prendere in cura pure me!

  2. Mi fa tenerezza il protagonista coi suoi ricordi scolastici, a volte questi episodi davvero segnano in qualche modo l’esistenza di una persona.Dobbiamo aspettarci ancora altre rivelazioni sulla sua infanzia vero ?

    • Dici bene, spesso piccoli fatti assumono per una persona una rilevanza notevole che nel tempo diviene parte integrante del tuo modo di vivere e rapportarti con il mondo. Sicuramente ci saranno alcune cose del suo passato che torneranno e dovranno essere ben capite…una piccola anticipazione, Anna ed Elena…sono nodi ancora non affrontati.
      A presto

  3. Pingback: Cap 31 – Ada | Blog di un libro

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  6. mi piace!
    soprattutto i flashback!
    e finalmente scaviamo nell’inconscio.
    🙂

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